COME TI POSSIAMO AIUTARE?

Centralino
+39 02 6951 1
PRENOTAZIONE SSN
+39 02 6951 6000

LUNEDì – VENERDì
dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 14 alle 16.30
SABATO CHIUSO

PRENOTAZIONE PRIVATI, ASSICURATI, CONVENZIONATI
+39 02 69 51 7000

LUNEDì – VENERDì
dalle 8.00 alle 19.00
SABATO - dalle 08.00 alle 13.00

PRENOTAZIONE PRELIEVI
02 69517000

Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00

HUMANITAS PER LEI
+39 02 69 51 5151

Dal lunedì al venerdì
Privati, Assicurati e Convenzionati
dalle 9 alle 17

SSN dalle 10:30 alle 17

CENTRO PRIMO INTERVENTO ORTOPEDICO

Dal lunedì alla domenica
Dalle 8.00 alle 20.00

+39 02 69 51 5555

Il servizio è effettuato in regime privato.

Carcinoma lobulare infiltrante


Cos’è il carcinoma lobulare infiltrante?

Il carcinoma lobulare infiltrante origina dalle cellule dei lobuli mammari e rappresenta il secondo sottotipo istologico più frequente di tumore della mammella, con un’incidenza stimata tra il 10 e il 15% di tutti i carcinomi mammari.

A differenza del carcinoma duttale infiltrante, il carcinoma lobulare infiltrante tende a crescere in maniera diffusa e infiltrativa all’interno del tessuto ghiandolare, raramente presentandosi come un nodulo ben delimitato; più spesso determina un’area di ispessimento tissutale mal definita, il che può renderne difficile il riconoscimento clinico e radiologico. Nella grande maggioranza dei casi è positivo ai recettori ormonali (estrogeno e progesterone), una caratteristica biologica che ne condiziona il profilo clinico, le strategie diagnostiche e le opzioni terapeutiche.

Quali sono le cause del carcinoma lobulare infiltrante?

Le cause del carcinoma lobulare infiltrante non sono completamente note, ma sono stati identificati diversi fattori di rischio, distinti in non modificabili e modificabili. 

Fattori di rischio non modificabili:

  • Perdita di funzione di E-caderina: nella quasi totalità dei carcinoma lobulare infiltrante si osserva la perdita di espressione della proteina E-caderina, codificata dal gene CDH1. Questa alterazione – nella maggior parte dei casi di natura somatica, cioè acquisita nel corso della vita – compromette l’adesione tra cellule epiteliali e conferisce al tumore la sua tipica capacità infiltrativa
  • Mutazioni germinali di CDH1: presenti in una minoranza di casi, sono associate al carcinoma lobulare infiltrante ereditario e alla sindrome del tumore gastrico diffuso ereditario
  • Mutazioni germinali di altri geni di suscettibilità, tra cui BRCA2, ATM, CHEK2, associate ad un aumento del rischio di carcinoma mammario, incluso l’istotipo lobulare  
  • Menarca precoce e menopausa tardiva, in quanto determinano una prolungata esposizione agli estrogeni endogeni.

Fattori di rischio modificabili:

  • Terapia ormonale sostitutiva, in particolare le formulazioni combinate estrogeno-progestiniche, per le quali l’associazione con il carcinoma lobulare infiltrante è particolarmente documentata
  • Obesità in postmenopausa, che aumenta la produzione di estrogeni nel tessuto adiposo
  • Consumo di alcol
  • Nulliparità, prima gravidanza in età avanzata e breve durata dell’allattamento, fattori che riducono l’esposizione agli effetti protettivi della differenziazione ghiandolare indotta dalla gravidanza, sebbene la loro associazione specifica con il carcinoma lobulare infiltrante sia meno definita rispetto al carcinoma duttale.

Quali sono i sintomi del carcinoma lobulare infiltrante?

Il carcinoma lobulare infiltrante può non presentare sintomi specifici nelle fasi iniziali. A differenza di altri tumori mammari, tende a non formare un nodulo ben definito, ma può manifestarsi con un’area di ispessimento o con una modificazione della consistenza del tessuto mammario.

In alcuni casi, la malattia può presentarsi in forma multifocale o multicentrica, con più focolai all’interno della stessa mammella o nell’altra mammella, il che sottolinea l’importanza di una diagnosi accurata già nelle fasi iniziali per definire correttamente l’estensione della malattia.

