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Artrosi anca: la protesi di rivestimento in ceramica amplia le indicazioni  

Le nuove protesi di rivestimento in ceramica hanno permesso di ampliare le indicazioni dell’intervento di resurfacing – chirurgia di rivestimento per l’artrosi dell’anca – soprattutto per le persone giovani, attive e con elevate richieste funzionali. Si tratta di un’innovazione che permette a persone di sesso femminile, con allergia o ipersensibilità ai metalli, e a soggetti con teste femorali di piccole dimensioni di beneficiare del rivestimento della protesi d’anca e preservare l’anatomia naturale dell’articolazione, mantenendo una biomeccanica più fisiologica e favorendo una performance sportiva migliore alla protesi totale tradizionale.

Approfondiamo l’argomento con il dottor Pierantonio Gardelin, ortopedico referente della chirurgia mininvasiva anteriore e di rivestimento presso Humanitas San Pio X.

Protesi di rivestimento dell’anca: cos’è?

La protesi di rivestimento dell’anca – o resurfacing dell’anca – è una procedura chirurgica conservativa indicata in casi selezionati di artrosi dell’anca, che prevede la sostituzione delle sole superfici articolari danneggiate, preservando la maggior parte della testa femorale. Questo approccio consente di mantenere la forma del femore prossimale, con vantaggi in termini di: 

  • stabilità articolare, propriocezione e naturalezza del movimento 
  • riduzione del rischio di lussazione 
  • range di movimento ampio. 

Inoltre, la conservazione della testa femorale rende eventuali interventi di revisione future tecnicamente più semplici rispetto a quelle di una protesi totale primaria, poiché la quantità di osso residuo è maggiore e la biomeccanica femorale rimane più vicina a quella fisiologica.

Il materiale di rivestimento della protesi dell’anca è realizzato con ceramiche ad alta resistenza porose e osteointegrabili che aumentano la biocompatibilità, la resistenza all’usura e la stabilità meccanica, e sono in grado di sostenere carichi elevati, elementi fondamentali per chi desidera mantenere un’attività fisica intensa o praticare sport che richiedono ampiezza di movimento e controllo propriocettivo.

A differenza dei metalli, le ceramiche non rilasciano ioni e non inducono reazioni allergiche o di sensibilizzazione, eliminando uno dei principali limiti delle protesi di rivestimento metallo-metallo, che resta un intervento indicato per i maschi sportivi. Inoltre, la superficie liscia riduce la produzione di detriti da attrito e il rischio di osteolisi, contribuendo alla longevità dell’impianto. 

Indicazioni per la protesi di rivestimento in ceramica

La corretta indicazione alla protesi di rivestimento in ceramica richiede una valutazione specialistica approfondita, che integra imaging avanzato, analisi della biomeccanica individuale e considerazione delle aspettative funzionali della persona. La selezione del paziente durante la visita ortopedica è determinante per il successo dell’intervento e per un recupero funzionale ottimale nel lungo periodo.

Le indicazioni per la protesi di rivestimento in ceramica derivano dall’evoluzione del resurfacing tradizionale, storicamente basato su impianti metallo‑metallo (MoM). In origine, questa procedura era riservata a un gruppo selezionato di individui giovani, con ottima qualità ossea, elevato livello di attività fisica e una morfologia femorale favorevole, caratterizzata dalla testa femorale di grandi dimensioni. Le componenti metalliche, infatti, richiedevano spessori minimi non compatibili con teste femorali piccole, tipiche di molte persone di sesso femminile e di soggetti con corporatura minuta. Inoltre, la presenza di metalli come cobalto e cromo escludeva dal resurfacing dell’anca le persone con allergie o ipersensibilità, limitando ulteriormente l’accesso alla procedura.

L’introduzione delle protesi di rivestimento in ceramica ad alta resistenza ha ampliato le possibilità di trattamento – grazie alla possibilità di realizzare componenti di dimensioni ridotte e all’assenza di rilascio di ioni metallici – a persone precedentemente non idonee. Rimangono tuttavia le controindicazioni che valgono per il tipo di tecnica chirurgica, tra cui osteoporosi, displasia severa, deformità femoro‑acetabolari importanti e insufficienza renale, condizioni che compromettono la stabilità dell’impianto o la sicurezza dell’intervento.

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