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Carenza di vitamina B12: sintomi, cause e come integrarla nell’alimentazione

La vitamina B12, nota anche come cobalamina, è una vitamina idrosolubile, cioè solubile in acqua, che l’organismo non è in grado di produrre da solo e deve essere introdotta ogni giorno attraverso l’alimentazione. In caso di carenze di vitamina B12 possono insorgere sintomi anche gravi che coinvolgono i globuli rossi, il sistema nervoso e il metabolismo energetico. In molti casi, adeguare l’alimentazione e assumere integrati specifici aiuta a risolvere la carenza di vitamina B12.

Ne parliamo con la dottoressa Maria Bravo, biologo nutrizionista di Humanitas San Pio X.

Vitamina B12: a cosa serve?

La vitamina B12 è una molecola che partecipa alla sintesi del DNA, il materiale genetico delle cellule, ed è indispensabile per la produzione dei globuli rossi nel midollo osseo. Inoltre, svolge azioni importanti su:

  • metabolismo degli aminoacidi – i mattoni che compongono le proteine – e degli acidi grassi, contribuendo alla trasformazione dei nutrienti in energia utilizzabile dall’organismo.
  • sistema nervoso, mantenendo integra la mielina, il rivestimento protettivo che avvolge le fibre nervose e garantisce la corretta trasmissione dei segnali elettrici tra il cervello e il resto del corpo. Una carenza prolungata può comprometterne l’integrità, con effetti che si manifestano anche a livello cognitivo e dell’umore.

Il fabbisogno giornaliero per un adulto è di circa 2-2,4 microgrammi (mcg), una quantità apparentemente piccola che però aumenta durante la gravidanza e l’allattamento, fasi in cui il corretto apporto della vitamina è essenziale sia per la madre che per lo sviluppo del bambino.

Quali sono le cause della carenza di vitamina B12?

La causa più comune di carenza di vitamina B12 è un’alimentazione priva o fortemente ridotta di prodotti animali, come avviene nelle diete vegane o in quelle a prevalenza vegetale. 

Oltre alle scelte dietetiche, esistono anche altre cause:

  • alterazioni dell’assorbimento intestinale, come la malattia celiaca, le malattie infiammatorie croniche intestinali o le disbiosi inestinali, possono ridurre la capacità dell’intestino di assorbire correttamente la vitamina anche quando l’apporto alimentare è adeguato; 
  • alcune terapie farmacologiche prolungate, tra cui l’uso cronico di inibitori di pompa protonica (i farmaci che riducono l’acidità gastrica, comunemente prescritti per il reflusso) e la metformina, utilizzata nel trattamento del diabete di tipo 2;
  • anemia perniciosa, una patologia autoimmune che distrugge le cellule dello stomaco responsabili della produzione di una proteina indispensabile per l’assorbimento della vitamina B12 che, pertanto, non può essere assorbita indipendentemente dalla quantità introdotta con il cibo;
  • età avanzata. Con l’invecchiamento, la produzione di acido cloridrico nello stomaco tende a ridursi, compromettendo la liberazione della vitamina B12 dalle proteine alimentari e il suo successivo assorbimento.

I sintomi della carenza di vitamina B12: quali sono?

La carenza di vitamina B12 si instaura in genere in modo graduale e per questo i sintomi possono essere sottovalutati o confusi con quelli di altre condizioni. In genere, i sintomi della carenza di vitamina B12 possono essere causati dalla conseguente comparsa di: 

  • anemia megaloblastica, patologia in cui i globuli rossi diventano più grandi del normale (megaloblasti) ma meno efficienti nel trasportare ossigeno ai tessuti. Ne derivano pallore, affaticamento persistente, fiato corto anche sotto sforzo minimo e sensazione di debolezza generalizzata;
  • disturbi neurologici e neuropatia periferica che si manifestano con formicolii e sensazioni di intorpidimento (parestesie) agli arti superiori e inferiori, disturbi dell’equilibrio, difficoltà di concentrazione e alterazioni dell’umore;
  • disturbi del cavo orale, con glossite, ovvero infiammazione della lingua, che appare arrossata e dolente, e ulcerazioni all’interno della bocca.

Per misurare i livelli sierici di vitamina B12, valutare anche le caratteristiche morfologiche dei globuli rossi – rilevando l’eventuale presenza di globuli rossi ingranditi – e diagnosticare una carenza di vitamina B12, è sufficiente un comune prelievo del sangue.

Come integrare la vitamina B12: alimenti e supplementi

La vitamina B12 è presente quasi esclusivamente negli alimenti di origine animale – in particolare le carni (il fegato), il pesce, le uova, il latte e latticini -, legata alle proteine. Durante la digestione, l’acido cloridrico prodotto dallo stomaco e gli enzimi gastrici liberano la vitamina B12, rendendola disponibile per l’assorbimento a livello intestinale.

È importante sottolineare però che il calore degrada una parte della vitamina B12 contenuta negli alimenti, con una perdita stimata di circa un terzo rispetto a quella contenuta nell’alimento crudo. Questo non significa che la cottura debba essere evitata, ma è un dato da tenere presente nella valutazione complessiva dell’apporto di proteine complessivo.

In generale, seguire un’alimentazione onnivora bilanciata, ovvero avere una dieta varia che includa anche alimenti ricchi di vitamina B12, permette di ottenere sufficienti livelli di questa vitamina. 

Nei regimi alimentari vegani o a base vegetale, invece, la carenza di vitamina B12 è frequente, non riesce a essere compensata con il consumo di alghe, lievito di birra o alimenti fermentati come il tempeh e il kombucha, perchè contengono concentrazioni trascurabili di vitamina B12, del tutto insufficienti a coprire il fabbisogno quotidiano.

I consigli dello specialista

La strategia raccomandata per chi esclude i prodotti animali dalla propria dieta è di ricorrere ad alimenti fortificati, cioè addizionati con vitamina B12, come bevande vegetali o cereali da colazione oppure di assumere integratori specifici, in formulazioni e dosaggi personalizzati in base alle esigenze individuali.

In alcune fasi della vita, come la gravidanza, il periodo post-partum e l’allattamento, il monitoraggio dei livelli di vitamina B12 e l’eventuale integrazione permettono di garantire un sano sviluppo neurologico del neonato. In questi casi, come più in generale quando si sospetta una carenza o si desidera impostare un’integrazione corretta, il consiglio è di rivolgersi a uno specialista in nutrizione, allo scopo di valutare la situazione individuale e indicare il trattamento più appropriato.

Ultimo aggiornamento: luglio 2026
Online: giugno 2025

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