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Tumore della tiroide


Cos’è il tumore della tiroide?

Il tumore della tiroide è la terza neoplasia più frequente nelle persone di sesso femminile, dopo il tumore della mammella e il tumore del colon, con un’incidenza massima tra i 40 e i 60 anni di età e con una maggiore prevalenza nel sesso femminile (dati AIOM-AIRTUM 2024). Si tratta di un un tumore che colpisce la tiroide, la ghiandola endocrina posta alla base del collo. 

In genere, i tumori della tiroide si distinguono in diversi tipi: 

  • carcinoma papillare, la forma più frequente di carcinoma differenziato della tiroide, cresce lentamente, può dare luogo a metastasi dei linfonodi del collo e, in alcuni casi, può interessare entrambi i lobi della tiroide;
  • carcinoma follicolare colpisce persone di età superiore a 50 anni, può dare metastasi a distanza;
  • carcinoma anaplastico, è un tumore raro ma aggressivo, perché dà metastasi precoci e a distanza;
  • carcinoma midollare è caratterizzato da elevati livelli circolanti di calcitonina, ha spesso un andamento familiare, e può essere la manifestazione di sindromi genetiche quali la sindrome neoplastica multipla tipo 2 (MEN2).

Quali sono le cause per il tumore della tiroide?

I fattori di rischio per lo sviluppo di tumori della tiroide sono:

  • carenza di iodio, tra le cause della comparsa del gozzo tiroideo – in genere benigno – che provoca un aumento del volume della tiroide, e può predisporre a sviluppare cellule maligne;
  • esposizione a radiazioni ionizzanti, come ad esempio quelle della radioterapia effettuata a livello del collo, a cui sono sottoposte persone con alcuni tipi di tumori
  • esposizione a materiale radioattivo, come accadde in occasione dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl
  • familiarità.

Quali sono i sintomi del tumore della tiroide?

In genere, il tumore della tiroide è asintomatico nelle fasi iniziali della malattia, ma potrebbe già essere possibile rilevare la presenza di un nodulo tiroideo alla palpazione o all’osservazione. Tuttavia, solo una piccola percentuale di tutti i noduli della tiroide sono forme tumorali maligne.

Come si diagnostica il tumore della tiroide?

La diagnosi del tumore della tiroide prevede la valutazione endocrinologica con l’ecografia tiroidea e gli esami del sangue per valutare la funzione della tiroide, grazie alla misurazione dei livelli di ormoni tiroidei circolanti (TSH, FT4 e FT3) e degli anticorpi anti Tireoglobulina e anti Tireoperossidasi.

L’ecografia tiroidea è il primo esame diagnostico nella valutazione dei noduli tiroidei perché consente di vedere sia le dimensioni sia le caratteristiche dei noduli (microcalcificazioni, vascolarizzazione intra-nodulare e irregolarità dei margini del nodulo). In caso di sospetto diagnostico, durante l’ecografia è possibile effettuare l’agoaspirato, cioè un prelievo effettuato con un ago sottile di un campione di cellule all’interno del nodulo, allo scopo di eseguire l’esame citologico per distinguere un nodulo benigno da un nodulo maligno. 

Nei casi in cui l’esame citologico dia un risultato considerato dubbio, la scintigrafia tiroidea è l’esame che permette di ottenere importanti informazioni sulla funzione della tiroide e dei noduli tiroidei. Una volta ottenuta la diagnosi di tumore della tiroide, gli esami necessari per la stadiazione del tumore e delle possibili metastasi sono la TC, la Risonanza Magnetica Nucleare e la PET/CT.

In caso di diagnosi di carcinoma midollare della tiroide, l’esame specifico è la misurazione dei livelli di calcitonina nel sangue, che è il marker tumorale specifico per questo tipo di tumore. In presenza di risultati incerti o dubbi, è possibile eseguire in regime di Day Hospital ospedaliero, un test di stimolo con calcio o pentagastrina. Poiché si tratta di una neoplasia con una componente familiare e genetica (sindrome MEN2) è raccomandata l’esecuzione di test genetici specifici.

Quali sono i trattamenti del tumore della tiroide?

Il tumore della tiroide può essere curato con vari tipi di trattamenti, chirurgici e non chirurgici. La chirurgia è, in genere, la prima scelta di trattamento: a seconda delle caratteristiche del tumore e del paziente, l’intervento può essere di loboistmectomia o emitiroidectomia – rimozione di solo una parte della tiroide – o una tiroidectomia totale – rimozione di tutta la ghiandola tiroidea -.  

In casi selezionati, l’intervento può essere effettuato dall’otorinolaringoiatra in collaborazione con l’endocrinologo, con tecnica mininvasiva video assistita. In genere, lo svuotamento selettivo dei linfonodi del compartimento centrale del collo, viene eseguito solo si riscontrano, durante l’intervento, linfonodi sospetti per metastasi o di dimensioni aumentate; invece, lo svuotamente dei linfonodi laterocervicali si effettua solo se diagnosticati come linfonodi metastatici prima dell’intervento.

In caso di chirurgia della tiroide, l’utilizzo di suture intradermiche con materiale riassorbibile permette di ottenere anche un risultato estetico. Dopo l’intervento sono raccomandati massaggi della ferita con creme dedicate per ridurre l’incidenza di cicatrici ipertrofiche (cheloidi). La terapia radiante e la chemioterapia sono indicate nei tumori altamente aggressivi e inoperabili.

Dopo l’intervento chirurgico, sulla base del tipo di carcinoma, varia anche il follow up. In generale, gli esami di controllo periodici prevedono ecografia del collo ed esami dei livelli circolanti di TSH, FT4, FT3, anticorpi anti-tireoglobulina e tireoglobulina, mentre nel carcinoma midollare della tiroide, viene periodicamente rivalutata anche la calcitonina per poter adeguare la terapia.

Aggiornamento: dicembre 2025
Online: aprile 2023

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