L’hockey su ghiaccio è uno sport di contatto in cui i giocatori pattinano ad alta velocità su una superficie ghiacciata e con un bastone (stecca) scagliano un disco di gomma vulcanizzata a circa 160 km/h. I traumi agli arti superiori e inferiori sono piuttosto comuni e trattamenti sport-specifici possono aiutare l’atleta a tornare al livello di prestazione precedente all’infortunio.
Ne parliamo con gli specialisti di Humanitas San Pio X, il dottor Federico D’Amario, Responsabile dell’Unità Operativa di Protesica di anca e di ginocchio e il dottor Andrea Lisai, Referente di Chirurgia della spalla.
Cos’è l’hockey su ghiaccio?
L’hockey su ghiaccio – uno degli sport invernali presenti ai Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 – è considerato il gioco di squadra più veloce e a più alta intensità al mondo, in cui il contatto fisico tra giocatori è consentito. Si disputa su una superficie ghiacciata rettangolare con bordi arrotondati, circondata da balaustre (sponde) e vetri protettivi. È noto per la combinazione di abilità tecnica (pattinaggio, controllo del disco) e fisicità estrema, che prevede un equipaggiamento specifico, a causa della durezza del ghiaccio, della velocità del disco e dei contatti fisici. Ogni squadra è composta da sei giocatori, di cui un portiere, e lo scopo è segnare più gol dell’avversario tirando in rete il puck, un disco cilindrico di gomma vulcanizzata nera, pesante e duro, che viene congelato prima della partita per ridurre il rimbalzo e aumentare la scorrevolezza.
Ogni giocatore è dotato di:
- un bastone in carbonio, leggero ed elastico, per passare, controllare, far rimbalzare e tirare il disco
- pattini con lama curva e uno scarpone rigido rinforzato per proteggere piedi e caviglie dai dischi e dalle lame degli avversari
- protezioni che includono casco, paradenti, paraspalle (corazza), gomitiere, guanti imbottiti, pantaloni con protezioni rigide interne, conchiglia (per l’inguine) e parastinchi. Il portiere indossa protezioni voluminose e specializzate per coprire la porta col proprio corpo.
Sulla pista da hockey è consentito il body checking cioè “la carica”: un giocatore può usare la spalla o il fianco per colpire un avversario in possesso del disco per spingerlo contro la balaustra e separarlo dal puck.
Quali sono le lesioni più frequenti e i trattamenti sport-specifici?
Arti inferiori
- Skate bite o tendine da pattino: è un tipo di lesione quasi esclusiva degli sport con pattini dotati di “scarponi” rigidi come l’hockey e il pattinaggio artistico. Si tratta dell’infiammazione acuta del tendine tibiale anteriore o dell’estensore lungo dell’alluce, provocata dalla compressione eccessiva della linguetta rigida del pattino contro il collo del piede. Spesso accade quando i giocatori stringono troppo i lacci superiori per avere più stabilità o quando la linguetta del pattino è usurata e non offre più imbottitura. I sintomi caratteristici sono dolore acuto, arrossamento e gonfiore proprio dove preme la linguetta del pattino.
Trattamento: nella fase acuta, è necessario fermarsi dall’attività sportiva, applicare il ghiaccio, rivolgersi al medico per valutare l’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
- Pubalgia dello sportivo o sport hernia: nell’hockey, il movimento della pattinata prevede una spinta laterale ed esplosiva, che mette sotto enorme stress l’anca e l’inguine. Non è una vera ernia, nel senso che non c’è fuoriuscita di organi, ma è una lesione o uno strappo dei tessuti molli nella zona inguinale, spesso dove i muscoli addominali si inseriscono nell’osso pubico. I frequenti cambi di direzione e le rotazioni del tronco ad alta velocità creano uno squilibrio tra i muscoli adduttori (interno coscia) e i muscoli addominali inferiori più deboli, aumentando il rischio di strappo. Il dolore è il sintomo caratteristico.
Trattamento: protocolli specifici per rafforzare simultaneamente il core (muscoli addominali profondi) e i muscoli stabilizzatori dell’anca (glutei), fondamentali per compensare lo stress di rotazione e la spinta laterale tipico della pattinata, ed esercizi a catena cinetica chiusa che simulano il movimento di pattinata. Se la fisioterapia non ha successo (dopo 6-12 settimane), si può considerare un intervento chirurgico per riparare il tessuto lesionato, seguito da un lungo e rigoroso percorso riabilitativo mirato al ripristino della forza esplosiva necessaria per l’hockey.
- Conflitto femoro-acetabolare (FAI): è una condizione in cui le ossa dell’anca (la testa del femore e l’acetabolo del bacino) non si incastrano perfettamente a causa di una deformità ossea, spesso congenita. Durante il movimento, le componenti ossee sfregano l’una contro l’altra andando a danneggiare, nel tempo, la cartilagine e il labbro acetabolare (una guarnizione di cartilagine che sigilla l’articolazione). È un infortunio molto comune nei portieri che usano la tecnica “butterfly”, ovvero ginocchia unite e piedi larghi.
Trattamento: l’obiettivo è migliorare la funzione dell’anca senza causare ulteriore attrito, con rafforzamento dei muscoli glutei e del core per stabilizzare la pelvi e ottimizzare la postura, specie nei portieri. In alcuni casi, il trattamento è l’artroscopia dell’anca per rimodellare l’osso e riparare il labbro acetabolare danneggiato. Il ritorno allo sport richiede diversi mesi e un protocollo riabilitativo intensivo per tornare alla piena escursione dei movimenti estremi.
Arti superiori
La lussazione acromion-claveare – che riguarda la clavicola – e quella gleno-omerale – che riguarda l’articolazione principale del braccio – sono traumi frequenti nell’hockey, dovuti all’impatto contro le balaustre (i bordi della pista), il ghiaccio (a seguito di caduta) o il contatto con altri giocatori.
- La lussazione acromion-claveare è l’infortunio più comune nell’hockey e provoca la separazione della clavicola dalla scapola, nella parte alta della spalla. Avviene tipicamente quando un giocatore viene “caricato” (body check) contro la balaustra e la spalla assorbe tutto l’impatto.
La lussazione gleno-omerale avviene quando la testa dell’omero (l’osso del braccio) esce dalla sua sede nella scapola, in genere a seguito di cadute o contatto con l’avversario.
Trattamento: dipende dal grado di lussazione e può prevedere fisioterapia con rinforzo della cuffia dei rotatori nelle lussazioni di basso grado, e stabilizzazione scapolare. Molti giocatori, al rientro in campo, utilizzano un tutore dinamico o una fascia di stabilizzazione per l’attività sportiva, in modo da limitare l’abduzione e la rotazione esterna, i movimenti che causano maggiormente la lussazione.
- Borsite olecranica: l’olecrano è la punta ossea del gomito, dove si trova la borsa olecranica, un piccolo sacco pieno di liquido che funge da cuscinetto e facilita il movimento del gomito. Nell’hockey, nonostante le gomitiere, le cadute ripetute sul ghiaccio duro possono infiammare la borsa, che si riempie di liquido, e provoca un vistoso rigonfiamento sulla punta del gomito, con dolore al movimento.
Trattamento: nella fase acuta, ghiaccio, compressione e drenaggio (aspirazione del liquido) se necessario.
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