L’assenza delle mestruazioni dopo il parto non garantisce una protezione sicura da una gravidanza. Per questo motivo, l’allattamento non può essere considerato un metodo contraccettivo affidabile.
Approfondiamo l’argomento con la dottoressa Elisa Sipio, ginecologa e sessuologa di Humanitas San Pio X.
Perché parlare di contraccezione subito dopo il parto?
I dati della letteratura scientifica indicano che quando l’intervallo tra un parto e il concepimento successivo è inferiore ai 18–24 mesi, cresce la probabilità di complicanze ostetriche (parto prematuro, basso peso alla nascita, aborto spontaneo) e di problemi per il bambino prima o dopo la nascita, soprattutto nelle donne tra i 20 e i 34 anni. Nelle donne di 35 anni o più, avere gravidanze molto ravvicinate è associato invece a un maggiore rischio di gravi problemi di salute per la madre.
Inoltre è molto importante che le persone abbiano le corrette informazioni per pianificare al meglio l’intervallo tra gravidanze secondo le proprie necessità. Proprio per evitare gravidanze ravvicinate è quindi utile iniziare a parlare di contraccezione con il proprio ginecologo già nel periodo post-parto, in cui l’organismo della donna attraversa una fase di adattamento graduale.
Nelle prime sei settimane, soprattutto in assenza del ciclo mestruale, la fertilità tende a essere ridotta e, nelle donne che allattano al seno in modo esclusivo, questo può durare anche diversi mesi. Tuttavia, è importante sapere che se non si utilizza un metodo contraccettivo efficace, una nuova gravidanza può verificarsi anche entro il primo anno dal parto. Considerando che mediamente la ripresa dell’attività sessuale avviene a circa 6 settimane dal parto, è importante offrire alle donne delle alternative valide, oltre alla classica contraccezione di barriera, che permettano di praticare una contraccezione efficace e allo stesso tempo non compromettere l’allattamento al seno.
Anticoncezionali: quando usarli dopo il parto?
La scelta del contraccettivo dopo il parto richiede attenzione, perché il corpo si trova in una fase delicata. Nelle prime settimane, il rischio di tromboembolia venosa è fisiologicamente più elevato e tende a ridursi gradualmente fino a tornare ai livelli abituali entro circa sei settimane. Anche per questo motivo, nelle donne che allattano o che presentano fattori di rischio per trombosi, i contraccettivi contenenti estrogeni non sono la prima scelta. Gli estrogeni contenuti nei contraccettivi ormonali sono sconsigliati in allattamento per via del loro effetto sulla produzione di latte e sul lattante.
Quali metodi contraccettivi sono consigliati dopo il parto?
- Per questi motivi una pillola anticoncezionale a base di solo progestinico può rappresentare un’opzione sicura ed efficace, perché non interferisce con la produzione di latte, non influisce sulla crescita del neonato e non aumenta il rischio trombotico.
- Quando la donna non allatta e non ha controindicazioni specifiche, dopo alcune settimane dal parto possono essere presi in considerazione anche altri metodi ormonali, sempre sotto consiglio del ginecologo. L’aspetto fondamentale resta la personalizzazione, dal momento che la scelta del trattamento deve tener conto della salute, dello stile di vita e dei desideri riproduttivi della donna.
- Anche la contraccezione intrauterina può essere una possibilità dopo il parto, ma è preferibile attendere che l’utero abbia completato la fase di involuzione, tornando a dimensioni simili a quelle precedenti la gravidanza. In genere si consiglia di aspettare almeno alcune settimane e un periodo più lungo nel caso di parto cesareo, per permettere una corretta guarigione della parete uterina e ridurre il rischio di spostamento del dispositivo.
- Infine è possibile utilizzare anche l’impianto sottocutaneo a rilascio di levonorgestrel, sempre attendendo circa 6 settimane da parto.
È tuttavia importante che si discutano queste opzioni già nel post partum, o ancora meglio già durante la gravidanza. L’obiettivo è che una donna che ha partorito possa accedere a metodi contraccettivi che rendano possibile l’allattamento al seno e il ritorno a una vita sessuale normale proteggendola da gravidanze indesiderate.
Visite ed esami
-
2.3 milioni visite
-
+56.000 pazienti PS
-
+3.000 dipendenti
-
45.000 pazienti ricoverati
-
800 medici

