Cos’è il tumore del colon-retto?
Il tumore del colon-retto (CRC) comprende diverse neoplasie del colon, del retto, della giunzione retto-sigmoidea e dell’ano. Si tratta di un tumore frequente nella popolazione generale dopo i 50 anni, senza differenze tra i sessi (AIOM-AIRTUM 2024). Infatti, il rischio generico per tumore del colon-retto è correlato all’età: raro prima dei 40 anni, a eccezione dei casi in cui è presente una componente genetica, il rischio inizia a essere rilevante a 50 anni, aumenta progressivamente fino a raggiungere il picco verso i 70 anni, con uno spostamento graduale delle lesioni tumorali dai tratti distali ai tratti prossimali del colon.
La maggior parte dei tumori del colon deriva dalla trasformazione in senso maligno dei cosiddetti polipi di natura adenomatosa o ghiandolare, ovvero di piccole escrescenze rilevate della mucosa, di per sé inizialmente benigne, dovute al proliferare delle cellule della mucosa intestinale stessa. Il polipo può essere definito, in base alle sue caratteristiche morfologiche: polipo sessile, cioè con la base piatta, o peduncolato, se attaccato alla parete intestinale mediante una specie di picciuolo. Sono a rischio di malignità solo i polipi adenomatosi, mentre i cosiddetti polipi iperplastici, caratterizzati da una mucosa a rapida proliferazione, e quelli amartomatosi, detti anche polipi giovanili e polipi di Peutz-Jeghers, non hanno invece potenziale maligno.
La probabilità che un adenoma del colon evolva verso una forma invasiva di cancro dipende dal tempo che ha avuto a disposizione per crescere e per dare luogo a fenomeni di trasformazione (displasia), e dalla dimensione che il polipo stesso ha potuto raggiungere nel tempo. Una volta trasformato in tessuto carcinomatoso, la mucosa patologica può sostituire tutto il polipo e poi infiltrare la parete del viscere. Da qui, l’importanza di eliminare i polipi prima che possano trasformarsi in lesioni maligne, evitando l’insorgenza della neoplasia del colon.
È possibile, anche se poco frequente, che una neoplasia origini direttamente dalla mucosa senza la formazione di un polipo: in questi casi, la lesione apparirà come un nodulo oppure come un’ulcerazione “a coccarda” della mucosa generalmente fragile e sanguinante anche spontaneamente con facilità.
Quali sono le cause del tumore del colon-retto?
Il tumore del colon-retto è una malattia multi-fattoriale. Concorrono allo sviluppo della malattia diversi fattori tra cui:
- stile di vita (fattori nutrizionali)
- predisposizione genetica (fattori ereditari), come le poliposi adenomatose ereditarie tra cui l’adenomatosi poliposa familiare (FAP), la sindrome di Gardner, di Turcot e la carcinosi ereditaria del colon-retto su base non poliposica (HNPCC o sindrome di Lynch)
- età: l’incidenza della malattia aumenta dopo i 50 anni, in assenza di fattori ereditari
- malattie infiammatorie croniche intestinali, come la rettocolite ulcerosa di lunga durata (soprattutto) e la malattia di Crohn
- polipi del colon
- pregresso tumore del colon retto.
Quali sono i sintomi del tumore del colon-retto?
Nelle fasi iniziali, un tumore del colon-retto è, di solito, asintomatico anche in caso di polipi, precursori benigni del carcinoma. È invece frequente la presenza di sangue occulto nelle feci – rilevabile con un esame delle feci – in assenza di altri sintomi, ovvero in una situazione di completo benessere della persona.
La neoplasia conclamata invece determina sintomi diversi a seconda della sede in cui è localizzata:
- nel colon sinistro, i sintomi più comuni sono di tipo ostruttivo, con irregolarità dell’alvo, dolori che si riducono con l’evacuazione o l’emissione di gas, sanguinamento evidente, calo ponderale, astenia; il progredire della malattia può a volte portare all’occlusione intestinale;
- nei segmenti prossimali (cieco, colon ascendente e trasverso), i sintomi sono associati all’anemizzazione causata dalle perdite di sangue, al dimagrimento e all’astenia, mentre meno frequenti sono i disturbi ostruttivi, dato che le feci in tali distretti sono generalmente più liquide. Non è rara la diagnosi di neoplasia del colon destro in seguito alla palpazione addominale da parte del medico che rileva una tumefazione addominale o dal riscontro di secondarismi epatici.
Come si diagnostica il tumore del colon-retto?
