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Malattia di Parkinson


Cos’è la malattia di Parkinson?

La malattia di Parkinson, comunemente chiamata solo Parkinson – è una patologia neurodegenerativa cronica a lenta progressione, che coinvolge le diverse funzioni motorie, vegetative, comportamentali e cognitive. Alla base dello sviluppo della malattia di Parkinson c’è un’anomalia nella produzione di dopamina da parte di un’area del cervello (sostanza nera).

In presenza di Parkinson, la produzione di dopamina si riduce a causa della degenerazione dei neuroni presenti nella sostanza nera (la perdita cellulare è di oltre il 60% all’esordio dei sintomi). La durata della fase preclinica, cioè del periodo di tempo che intercorre tra l’inizio della degenerazione neuronale e l’esordio dei sintomi motori, non è ancora nota.

Quali sono i sintomi della malattia di Parkinson?

I principali sintomi della malattia di Parkinson sono:

  • la bradicinesia
  • il tremore a riposo
  • la rigidità
  • l’instabilità posturale con perdita di equilibrio.

Questi sintomi, in genere, si presentano in modo asimmetrico: un lato del corpo può essere più interessato dell’altro. 

Ma il Parkinson non colpisce solo il movimento: infatti può accompagnarsi a sintomi non motori, come pressione bassa, diminuzione dell’olfatto, dolore, disturbi del sonno, modificazioni del tono dell’umore, difficoltà di attenzione o della sfera comportamentale.

Quali sono le cause della malattia di Parkinson?

Le cause della malattia di Parkinson non sono ancora del tutto chiarite. Sembra però che diversi fattori concorrano al suo sviluppo, tra cui:

  • fattori genetici: circa il 10–15 % dei pazienti presenta mutazioni familiari in alcuni geni (SNCA o LRRK2), che aumentano la probabilità di ammalarsi
  • fattori ambientali: l’esposizione a sostanze tossiche come pesticidi, idrocarburi-solventi e metalli pesanti (piombo, manganese), usati nelle zone agricole o industriali è stata associata a un maggior rischio. Anche l’inquinamento urbano e le lesioni cerebrali (come ad esempio, commozioni ripetute) sembrano giocare un ruolo significativo.
  • età: il rischio cresce con l’avanzare degli anni, dopo i 60 anni.

Si può prevenire la malattia di Parkinson?

Non esistono a oggi farmaci o sostanze in grado di prevenire la malattia di Parkinson. Alcuni studi hanno evidenziato che praticare attività fisica con regolarità è uno dei fattori protettivi, così come il consumo di caffè, anche se non sono chiari i meccanismi di base.

Come si diagnostica il Parkinson? 

La diagnosi della malattia di Parkinson non si basa solo sull’esame clinico – la visita neurologica – , ma si fonda anche sulla storia clinica e familiare del paziente, oltre che sulla valutazione di sintomi e segni neurologici. Sulla base della valutazione del neurologo, possono essere necessari alcuni esami a supporto del percorso diagnostico, quali la RM, la SPECT DATscan, la PET cerebrale per escludere altre patologie.

Quali sono i trattamenti per la malattia di Parkinson?

Non esiste al momento una cura per guarire la malattia di Parkinson, ma è possibile alleviare i sintomi con un approccio multidisciplinare basato su:

  • Farmaci: Levodopa + carbidopa, levodopa + benserazide, agonisti dopaminergici, spesso in combinazione con inibitori delle MAO-B (monoamino ossidasi) o della COMT (Catecol-O-Metiltransferasi), resta la terapia di prima scelta.
  • Supporto integrato: professionisti come fisioterapisti, terapisti occupazionali, logopedisti e psicologi possono aiutare il paziente a migliorare la qualità di vita affrontando riabilitazione motoria, del  linguaggio, supportando condizioni emotive e aspetti quotidiani, supportando anche anche coinvolgendo la famiglia e i caregiver.
  • Terapie avanzate: la stimolazione cerebrale profonda (DBS) è utile in pazienti con fluttuazioni motorie importanti non controllate dai farmaci; infusione intestinale di levodopa + carbidopa gel e apomorfina (agonista dopaminergico) per via sottocutanea possono essere indicati nelle forme avanzate. Anche l’uso di ultrasuoni focalizzati ad alta intensità su alcune aree cerebrali, sta diventando una tecnica interessante, non invasiva per il tremore unilaterale.
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