Il tumore della cervice uterina, o tumore della cervice, è un tumore maligno che colpisce la parte inferiore dell’utero che si collega alla vagina, chiamata cervice uterina. Il carcinoma della cervice è, dopo il tumore della mammella, il secondo tumore per frequenza tra le donne, in particolare nella fascia di età giovanile. Esistono diversi tipi di tumore della cervice: in oltre due terzi dei casi si tratta di tumore squamoso, mentre in circa il 10-15% si tratta di adenocarcinoma.
Fattori di rischio e prevenzione
L’infezione da Papillomavirus umano (HPV) è una condizione necessaria per lo sviluppo del tumore ed è responsabile di circa il 97% di tutti i casi. La prevalenza di tale agente virale è notevole, interessando circa il 70 per cento delle donne sessualmente attive
Il tumore della cervice si sviluppa a causa dell’interazione dell’HPV con altri fattori di rischio che favoriscono la persistenza dell’infezione e la progressione verso il tumore. Questi fattori di rischio sono:
fumo di sigaretta
immunodepressione
concomitanti infezioni sessuali
multiparità
uso prolungato di contraccettivi orali
scarsa prevenzione.
È spesso caratterizzato da una progressione lenta, che si sviluppa nel corso di numerosi anni. Prima della conclamata insorgenza di cellule neoplastiche a livello cervicale, i tessuti subiscono alterazioni a livello cellulare, definite displasia o lesioni precancerose.
La zona di trasformazione è il punto di giunzione dove l’epitelio colonnare della porzione interna della cervice, prossima all’utero (endocervice), si congiunge con l’epitelio pavimentoso stratificato della porzione esterna, adiacente alla vagina (ectocervice) ed è qui che si localizzano le lesioni pre neoplastiche e neoplastiche.
Programma di screening
Il tumore della cervice è l’unico dei tumori ginecologici per cui è disponibile uno screening gratuito con Pap-test o HPV-DNA test per la diagnosi precoce.
Motivazione: in questa fascia d’età, le infezioni da HPV sono molto comuni ma nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente. Il Pap test è più efficace nel rilevare le alterazioni cellulari che potrebbero progredire in tumore.
Donne tra i 30 e i 64 anni:
Test Primario: Test HPV DNA (ricerca del Papillomavirus Umano)
Frequenza: ogni 5 anni.
Motivazione: dopo i 30 anni, le infezioni da HPV tendono a essere meno frequenti, ma se persistono, aumentano significativamente il rischio di sviluppare lesioni precancerose. L’HPV test, se negativo, offre una protezione più duratura.
Sintomi e Segni
Il tumore della cervice in fase iniziale, in genere, non presenta sintomi, mentre nella fase più avanzata possono presentarsi:
perdite maleodoranti
perdite ematiche dopo i rapporti sessuali, tra i cicli mestruali o dopo la menopausa
dolore durante i rapporti sessuali
dolore al basso ventre.
Se si presentano uno o più di questi sintomi, è importante consultare un medico.
Diagnosi e Stadiazione
Dal momento che nelle fasi iniziali il tumore della cervice uterina è spesso asintomatico, è importante la visita ginecologica annuale e sottoporsi agli esami di screening, al fine di intercettare e diagnosticare precocemente questa malattia. Gli esami che permettono di diagnosticare lesioni pretumorali sono il PAP-test e HPV DNA Test.
Questi esami permettono di rilevare l’HPV prima che si verifichino alterazioni cellulari o lesioni della cervice uterina, e pertanto ridurre il rischio di sviluppare un tumore invasivo, a causa di una diagnosi tardiva.
In caso di neoplasia clinicamente evidente in fase iniziale, durante la visita ginecologica, esame pelvico ed ecografia transvaginale, il medico effettua la valutazione delle dimensioni del tumore a livello del collo dell’utero, dei legamenti dell’utero, cioè i legamenti che ancorano l’utero alla parete ossea della pelvi, della vescica anteriormente o del retto posteriormente, e verifica se il tumore ha invaso la vagina.
Inoltre, possono essere indicati altri esami quali:
colposcopia con biopsia, per l’analisi istologica del tumore
risonanza magnetica della pelvi, per valutare l’estensione locale della malattia, eventuale estensione alle strutture vicine, coinvolgimento dei linfonodi
TC del torace, per escludere la diffusione del tumore a organi distanti dalla cervice, come per esempio, i polmoni;
PET o Tomografia assiale ad emissione di positroni (PET) per identificare le cellule tumorali attive, e in caso di dubbio di localizzazioni a distanza del tumore.