Come si diagnostica il carcinoma lobulare infiltrante?

Il carcinoma lobulare infiltrante può presentare difficoltà diagnostiche a causa della sua crescita diffusa e dell’assenza di una massa ben circoscritta (nodulo mammario). 

La mammografia e l’ecografia mammaria con biopsia rappresentano gli strumenti di primo livello, ma potrebbero sottostimare l’estensione della malattia, soprattutto in presenza di mammella densa. 

In caso di elevato rischio genetico per carcinoma lobulare infiltrante, la risonanza magnetica mammaria o la mammografia con mezzo di contrasto sono gli esami a più alta sensibilità diagnostica. La diagnosi molecolare, genetica, e immunoistochimica (da biopsia) consente di caratterizzare il profilo biologico del tumore – inclusa la classificazione nei sottotipi molecolari (Luminal A, Luminal B) – fornendo informazioni  fondamentali per la definizione della prognosi e la pianificazione  terapeutica.

Quali sono le terapie del carcinoma lobulare infiltrante?

La strategia terapeutica del carcinoma lobulare infiltrante viene definita in modo personalizzato, integrando dati clinici, istologici e molecolari, e condivisa all’interno di un team multidisciplinare, per offrire a ogni paziente il percorso di cura più appropriato, con l’obiettivo di garantire efficacia delle terapie oncologiche e qualità di vita.

  • L’intervento chirurgico è, in genere, il primo trattamento. Quando le dimensioni e la distribuzione del tumore lo consentono, si privilegia un approccio conservativo (quadrantectomia), spesso associato a tecniche di chirurgia oncoplastica per preservare la forma del seno. La mastectomia viene invece indicata nei casi in cui la malattia è più estesa o multifocale. La valutazione dei linfonodi ascellari avviene nella maggior parte dei casi mediante biopsia del linfonodo sentinella, procedura che permette di ridurre l’invasività dell’intervento.
  • La radioterapia post chirurgia permette il controllo locale della malattia, soprattutto dopo interventi conservativi. Il suo obiettivo è eliminare eventuali cellule tumorali residue e diminuire il rischio di recidiva nel tempo.
  • Poiché il carcinoma lobulare infiltrante è frequentemente sensibile agli ormoni, l’endocrinoterapia è spesso indicata. Utilizza farmaci – tamoxifene o gli inibitori dell’aromatasi (letrozolo, anastrozolo, exemestane) – che agiscono bloccando l’azione degli estrogeni o riducendone la produzione, contribuendo a limitare la crescita delle cellule tumorali e a prevenire nuove manifestazioni della malattia (recidive).
  • La chemioterapia non è sempre necessaria e viene presa in considerazione in casi selezionati, come in presenza di caratteristiche biologiche più aggressive o di interessamento linfonodale, e può essere somministrata prima dell’intervento (neoadiuvante), per ridurre le dimensioni del tumore, oppure dopo la chirurgia (adiuvante), in funzione del profilo di rischio individuale.

In alcuni casi, quando il tumore presenta specifiche alterazioni molecolari, è possibile ricorrere a terapie mirate (targeted therapy), progettate per colpire in modo selettivo determinati bersagli molecolari. Tra gli esempi più rilevanti nel carcinoma lobulare infiltrante vi sono gli inibitori di CDK4/6, utilizzati in combinazione con l’endocrinoterapia. La ricerca in questo ambito è in continua evoluzione e sta ampliando progressivamente le opzioni disponibili.

Si può prevenire il carcinoma lobulare infiltrante?

La prevenzione del carcinoma lobulare infiltrante si basa principalmente sulla riduzione dei fattori di rischio modificabili e sull’identificazione delle persone ad alto rischio genetico. Il controllo del peso corporeo, la limitazione del consumo di alcol e uno stile di vita attivo sono strategie associate a una riduzione del rischio di tumore mammario in postmenopausa.

Nelle donne con mutazioni germinali di CDH1 o con significativa familiarità, è indicata una consulenza genetica per definire programmi di sorveglianza personalizzati. 

La diagnosi precoce attraverso programmi di screening rimane uno strumento fondamentale per intercettare il carcinoma lobulare infiltrante nelle fasi iniziali, migliorando le possibilità di trattamento efficace e di controllo della malattia nel lungo termine.

Torna su