La cheratosi attinica è una precancerosi cutanea frequente legata al danno da un’esposizione eccessiva e continua ai raggi ultravioletti nel corso della vita. Spesso sottovalutata, rappresenta invece un importante campanello d’allarme perché,rappresenta il segno clinico di una zona cutanea fortemente a rischio di tumori cutanei.
Approfondiamo l’argomento con il dottor Salvatore Rini, dermatologo di Humanitas San Pio X.
Cos’è la cheratosi attinica?
La cheratosi attinica è una lesione precancerosa della pelle causata soprattutto dall’esposizione prolungata e non protetta ai raggi ultravioletti (UV). Si tratta di lesioni (spesso più di una) comuni dopo i 40 anni, ma particolarmente frequenti dopo i 70 anni, causate da un danno cumulativo da raggi UV che accelera i processi di alterazione cellulare della pelle.
In genere, la cheratosi attinica si manifesta tipicamente nelle aree più esposte al sole, come:
- viso
- dorso delle mani
- cuoio capelluto (soprattutto in caso di calvizie)
- orecchie e décolleté.
I principali fattori di rischio includono:
- fototipo chiaro (pelle, occhi e capelli chiari)
- esposizione solare intensa e prolungata (per lavoro o attività sportive all’aperto)
- storia familiare di tumori cutanei
- condizioni di immunodeficienza, legate a malattie o a terapie immunosoppressive.
Al suo esordio, la cheratosi attinica può presentarsi come una piccola macchia rosata o una lieve crosticina, spesso ruvida al tatto ma non visibile. Con il tempo, però, la lesione può ispessirsi, diventare più evidente, assumere l’aspetto di una crosta persistente o di un piccolo nodulo, talvolta associata a sanguinamento o dolore. In rarissimi casi, la cheratosi attinica può evolvere in carcinoma squamocellulare.
Cheratosi attinica: sintomi
Lo sviluppo di cheratosi attinica può manifestarsi con la comparsa di una macchia rosata o color carne, dalla superficie ruvida o desquamante, oppure con una crosticina persistente che non guarisce. Inoltre, la sensazione al tatto è di pelle “secca” o ispessita, mentre nelle fasi più avanzate può comparire sanguinamento, dolore locale o formazione di un piccolo nodulo
In caso di lesioni cutanee sospette è importante rivolgersi al dermatologo per una valutazione con videodermatoscopia digitale, un esame utile alla diagnosi. Una diagnosi precoce consente trattamenti meno invasivi e riduce il rischio di evoluzione verso forme tumorali.
Cheratosi attinica: trattamenti
Il trattamento della cheratosi attinica non mira alla distruzione della singola cheratosi, ma viene esteso a tutto il campo cutaneo danneggiato dal sole con lo scopo di “bonificare” il più possibile la zona e ridurre il rischio di insorgenza di tumori cutanei. Oltre al trattamento a tappeto della zona interessata, si possono associare trattamento sulla singola lesione nel caso questa sia molto grande, molto spessa e dolorante. Questo scelta terapeutica va comunque valutata attentamente da un dermatologo esperto in oncologia perché è fondamentale valutare se ci si trova davanti ad una cheratosi attinica o ad una carcinoma squamocellulare, tumore cutaneo che può avere un decorso aggressivo. L’utilizzo quotidiano di fotoprotezioni ad alto SPF è un elemento chiave della gestione delle cheratosi attiniche.
Tra le principali opzioni terapeutiche oggi disponibili si trovano:
- Crioterapia: è il trattamento più utilizzato per le lesioni singole. Si basa sull’applicazione di azoto liquido che congela e distrugge il tessuto alterato. La procedura è rapida, ambulatoriale e dura pochi minuti: dopo il trattamento la lesione si stacca, lasciando spazio a nuova pelle. In alcuni casi possono comparire alterazioni della pigmentazione cutanea o cicatrici.
- Ablazione: indicata per lesioni spesse o sospette, la lesione viene rimossa in anestesia locale, con uno strumento a cucchiaio tagliente chiamato curet, spesso associata a elettrochirurgia per eliminare eventuale tessuto residuo, oppure con laser CO2.
- Terapia fotodinamica: permette di trattare aree estese di pelle danneggiata. Prevede l’applicazione di una crema fotosensibilizzante sulla zona interessata. Dopo alcune ore, la pelle viene esposta a una luce specifica (LED) che distrugge selettivamente le cellule alterate. Il trattamento non è invasivo e ha un’azione estetica, curativa e preventiva, perché riduce la comparsa di nuove lesioni.
- Terapia immunomodulante: si tratta di terapia topica in grado di stimolare il sistema immunitario innato affinché distrugga le cellule malate.
- Chemioterapia topica: Si tratta di creme o unguenti contenenti un farmaco chemioterapico. Trattandosi di cellule precancerose, queste terapie sono molto valide e sensate. Non bisogna avere paura di intraprendere questo approccio, in quanto parliamo solo di somministrazione transcutanea, senza effetti sistemici e su altri organi. La durata del trattamento è di pochi giorni o qualche settimana.
Dopo circa un mese dal trattamento è prevista una visita di controllo per valutare la risposta alla terapia.
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