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Protesi di anca


Cos’è la protesi d’anca?

La protesi d’anca è un dispositivo medico utilizzato per sostituire l’articolazione dell’anca danneggiata da malattie, usura, necrosi ossea. L’anca è un’articolazione sferica, formata dalla testa del femore (l’osso della coscia) e dall’acetabolo, una cavità ossea del bacino. Quando queste superfici si usurano, il movimento della gamba diventa doloroso. La protesi d’anca è progettata per ripristinare il movimento e annullare il dolore.

Una protesi d’anca è composta da due parti principali, suddivise in:

  1. componente femorale: è uno stelo che viene inserito nel canale midollare del femore. All’estremità superiore, lo stelo ha una sfera normalmente in ceramica che sostituisce la naturale testa del femore. In genere, lo stelo è realizzato in leghe di titanio o cromo-cobalto; 
  2. componente acetabolare: è una coppa che viene fissata all’interno dell’acetabolo del bacino. Al suo interno, c’è un inserto che funge da cartilagine artificiale e che accoglie la nuova testa femorale. L’inserto è spesso in polietilene, un tipo di plastica resistente all’usura, ma può essere anche in ceramica o metallo.

I materiali usati, come titanio, cromo-cobalto e ceramica, sono scelti per la loro biocompatibilità, ovvero non scatenano reazioni avverse nel corpo, e per la loro resistenza all’usura.

A cosa serve la protesi d’anca?

La protesi d’anca è indicata principalmente per trattare condizioni che causano un grave e progressivo deterioramento dell’articolazione, con dolore persistente e limitazione funzionale che non migliorano con trattamenti conservativi come farmaci, fisioterapia o terapie infiltrative. La causa più comune è la coxartrosi (o artrosi dell’anca), una malattia degenerativa della cartilagine che riveste l’articolazione dell’anca.

Altre malattie possono prevedere l’impianto di una protesi d’anca, come l’artrite reumatoide che provoca infiammazione e danni gravi alle articolazioni; fratture del collo del femore e lesioni traumatiche che possono compromettere l’afflusso di sangue alla testa del femore, causando la sua necrosi (morte del tessuto osseo); necrosi avascolare della testa del femore, una condizione in cui la testa del femore perde l’apporto di sangue, portando alla morte delle cellule ossee e al collasso dell’articolazione; displasia dell’anca, una condizione congenita in cui l’anca non si è formata correttamente.

Come funziona l’intervento di protesi d’anca?

L’intervento di sostituzione dell’anca, chiamato artroplastica dell’anca, e comunemente noto come intervento di protesi d’anca, è una procedura chirurgica complessa che richiede pianificazione preoperatoria ed esami prescritti dal chirurgo ortopedico a seguito della visita ortopedica.

Per la pianificazione dell’intervento possono essere richiesti esami specifici per valutare la tecnica chirurgica e il posizionamento dell’impianto, come ad esempio, RX dell’anca, RM o TC, ed esami per la valutazione anestesiologica, quali esami del sangue e delle urine, ed elettrocardiogramma (ECG)..

L’intervento di protesi d’anca può essere effettuato con diverse tecniche chirurgiche tradizionali, mininvasive e anche robotiche, che prevedono la rimozione della testa del femore danneggiata o il suo rivestimento con metallo (protesi di rivestimento dell’anca), e nell’impianto di uno stelo protesico. Le diverse tecniche si distinguono principalmente per la via di accesso, cioè il percorso che il chirurgo sceglie per raggiungere l’articolazione. Le vie più comuni sono:

  • Via posteriore: è la più tradizionale. Il chirurgo incide la pelle sul lato posteriore e laterale dell’anca. È una via che offre una buona visuale sull’articolazione, ma può richiedere il taglio (sezione) di alcuni muscoli.
  • Via laterale: l’incisione è sul lato esterno della coscia. Anche in questo caso, è possibile che vengano sezionati alcuni muscoli, come il medio gluteo.
  • Via anteriore (o mini-invasiva anteriore): è una delle tecniche più moderne. L’incisione viene praticata sulla parte anteriore della coscia. Questa via ha il vantaggio di non sezionare i muscoli principali dell’anca, ma piuttosto di separarli. Per questo motivo, il dolore post-operatorio e i tempi di recupero possono essere ridotti, e la stabilità dell’articolazione può essere migliore rispetto ad altre tecniche.
  • Bikini incision: è una variante della via anteriore. L’incisione viene fatta seguendo la linea del bikini, per un risultato estetico migliore. Anche questa tecnica è considerata mini-invasiva.

La scelta della tecnica e della via di accesso dipende da vari fattori, tra cui l’esperienza del chirurgo con le varie tecniche, l’anatomia del paziente e il tipo di protesi utilizzata. Dopo l’intervento è raccomandato seguire le indicazioni del chirurgo sia per la riabilitazione, sia per i controlli successivi.

Quali sono le controindicazioni alla protesi d’anca?

Non tutti i pazienti che hanno le indicazioni per la protesi sono candidati ideali per l’intervento di protesi d’anca. Le principali controindicazioni assolute all’intervento di protesi d’anca, cioè le condizioni che sconsigliano la chirurgia, sono: 

  • infezione attiva dell’articolazione o sistemica: un’infezione in corso è un rischio elevato all’intervento. L’impianto di una protesi in presenza di infezione potrebbe portare a un’infezione periprotesica, una grave complicanza che spesso richiede la rimozione della protesi impiantata.
  • malattie cardiache, polmonari o renali in fase avanzata costituiscono un elevato rischio anestesiologico e intraoperatorio.

Altre condizioni che non escludono l’intervento, ma che richiedono una valutazione più attenta dei rischi e benefici sono:

  • osteoporosi grave: l’osso fragile potrebbe non essere in grado di sostenere l’impianto (lo stelo) e aumentare il rischio di frattura periprotesica. Oggi sono disponibili specifici dispositivi studiati per le protesi in pazienti con osteoporosi;
  • debolezza muscolare o paralisi: se i muscoli che supportano l’anca sono compromessi, l’intervento potrebbe non portare a un miglioramento funzionale significativo;
  • obesità grave: aumenta il rischio di complicanze durante e dopo l’intervento, come infezioni e lussazioni della protesi. In genere, al paziente viene raccomandato di seguire un programma di perdita del peso prima di affrontare l’intervento.

La decisione di procedere con l’intervento viene presa sempre in accordo tra il chirurgo e il paziente, dopo un’attenta valutazione di tutti i fattori di rischio.

Aggiornamento: dicembre 2025
Online: novembre 2017

 

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