La diagnosi del tumore del colon-retto dipende dalla valutazione dei segni e sintomi durante la visita clinica con l’esplorazione rettale, e dai risultati di esami strumentali quali:
- clisma opaco con doppio mezzo di contrasto o retto-sigmoidoscopia
- colonscopia con biopsia
- ricerca del sangue occulto nelle feci
- colonscopia virtuale che utilizza le immagini acquisite mediante la TC-multistrato (tomografia computerizzata) per ottenere informazioni sulle strutture interne del colon
- TC addomino-pelvica utile per una stadiazione clinica preoperatoria per determinare l’estensione locoregionale del tumore e la presenza di metastasi a distanza (in altri organi).
Quali sono i trattamenti per il tumore del colon-retto?
Sulla base delle valutazioni cliniche e diagnostiche, in collaborazione con un’equipe multidisciplinare, viene stabilito il percorso di trattamento personalizzato per il tumore del colon-retto. La chirurgia è il primo trattamento per tutti i tumori primitivi del grosso intestino, con l’obiettivo di eradicare tutta la malattia macroscopicamente individuabile a cui seguono radioterapia e chemioterapia per eliminare i residui microscopici di malattia a livello locale e sistemico. La strategia terapeutica può variare non solo a seconda della complessità dell’intervento e della localizzazione del tumore, ma anche in funzione dell’organo colpito.
La scelta delle modalità terapeutiche da impiegare (chirurgia, radioterapia, chemioterapia) e del timing per la loro integrazione dipende dallo stadio della malattia. Il tipo di intervento chirurgico varia in base a diversi fattori tra cui:
- le caratteristiche del paziente (età, condizioni di salute generale, numero delle metastasi epatiche e della loro sede, assenza di altre localizzazioni extra-epatiche)
- lo stadio della malattia e la sede del tumore.
In assenza di malattia metastatica e di co-morbilità importante (ASA 1-2), lo scopo dell’intervento è l’asportazione completa della neoplasia primitiva e del suo bacino di drenaggio linfatico.
Per il trattamento chirurgico dei tumori del colon-retto possono essere eseguiti diversi tipi di intervento, per via chirurgica tradizionale oppure per via mini-invasiva laparoscopica o robotica:
- emicolectomia destra tipica o allargata, per neoplasie del cieco-colon ascendente e trasverso prossimale
- emicolectomia sinistra, per lesioni della flessura splenica, del colon discendente e del sigma
- resezione del trasverso per neoplasie del trasverso medio
- resezione anteriore del retto con margine distale microscopicamente indenne senza escissione totale del mesoretto – il tessuto che circonda il retto -, per le neoplasie della giunzione retto-sigmoidea e retto intraperitoneale
- resezione anteriore bassa con escissione totale del mesoretto fino al piano degli elevatori, per le neoplasie del retto extraperitoneale. L’escissione totale del mesoretto costituisce una necessità assoluta nel trattamento delle neoplasie del retto extraperitoneale (all’incirca da 4 a 10 cm dal margine anocutaneo).
In tutti i casi è necessario ricostruire il transito intestinale con particolari tecniche di sutura chiamate anastomosi ileo-coliche, colo-coliche e colo-rettali alte abitualmente effettuate con suturatrici meccaniche lineari o circolari. Per le anastomosi colo-rettali basse, è prevista una tecnica standard di anastomosi meccanica con suturatrice circolare introdotta per via trans-anale, seguita da un test idro-pneumatico di tenuta della stessa. Nei casi di test positivo, e in tutti i casi di resezione ultra-bassa con anastomosi colo-rettale o colo-anale – soprattutto nei pazienti sottoposto a terapia neoadiuvante (CTRT preoperatoria) – viene effettuata una deviazione (stomia) di protezione temporanea sul colon traverso o sull’ileo, che viene richiusa dopo due mesi circa, mediante un intervento successivo.
Per la palliazione di sintomi ostruttivi possono essere presi in considerazione una colostomia derivativa, un by-pass intestinale o il posizionamento di un’endoprotesi per via endoscopica.
In presenza di metastasi non resecabili, la resezione del tumore primitivo viene in genere indicata in caso di complicanze in atto o incipienti, come occlusione intestinale, emorragia. In presenza di metastasi non resecabili o di co-morbilità significativa, la decisione del trattamento può prevedere resezioni atipiche o interventi di minima, soprattutto allo scopo di prevenire le complicanze e, se possibile, evitare una stomia.
Eventuali metastasi epatiche resecabili, in casi selezionati, possono essere asportate contemporaneamente al tumore primitivo del colon-retto oppure in un secondo momento, anche dopo cicli di chemioterapia. La resezione chirurgica delle metastasi epatiche, se radicale, può essere curativa, in casi selezionati. Anche la radioterapia stereotassica (SBRT) rappresenta un valido trattamento per la cura delle metastasi, sia polmonare, che epatiche o linfonodali.
Aggiornamento: dicembre 2025
Online: aprile 2017