Sulla base dei risultati degli esami e l’integrazione delle informazioni successive, è possibile definire la stadiazione del tumore della cervice che, secondo la Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia (FIGO), si suddivide come segue:
Stadio 0 o tumori in situ: le cellule tumorali si trovano nello strato più superficiale della cervice. I trattamenti sono necessari per ridurre il rischio che le cellule tumorali invadano il tessuto sottostante e il tumore diventi invasivo.
Stadio I: identifica i tumori limitati al collo dell’utero, e comprende sia i tumori microscopici (IA) sia quelli più grandi, visibili anche a occhio nudo (IB).
Stadio II: è lo stadio del tumore che inizia a invadere i tessuti più vicini, ad esempio la parte superiore della vagina (IIA) o il tratto iniziale dei parametri (IIB).
Stadio III: il tumore può coinvolgere maggiormente la vagina (IIIA) o l’intero tratto dei parametri, l’uretere, con compromissione della funzione del rene (IIIB).
Stadio IV: identifica la situazione in cui il tumore è molto esteso anche alla parete della vescica o del retto (IVA), o sono presenti metastasi in organi distanti (IVB).
Trattamento del tumore della cervice uterina
Chirurgia
La chirurgia rappresenta la colonna portante del trattamento dei tumori del collo dell’utero (cervice) diagnosticati in fase iniziale. L’approccio chirurgico è guidato da due obiettivi fondamentali:
la radicalità oncologica (eliminare completamente la malattia)
la personalizzazione delle cure, con un’attenzione particolare alla qualità della vita e, dove possibile, alla preservazione della fertilità.
Oltre all’asportazione del viscere uterino, il trattamento chirurgico prevede uno staging linfonodale che comprende l’asportazione dei linfonodi sentinella e, in casi selezionati, anche degli altri linfonodi pelvici (linfoadenectomia pelvica sistematica).
La chirurgia “aperta” (laparotomica) prevede un’incisione sull’addome e rappresenta ancora oggi lo standard di riferimento per l’isterectomia radicale nel tumore della cervice, come indicato dalle più recenti linee guida internazionali.
All’interno dell’Unità Operativa di Ginecologia Oncologica Chirurgica di Humanitas San Pio X, gli specialisti dell’équipe effettuano interventi chirurgici che spaziano dalla chirurgia radicale ad interventi conservativi con preservazione del viscere uterino. Infatti, per le donne giovani che desiderano una gravidanza futura, e hanno una diagnosi di tumore in stadio iniziale e con caratteristiche biologiche favorevoli, è possibile intraprendere un percorso fertility-sparing.
I trattamenti conservativi includono la conizzazione (secondo tecnica LEEP o laser) e la trachelectomia.
Questo percorso richiede una selezione rigorosa della paziente e un monitoraggio stretto, ma il tasso di successo è elevato.
Ogni caso clinico viene discusso dall’equipe multidisciplinare che include ginecologi oncologi, radiologi, patologi e radioterapisti. Questo garantisce che la scelta del tipo di intervento (conservativo o radicale) sia sempre quella più efficace per la sicurezza della paziente.
Radioterapia
La radioterapia utilizza fasci di radiazioni ad alta energia, chiamati fotoni, per eliminare le cellule tumorali. Oltre la metà delle persone con una diagnosi di tumore riceverà la radioterapia nel corso del proprio percorso di cura. Può essere utilizzata da sola oppure in associazione ad altri trattamenti.
L’Unità Operativa di Radioterapia e Radiochirurgia di Humanitas San Pio X utilizza le più avanzate tecnologie attualmente disponibili per trattamenti sempre all’avanguardia quali la radioterapia stereotassica corporea (Stereotactic body radiation therapy o SBRT), la radiochirurgia cerebrale e la protonterapia.
Come funziona
Lo scopo principale della radioterapia è eliminare le cellule tumorali utilizzando radiazioni ad alta energia, come raggi X. Le radiazioni danneggiano il DNA delle cellule tumorali, impedendo loro di crescere e dividersi e portandole a morte cellulare. Al contrario, le cellule sane circostanti sono in grado di riprendersi dai danni causati dalla radioterapia, il che rende il trattamento sicuro ed efficace. L’utilizzo di tecnologie avanzate come quelle presenti nel Centro di Ginecologia Oncologica permettono di ottenere un’alta efficacia terapeutica riducendo al minimo gli effetti collaterali.
Ogni singola seduta di radioterapia si chiama frazione: nella maggior parte dei casi il trattamento è suddiviso in più frazioni per permettere alle cellule sane di riprendersi. Un programma tipico prevede cinque sedute alla settimana per un periodo che può variare da una a sei settimane. Dopo la radioterapia non si è mai radioattivi, e il paziente può continuare la sua normale vita familiare e lavorativa a contatto con i propri cari.
