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Brain fog e memoria: come mantenere il cervello attivo in menopausa?

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a guardare alla menopausa non solo nei sintomi più evidenti come vampate, aumento del peso, fine del ciclo mestruale, ma anche nei cambiamenti a livello del cervello e in sintomi quali il brain fog (nebbia mentale). I risultati sottolineano che la menopausa precoce è associata a un rischio maggiore di sviluppare demenza negli anni successivi.

Approfondiamo l’argomento con due specialisti di Humanitas San Pio X, il dottor Marco Lacerenza, Responsabile di Neurologia e con la dottoressa Diana Pettinato, ginecologa.

In che modo la menopausa cambia il cervello?

Gli estrogeni hanno un ruolo protettivo in molti tessuti dell’organismo, incluso il cervello. Qui, gli estrogeni favoriscono la comunicazione tra i neuroni attraverso la plasticità sinaptica e la circolazione sanguigna cerebrale, aiutano a contrastare i danni provocati dai cosiddetti radicali liberi, e modulano l’infiammazione cerebrale. Quando gli estrogeni calano, come accade nella menopausa naturale, in quella precoce e in quella indotta da terapie o interventi (menopausa iatrogena), il cervello si trova, con velocità variabile, in una condizione di “instabilità”. Non è un caso che molte donne riferiscano, oltre ai sintomi più comuni della menopausa come le vampate, anche difficoltà di concentrazione, riduzione della memoria a breve termine o la sensazione di annebbiamento mentale, chiamata brain fog

Questi sintomi sono in genere temporanei, ma in alcune persone predisposte, i sintomi neurologici della menopausa potrebbero avere un effetto a lungo termine, in particolare sul rischio di sviluppare malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer.

Cos’è la demenza?

La demenza è un termine ampio che descrive il declino progressivo delle funzioni cognitive: memoria, linguaggio, capacità di ragionare, di orientamento nello spazio, di gestione della vita quotidiana. Esistono diverse forme di demenza, quali la demenza vascolare, forme miste (degenerative e vascolari), e la forma più nota è l’Alzheimer, una malattia favorita dall’accumulo nel cervello di proteine anomale quali:

  • la beta-amiloide, che si deposita tra le cellule nervose. Normalmente il cervello, anche grazie alla protezione degli ormoni estrogeni, attua meccanismi per smaltirla: quando questi meccanismi smettono di funzionare in modo efficiente, la proteina beta-amiloide si accumula, formando placche tossiche per il cervello;
  • la proteina tau, è una proteina intra neuronale che serve a “dare stabilità” ai neuroni. Quando si modifica e si accumula in modo patologico, invece di sostenere le cellule neuronali innesca meccanismi disfunzionali che possono portare alla morte dei neuroni.

Questi processi iniziano molti anni prima che compaiano i sintomi. Recenti studi hanno mostrato, usando strumenti di neuroimaging, che le donne con menopausa precoce (prima dei 40 anni) hanno livelli più alti di beta-amiloide e tau nel cervello rispetto a chi ha avuto una menopausa fisiologica (dopo i 50 anni). 

Menopausa precoce e demenza

Tuttavia, sapere che la menopausa precoce è un fattore di rischio non significa che si svilupperà sicuramente una forma di demenza, incluso l’Alzheimer, ma che in presenza di fattori predisponenti, alcune donne sono più suscettibili al decadimento cognitivo per questioni biologiche (calo estrogenico). Questo è particolarmente importante per le donne in menopausa precoce o iatrogena, perché dovranno vivere più a lungo senza estrogeni rispetto a chi ha una menopausa fisiologica.

Pertanto, le donne in menopausa precoce sono da considerarsi maggiormente esposte alle complicanze neurologiche dirette e indirette della menopausa. Infatti, anche problemi vascolari e sindrome metabolica (pressione alta, diabete, colesterolo elevato) – il cui rischio aumenta in menopausa – possono peggiorare ulteriormente la situazione a livello cerebrale, favorendo lo sviluppo di demenza vascolare, cioè una forma di declino cognitivo legata a problemi della circolazione cerebrale.

Come prevenire il decadimento cognitivo?

Per le donne che entrano in menopausa prima dei 40-45 anni, l’età non va considerata come un dettaglio della storia ginecologica, ma come un indicatore importante della salute futura del cervello per considerare strategie preventive mirate. Per la salute del cervello, studi recenti hanno dimostrato che uno stile di vita sano e attivo, oltre a praticare sport regolarmente anche in età avanzata, compatibilmente con le proprie condizioni cliniche e di salute, aiuta a rallentare e prevenire il declino cognitivo. Infatti, l’attività fisica stimola la circolazione, riduce l’infiammazione e promuove la plasticità cerebrale.

Anche una dieta sana, come la dieta mediterranea – che privilegia verdura, cereali integrali, pesce, frutta, e grassi sani come l’olio d’oliva – ha dimostrato effetti benefici sul rischio di declino cognitivo, oltre che sulla salute cardiovascolare. Inoltre, per la salute del cervello è importante dormire bene – durante il sonno profondo il cervello elimina le tossine, inclusa la beta-amiloide -, coltivare relazioni sociali, mantenere la mente attiva con attività quali leggere, imparare cose nuove, avere hobby stimolanti, dal momento che il cervello, come un muscolo, va allenato continuamente e controllare i fattori di rischio vascolari, quali pressione arteriosa, glicemia, colesterolo, peso corporeo.

Il ruolo della terapia ormonale sostitutiva

Infine, sebbene siano necessari ulteriori studi, sembra che, in alcune donne più predisposte, iniziare la terapia ormonale sostitutiva (TOS) prima dei 65 anni, cioè in quello che viene considerato periodo finestra per la prevenzione delle demenze, potrebbe avere un ruolo protettivo nella salute del cervello. Al contrario, iniziare la TOS molto tempo dopo la menopausa (superiore a 5 anni), potrebbe portare a un incremento dei rischi senza un reale beneficio, dal momento che è difficile recuperare alcuni tipi di alterazioni già instauratasi (ad esempio, osteoporosi, decadimento cognitivo).

Il tipo di terapia, la durata e il profilo individuale di ogni donna sono però fattori determinanti che devono essere valutati caso per caso, affidandosi al parere di esperti. È quindi fondamentale un counseling adeguato all’inizio della menopausa, che tenga conto dei fattori di rischio personali e familiari di ogni persona, così come risulta fondamentale proporre una TOS soprattutto alle donne in menopausa precoce, in modo da prevenire alterazioni difficili da trattare una volta sedimentate.

Ostetricia E Ginecologia

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