L’ECG da sforzo o test cardiovascolare da sforzo – conosciuto anche come test ergometrico -, è uno degli esami cardiologici più diffusi per la valutazione del funzionamento del cuore durante l’impegno fisico. Molte alterazioni cardiache, infatti, si manifestano solo quando il cuore è chiamato a lavorare di più, e restano invece silenti o presentano lievi sintomi quando il corpo è a riposo.
Approfondiamo l’argomento con il dottor Gianluca Ruffin, Responsabile di cardiologia di Humanitas San Pio X.
Test cardiovascolare da sforzo: cos’è?
Il test cardiovascolare da sforzo è un esame diagnostico di primo livello, in grado di orientare la diagnosi cardiologica in modo rapido e poco invasivo, da interpretare all’interno del quadro clinico complessivo del paziente. L’elettrocardiogramma da sforzo, infatti, registra l’attività elettrica del cuore sottoposto a uno sforzo fisico controllato e crescente, in genere camminando su un tapis roulant o pedalando su una cyclette, mentre il medico monitora in tempo reale il tracciato, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa.
Durante lo sforzo fisico, infatti, possono comparire i segni di alterazioni cardiache che a riposo resterebbero silenti. Ad esempio, in alcuni casi, il flusso di sangue può essere normale anche in presenza di una malattia coronarica perché, sebbene parzialmente ostacolato, può essere sufficiente a soddisfare le esigenze dell’organismo in quel momento. Tuttavia, in presenza di uno sforzo fisico progressivo in intensità e durata, il cuore ha bisogno di più sangue e di più ossigeno per sostenere il lavoro muscolare. È proprio in questa fase che un’eventuale riduzione del flusso coronarico può tradursi in un’alterazione del tracciato elettrocardiografico, altrimenti non rilevabile.
ECG da sforzo: cosa si vede?
Prima dell’esame, che si svolge in un ambulatorio dedicato, l’infermiere applica gli elettrodi dell’ECG sul torace del paziente e il bracciale per la rilevazione della pressione arteriosa. Durante l’esame, il medico monitora in modo continuo:
- l’elettrocardiogramma per individuare, in tempo reale, eventuali anomalie del tratto ST o di altre componenti del tracciato, espressione di un alterato afflusso di sangue alle coronarie;
- la frequenza cardiaca, che normalmente aumenta in modo progressivo e proporzionale all’intensità dello sforzo;
- la pressione arteriosa, misurata a intervalli regolari per verificare che l’organismo risponda allo sforzo in modo adeguato.
Il monitoraggio continuo dell’elettrocardiogramma consente inoltre di cogliere l’eventuale insorgenza di aritmie, ventricolari o sopraventricolari, e di anomalie della conduzione atrioventricolare che si manifestano esclusivamente sotto sforzo. Anche i sintomi riferiti durante la prova, come dolore toracico, sensazione di vertigine o affanno, vengono utilizzati, insieme ai dati strumentali, allo scopo del risultato dell’esame.
Quando è utile l’ECG da sforzo?
Il test cardiovascolare da sforzo viene prescritto principalmente in caso di sospetta coronaropatia o cardiopatia ischemica, quando i sintomi riferiti dal paziente – come dolore al petto durante l’attività fisica – fanno pensare a una possibile origine cardiaca.
È utile anche per valutare la funzionalità cardiaca dopo un evento coronarico, un intervento di rivascolarizzazione o nell’ambito di percorsi di riabilitazione cardiologica, così come per studiare la risposta del sistema cardiovascolare in presenza di fattori di rischio.
Quando il tracciato resta dubbio, o quando i sintomi non trovano una spiegazione chiara nei dati raccolti, il cardiologo può richiedere ulteriori accertamenti, come l’ecocardiogramma da stress e la TC cardiaca, nei casi in cui il sospetto di malattia coronarica resti elevato.
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