Chi può ricevere la radioterapia?
La radioterapia può essere indicata in diverse situazioni, tra cui:
un tumore localizzato, cioè limitato a una sola area del corpo, che può essere trattato in modo mirato con le radiazioni
prima di un intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore e facilitare l’operazione
dopo un intervento chirurgico, per eliminare eventuali cellule tumorali rimaste
in associazione alla chemioterapia (chemioradioterapia), per potenziare l’efficacia del trattamento radioterapico
in caso di malattia avanzata o diffusa, quando la radioterapia può essere utilizzata per distruggere residui di malattia dopo altri trattamenti (come chemioterapia, terapie target o immunoterapia) oppure per alleviare i sintomi e migliorare la qualità di vita (radioterapia palliativa).
L’equipe multidisciplinare valuta collegialmente se la radioterapia è il trattamento più adatto, tenendo conto del tipo e dello stadio del tumore, delle condizioni di salute generali e delle terapie già effettuate.
Quali sono i tipi di radioterapia?
Esistono diverse modalità di trattamento, scelte in base alle caratteristiche della malattia e alle esigenze del paziente: radioterapia a fasci esterni con fotoni o protoni e brachiterapia. In alcuni casi, queste due tecniche possono essere utilizzate insieme per ottenere i migliori risultati.
Radioterapia a fasci esterni con fotoni: utilizza radiazioni ad alta energia erogate tramite una macchina chiamata acceleratore lineare (LINAC). Questo strumento utilizza energia a microonde per accelerare elettroni a velocità molto elevate all’interno di un sistema chiuso. Quando questi elettroni colpiscono una barriera metallica, si generano raggi X molto potenti, detti fotoni. I fotoni vengono modellati in fasci precisi e diretti verso la zona da trattare attraverso una struttura mobile (Gantry) che può ruotare completamente intorno al paziente, permettendo di colpire il tumore da diverse angolazioni. Durante ogni seduta, il paziente è sdraiato comodamente su un lettino. Il trattamento è indolore, dura pochi minuti e viene ripetuto più volte alla settimana per alcune settimane. Questa tecnica è frequentemente utilizzata per il trattamento dell’area pelvica nei tumori dell’utero e della cervice uterina.
Brachiterapia: una forma di radioterapia altamente mirata. In questo caso, la sorgente di radiazioni viene posizionata direttamente all’interno o in prossimità della zona da trattare. Nei tumori ginecologici, la brachiterapia è particolarmente indicata per il trattamento dei tumori dell’utero, della cervice uterina e del tratto vulvovaginale. Questo approccio consente di somministrare una dose elevata di radiazioni in modo localizzato, riducendo l’esposizione degli organi vicini come vescica e intestino. Il trattamento viene eseguito da personale specializzato e pianificato con grande attenzione per garantire efficacia e sicurezza
Protonterapia: una forma avanzata di radioterapia che utilizza i protoni anziché i raggi X per trattare alcune forme tumorali che beneficiano maggiormente di questo trattamento rispetto alla radioterapia tradizionale. L’altissima precisione sui volumi tumorali che contraddistingue i protoni permette infatti di risparmiare i tessuti sani, rendendo la protonterapia adatta a quei tumori difficili per localizzazione, forma o bassa radiosensibilità.
Il percorso della radioterapia
Il trattamento radioterapico è un percorso strutturato e personalizzato, progettato per garantire efficacia, sicurezza e continuità di cura. Ogni fase è attentamente pianificata dal team specialistico.
Prima visita radioterapica La prima visita rappresenta il punto di partenza del percorso di cura. Il Radioterapista Oncologo valuta la documentazione clinica, discute con il paziente le opzioni terapeutiche e fornisce informazioni chiare sugli obiettivi del trattamento, sulle modalità di esecuzione e sui possibili effetti collaterali.
Simulazione La simulazione è una fase preparatoria fondamentale. Attraverso esami di imaging, come la TAC (e quando necessario la risonanza magnetica o la PET FDG), viene identificata con precisione l’area da trattare. Durante questa fase possono essere utilizzati sistemi di posizionamento personalizzati per garantire stabilità e riproducibilità del trattamento in ogni seduta.
Pianificazione del trattamento I dati raccolti durante la simulazione vengono utilizzati per la pianificazione. Il Radioterapista insieme a fisici sanitari e tecnici di radioterapia, definisce la dose di radiazioni e la strategia di trattamento più adatta, con l’obiettivo di colpire il tumore in modo efficace e proteggere i tessuti sani circostanti.
