L’iperplasia prostatica, ovvero l’aumento del volume della prostata, è una condizione spesso associata all’età, che può diventare un fattore predisponente alle infezioni urinarie. Le evidenze più recenti mostrano come infiammazione e alterazioni del microbiota contribuiscano a questo legame. Intervenire precocemente, con una diagnosi accurata e un trattamento mirato, permette di migliorare la qualità di vita e prevenire recidive.
Ne parliamo con il dottor Rodolfo Hurle, urologo e andrologo di Humanitas San Pio X.
Iperplasia prostatica e infezioni urinarie: cause e sintomi
Le infezioni delle vie urinarie nei maschi, in genere meno frequenti rispetto alle femmine, tendono a essere associate a condizioni che ostacolano il normale flusso dell’urina come l’iperplasia prostatica benigna. Con l’avanzare dell’età, la prostata può aumentare di volume e comprimere l’uretra, rendendo più difficile lo svuotamento completo della vescica. Pertanto, anche una piccola quantità di urina residua in vescica può diventare un ambiente favorevole alla proliferazione dei batteri, aumentando il rischio di infezioni ricorrenti.
L’aumento del volume prostatico, come evidenziato da diversi studi, può essere causato da infiammazione cronica che contribuisce a modificare la struttura dei tessuti e può peggiorare l’ostruzione, favorendo la stasi urinaria e la crescita batterica. Inoltre, le alterazioni del microbiota urinario, cioè la riduzione della diversità dell’insieme dei microrganismi che abitano le vie urinarie, secondo uno studio recente, possono favorire la colonizzazione da parte di batteri responsabili di infezioni ricorrenti. L’ostruzione urinaria, infatti, modifica l’ambiente della vescica e può facilitare la crescita di microrganismi patogeni.
I sintomi di un’infezione urinaria nei maschi includono:
- bruciore durante la minzione
- bisogno frequente di urinare
- sensazione di svuotamento incompleto
- urine torbide o maleodoranti
- febbre con brividi.
In alcuni casi, l’infezione può estendersi alla prostata, dando origine a una prostatite batterica, una condizione che può richiedere trattamenti più lunghi e mirati.
Infezione urinaria: diagnosi e trattamento
La diagnosi si basa sulla sintomatologia riferita dal paziente e su esami come:
- esame urine completo
- urinocoltura
- ecografia vescico-prostatica
- valutazione del residuo post-minzionale
- uroflussometria con valutazione del residuo post-minzionale che permette di capire se la vescica si svuota correttamente.
È utile in caso di sospetto di ostruzione cervico-uretrale somministrare al paziente il questionario IPSS.
Il trattamento prevede la terapia antibiotica mirata, terapia antiflogistica prostatica come la serenoa repens e la gestione dell’eventuale ostruzione prostatica con farmaci come gli alfa-litici ed eventualmente gli inibitori della 5-alfa-reduttasi in caso di prostate voluminose con Psa superiore a 1,5, che possono migliorare il flusso urinario.
In caso di mancata risoluzione della sintomatologia ostruttiva può essere necessario ricorrere a tecniche mininvasive come l’enucleazione prostatica con laser a olmio (HoLEP) per ridurre il volume prostatico e risolvere l’ostruzione.
Prevenzione delle infezioni urinarie
Bere a sufficienza, non avere una vista sedentaria, non assumere alcolici o cibi piccanti e cioccolata, non trattenere l’urina, svuotare la vescica con calma e sottoporsi a controlli urologici regolari sono strategie di prevenzione delle infezioni urinarie per la popolazione maschile in generale. In caso di iperplasia prostatica, residuo post-minzionale elevato o infezioni ricorrenti, è raccomandato rivolgersi a un urologo di riferimento per valutare il trattamento più adeguato.
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