Cos’è il tumore della prostata?
Il tumore alla prostata è la neoplasia più diffusa tra la popolazione maschile, che colpisce la prostata, la ghiandola dell’apparato genitale maschile posizionata al di sotto della vescica, circonda l’uretra ed è davanti al retto.
Il tumore della prostata è il secondo tumore più frequente nella popolazione generale – il primo è il tumore della mammella nelle donne -, come rivelano i recenti dati AIOM: questo dato è dovuto a una maggiore adesione agli esami di screening (diagnosi precoce) con visita urologica e valutazione digitorettale, ecografia prostatica e biopsia. In genere, il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è intorno al 91%: si tratta quindi di una malattia che, sebbene frequente, ha buone possibilità di cura e di mantenimento della qualità di vita, se diagnosticata per tempo.
Nella fase iniziale, il tumore della prostata può essere asintomatico e non dare alcun segnale evidente, e viene diagnosticato principalmente con gli esami di screening; nelle fasi più avanzate, quando la malattia progredisce si possono manifestare disturbi urinari, sangue nelle urine o nello sperma, oppure disturbi relativi alla diffusioni in altre parti del corpo (metastasi).
Quali sono le cause del tumore della prostata?
Non è ancora stata individuata con certezza la causa del tumore della prostata, ma sono stati identificati molteplici fattori di rischio che aumentano la probabilità che la malattia insorga o assuma una forma più aggressiva. Tra i fattori di rischio noti si trovano:
- fumo di sigaretta
- età over 50
- familiarità (avere casi in famiglia di tumore della prostata può aumentare il rischio)
- obesità (sembra essere associata a un rischio maggiore di sviluppare forme aggressive)
- stile di vita poco sano (ad esempio una dieta ricca di grassi saturi e povera di frutta e verdura, inattività fisica, fumo e alcol)
- infezioni sessualmente trasmissibili (IST)
- mutazioni genetiche (ad esempio, BRCA1, BRCA2).
Quali sono i sintomi del tumore della prostata?
Nel suo stadio iniziale, il tumore della prostata spesso non provoca nessun sintomo. Quando la malattia diventa più avanzata, possono comparire disturbi di tipo urologico, comuni anche in altre condizioni benigne dell’apparato urinario o prostatico. Tra i sintomi con cui si manifesta il tumore della prostata si trovano:
- difficoltà a iniziare la minzione o flusso urinario più debole del normale
- maggiore frequenza di urinare, anche durante la notte (nicturia)
- sensazione di non svuotare completamente la vescica dopo la minzione
presenza di sangue nelle urine o nello sperma - dolore o fastidio nella zona pelvica, nella parte lombare o durante l’eiaculazione.
Quando il tumore è diffuso ad altre sedi (tumore metastatico), in genere sono presenti anche sintomi più generali come stanchezza intensa, perdita di peso inaspettata o dolori ossei. È importante sottolineare che in presenza di uno o più sintomi, è consigliabile consultare uno specialista.
È importante sottolineare che tumore prostatico e ipertrofia prostatica benigna (IPB) – condizione molto comune che si manifesta con un aumento del volume della prostata associato all’età e agli ormoni -, non sono correlate: le due patologie possono coesistere nello stesso paziente, ma una non causa l’altra. La distinzione clinica è fondamentale perché, pur condividendo alcuni sintomi urinari, richiedono percorsi diagnostici e terapeutici differenti.
Come si diagnostica il tumore della prostata?
La diagnosi del tumore della prostata si basa sulla visita urologica con l’esplorazione rettale, che consente di valutare dimensioni, consistenza e eventuali anomalie della ghiandola, e il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) nel sangue. Valori elevati o in aumento del PSA, sebbene non siano sufficienti ad avere la diagnosi di tumore, tuttavia possono suggerirne la presenza e indicare allo specialista la necessità di ulteriori esami di approfondimento.
Tra gli esami di approfondimento per il tumore della prostata, possono essere richiesti la risonanza magnetica multiparametrica della prostata e la biopsia prostatica per stabilire la diagnosi, valutare lo stadio della malattia (stadiazione) e orientare le scelte terapeutiche.
Quali sono le terapie del tumore della prostata?
Le possibili terapie per il tumore della prostata dipendono da diversi fattori, tra cui lo stadio della malattia, l’età del paziente, le condizioni generali, la presenza o meno di metastasi, l’aggressività del tumore. Le opzioni principali sono:
- Chirurgia: oggi si esegue con tecniche nerve-sparing – anche con chirurgia robotica – che mirano a preservare la funzione erettile e la continenza urinaria, quando possibile.
- Radioterapia: utilizza radiazioni mirate non invasive dirette sul tumore per eliminare le cellule tumorali. Può essere impiegata come alternativa alla chirurgia nelle forme localizzate, oppure in associazione ad altre terapie in caso di malattia più estesa o recidiva.
- Ormonoterapia: ha lo scopo di bloccare la produzione o l’azione degli ormoni maschili (androgeni), che stimolano la crescita delle cellule tumorali. È indicata soprattutto nelle forme avanzate o metastatiche.
- Terapie ormonali di nuova generazione: farmaci di ultima generazione (come abiraterone, enzalutamide, apalutamide, darolutamide) possono essere associati all’ormonoterapia tradizionale in caso di recidiva biochimica o malattia metastatica, per potenziare il controllo della malattia.
- Chemioterapia: riservata alle forme più aggressive o resistenti all’ormonoterapia, serve a controllare la diffusione del tumore e migliorare la qualità di vita.
- Sorveglianza attiva: in alcuni casi di tumore a basso rischio, con bassa aggressività, e in pazienti selezionati, può essere proposta una strategia di osservazione attiva, senza interventi terapeutici immediati, ma con controlli regolari.
Si può prevenire il tumore della prostata?
La prevenzione del tumore della prostata si basa sullo stile di vita sano e attivo, che prevede l’esclusione di fumo e alcol, perché aiuta a ridurre il rischio di ammalarsi, e sulla diagnosi precoce che aumenta le probabilità di guarigione completa. Sottoporsi a controlli urologici regolari, in particolare a partire dai 50 anni – o dai 40-45 se esiste familiarità – con il dosaggio del PSA, permette di intercettare la malattia nelle fasi in cui è più facilmente curabile e minimizzare l’impatto sulla qualità di vita.
Aggiornamento: dicembre 2025
Online: ottobre 2020