Erogazione della radioterapia e Image Guided Radiotherapy (IGRT) Una volta completata la pianificazione, inizia il trattamento vero e proprio. Le sedute sono brevi (15 minuti), non invasive indolori. Durante tutto il percorso, la paziente è seguita dal team clinico con controlli regolari per monitorare la risposta al trattamento e gestire eventuali effetti collaterali.
Chemioterapia
Nel tumore della cervice uterina, la chemioterapia viene utilizzata in diversi momenti del percorso di cura, in base allo stadio della malattia e alle caratteristiche della paziente.
Nelle forme localmente avanzate, la chemioterapia viene spesso associata alla radioterapia (chemioterapia concomitante) con l’obiettivo di potenziarne l’efficacia e aumentare le probabilità di controllo della malattia. In altri casi, può essere impiegata dopo l’intervento chirurgico o, nelle fasi più avanzate o metastatiche, come trattamento principale.
I farmaci vengono generalmente somministrati per via endovenosa, in cicli programmati, e agiscono anche sulle cellule tumorali eventualmente presenti in altre parti dell’organismo. Il trattamento è personalizzato e definito all’interno di un team multidisciplinare, tenendo conto dello stadio di malattia, delle condizioni generali della paziente e di eventuali terapie già effettuate.
Durante la chemioterapia, le pazienti vengono seguite attentamente per monitorare l’efficacia del trattamento e gestire gli eventuali effetti collaterali, che oggi sono nella maggior parte dei casi controllabili grazie a terapie di supporto dedicate.
In alcuni casi, il trattamento chemioterapico può essere effettuato nell’ambito di studi clinici (trial clinici). I trial clinici sono programmi di ricerca controllati che permettono di valutare nuovi farmaci o nuove combinazioni terapeutiche, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia delle cure e ridurre gli effetti collaterali.
Nel tumore della cervice uterina, i trial clinici possono prevedere l’utilizzo di nuovi farmaci chemioterapici, terapie a bersaglio molecolare o immunoterapie, da sole o in associazione ai trattamenti standard. La partecipazione a uno studio clinico è sempre volontaria e avviene solo dopo un’informazione chiara e completa e la firma di un consenso informato.
Le pazienti che partecipano a un trial sono seguite con un monitoraggio attento e continuo da parte di un’équipe multidisciplinare specializzata. L’eventuale proposta di partecipazione a uno studio viene valutata caso per caso, sulla base delle caratteristiche della malattia e delle condizioni cliniche della paziente.
Partecipare a un trial clinico significa contribuire al progresso della ricerca scientifica e, in alcuni casi, avere accesso a terapie innovative non ancora disponibili nella pratica clinica standard.
Vivere oltre la malattia
Percorsi utili per tornare a una vita piena e serena dopo i trattamenti includono:
riabilitazione
fertilità e desiderio di maternità
supporto psicologico e della sfera sessuale
medicina integrata/alternativa
gestione del dolore e cure di supporto
trattamento della menopausa
nutrizionista.
Questi percorsi possono essere attivati all’interno di Humanitas San Pio X o in collaborazione con associazioni e centri specialistici.
In Humanitas San Pio X vengono organizzati incontri dedicati ad affrontare insieme temi di interesse per le pazienti e i loro caregivers con il coinvolgimento delle più rappresentative associazioni e con l’obiettivo di fornire supporto, informare e unire.
Ricerca clinica e studi in corso
I trial clinici sono studi di ricerca controllati che permettono di valutare l’efficacia e la sicurezza di nuovi farmaci o nuove strategie terapeutiche nel trattamento dei tumori. Rappresentano uno strumento fondamentale per migliorare le cure e offrire alle pazienti l’accesso a terapie innovative, spesso non ancora disponibili nella pratica clinica standard. Nel Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X i trial clinici sono parte integrante del percorso di cura in ginecologia oncologica. Le pazienti vengono valutate attentamente per verificare l’idoneità alla partecipazione a uno studio, sulla base delle caratteristiche della malattia, delle precedenti terapie effettuate e delle condizioni cliniche generali. La partecipazione a un trial è sempre volontaria e avviene solo dopo un’informazione chiara e completa e la firma di un consenso informato.
Gli studi clinici disponibili possono riguardare diverse fasi della malattia e includere nuovi farmaci chemioterapici, terapie a bersaglio molecolare, immunoterapie o combinazioni innovative di trattamenti. In molti casi, i trial sono disegnati per offrire un approccio sempre più personalizzato, basato sulle caratteristiche biologiche e genetiche del tumore.
Partecipare a un trial clinico significa contribuire attivamente al progresso della ricerca scientifica e, allo stesso tempo, ricevere cure in un contesto altamente controllato, con un monitoraggio attento e continuo. Il nostro team accompagna ogni paziente in tutte le fasi del percorso, garantendo supporto clinico, informativo e umano.