Il carcinoma lobulare infiltrante è una forma di tumore della mammella che presenta caratteristiche biologiche, molecolari e cliniche diverse da quelle degli altri tipi di tumore mammario. Comprendere quanto è diffuso, quali sono i principali fattori di rischio e quali terapie sono oggi disponibili è fondamentale per orientare correttamente la prevenzione, la diagnosi e il trattamento.
Approfondiamo l’argomento con la professoressa Carmen Criscitiello, Responsabile di Oncologia Mammaria presso Humanitas San Pio X e IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Cos’è il carcinoma lobulare infiltrante
Il carcinoma lobulare infiltrante rappresenta circa il 10-15% di tutti i tumori mammari e colpisce prevalentemente donne in età adulta, con una maggiore incidenza nella fascia di età menopausale e post-menopausale. Si tratta di una forma di tumore della mammella che origina dalle strutture deputate alla produzione di latte (cellule dei lobuli), caratterizzato da una crescita infiltrativa all’interno del tessuto mammario e che raramente si presenta come un nodulo ben delimitato; più spesso determina un’area di ispessimento tissutale mal definita, il che può renderne difficile il riconoscimento clinico e radiologico.
Nella maggior parte dei casi il carcinoma lobulare infiltrante esprime i recettori ormonali per estrogeni e progesterone.
Fattori di rischio
I fattori di rischio del carcinoma lobulare infiltrante coincidono con quelli del tumore mammario in generale, ma alcune associazioni risultano più marcate perchè aumentano l’esposizione cumulativa agli estrogeni, aspetto particolarmente rilevante per un tumore che, nella maggior parte dei casi, è ormono-sensibile.
Tra i fattori ormonali e riproduttivi rientrano:
- menarca precoce
- menopausa tardiva
- assenza di gravidanze
- prima gravidanza in età avanzata
- durata limitata dell’allattamento
- terapia ormonale sostitutiva in menopausa: gli studi indicano un aumento del rischio soprattutto con le terapie combinate estrogeno-progestiniche, ma anche l’uso di soli estrogeni è stato associato a un incremento dell’incidenza del carcinoma lobulare infiltrante, in misura maggiore rispetto ad altri sottotipi di tumore mammario.
- sovrappeso e obesità in postmenopausa
- consumo di alcol, che mostra una relazione dose-dipendente con l’aumento del rischio.
Al contrario, uno stile di vita attivo e un’alimentazione equilibrata sono associati a una riduzione del rischio complessivo di tumore della mammella, anche se i dati specifici sul carcinoma lobulare infiltrante sono più limitati.
Dal punto di vista genetico, lo sviluppo della malattia, può essere associato a mutazioni ereditarie, in particolare:
- mutazioni germinali del gene CDH1
- mutazioni, come quelle dei geni BRCA2, ATM e CHEK2 (il carcinoma lobulare infiltrante è raro nelle portatrici di mutazioni BRCA1).
Terapie disponibili
Il trattamento del carcinoma lobulare infiltrante si basa su un approccio multidisciplinare e personalizzato che integra chirurgia, radioterapia e terapie sistemiche (ormonoterapia e chemioterapia) alle caratteristiche biologiche del tumore e allo stadio di malattia.
- La chirurgia è, nella maggior parte dei casi, la prima terapia, e può essere conservativa della mammella (quadrantectomia) o radicale (mastectomia) associata spesso a oncoplastica. Tuttavia, la crescita infiltrativa tipica di questa neoplasia può rendere più complessa la definizione dell’estensione tumorale e aumentare il rischio di reinterventi.
- La radioterapia è generalmente indicata dopo la chirurgia conservativa e, in selezionati casi, anche dopo mastectomia, soprattutto in presenza di tumori di grandi dimensioni o coinvolgimento linfonodale.
- La terapia endocrina, o ormonoterapia, costituisce il pilastro della terapia sistemica, poiché la grande maggioranza dei carcinomi lobulari infiltranti esprime i recettori ormonali. Farmaci quali gli inibitori dell’aromatasi – impedendo la conversione degli androgeni in estrogeni – sono ampiamente utilizzati e hanno dimostrato un beneficio significativo nel ridurre il rischio di recidiva. In alcuni casi può essere indicata una terapia ormonale prolungata nel tempo.
- In generale, il carcinoma lobulare infiltrante mostra una minore sensibilità alla chemioterapia, soprattutto neoadiuvante, cioè somministrata prima della chirurgia, rispetto ad altri sottotipi di tumore mammario. Tuttavia, nei casi con elevato coinvolgimento linfonodale o caratteristiche biologiche aggressive, può offrire un beneficio in termini di controllo della malattia.
Nei casi a maggior rischio, in aggiunta alle terapie endocrine, le evidenze provenienti da studi clinici hanno dimostrato il ruolo degli inibitori di CDK4/6 nel ridurre la probabilità di recidiva e aumentare la sopravvivenza libera da malattia nelle forme recettori ormonali positivi in fase adiuvante, un gruppo in cui rientra una quota significativa di carcinomi lobulari infiltranti.
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