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Malattie cardiovascolari: esami e controlli di prevenzione

Le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la principale causa di mortalità nei Paesi occidentali. Le nuove linee guida 2024-2025 della Società Europea di Cardiologia (ESC) e della Società Europea di Aterosclerosi (EAS), forniscono indicazioni precise per la prevenzione attraverso un approccio basato sulla stratificazione del rischio cardiovascolare individuale e sull’intervento precoce.

Ne parliamo con il dottor Gianluca Ruffin, Responsabile di cardiologia di Humanitas San Pio X.

Rischio cardiovascolare e prevenzione: quali esami fare?

Le linee guida ESC/EAS introducono un sistema rinnovato per calcolare il rischio cardiovascolare a 10 anni, basato su algoritmi – SCORE2 e SCORE2-OP che sostituiscono i precedenti modelli di valutazione – che permettono di stimare il rischio di eventi cardiovascolari fatali e non fatali e di classificare ogni individuo in categorie di rischio basso, moderato, alto e molto alto.

La valutazione tiene conto di numerosi fattori che possono modificare il profilo di rischio di una persona, tra cui la storia familiare di malattie cardiovascolari precoci, l’etnia, la presenza di condizioni croniche come malattie autoimmuni o disturbi mentali gravi e alcuni parametri specifici.

Gli esami di prevenzione cardiovascolare

La prevenzione cardiovascolare si fonda su un insieme di esami che permettono di identificare i principali fattori di rischio modificabili. Le linee guida raccomandano di iniziare lo screening nei maschi a partire dai 35 anni con:

  • Misurazione della pressione arteriosa: si parla di pressione arteriosa elevata – diversa dall’ipertensione – con valori di pressione sistolica (la pressione massima) compresi tra 120 e 139 mmHg o diastolica (la pressione minima) tra 70 e 89 mmHg. Valori all’interno di questi range riconoscono che il rischio cardiovascolare aumenta progressivamente e non inizia bruscamente al superamento della soglia tradizionale di ipertensione. Per la diagnosi di ipertensione, infatti, non è sufficiente la misurazione periodica della pressione, ma misurazioni accurate per distinguere anche condizioni come l’ipertensione da camice bianco o l’ipertensione mascherata.

Per le persone con rischio cardiovascolare elevato e pressione arteriosa elevata (ma non ancora ipertensione conclamata), le linee guida raccomandano di iniziare il trattamento farmacologico quando la pressione supera i 130/80 mmHg. Per chi ha un rischio basso-moderato, i farmaci sono riservati solo quando la pressione rimane superiore a 140/90 mmHg nonostante le modifiche dello stile di vita.

  • Profilo lipidico: dosare il colesterolo totale, colesterolo LDL (lipoproteine a bassa densità), colesterolo HDL (lipoproteine ad alta densità) e trigliceridi, a cui si aggiunge il dosaggio della lipoproteina(a), che le linee guida raccomandano di eseguire almeno una volta nella vita in tutti gli adulti (valori superiori a 50 mg/dL sono considerati un fattore di rischio significativo per malattie cardiovascolari e possono modificare l’approccio terapeutico per il controllo dei valori del colesterolo).

A seconda della categoria di rischio cardiovascolare, l’obiettivo della terapia per il colesterolo LDL cambia:

  • rischio basso-moderato: mantenere i valori al di sotto di 100 mg/dL
  • rischio alto: ridurre i valori a 70 mg/dL
  • rischio molto alto: abbassare i livelli a 55 mg/dL. 

Le linee guida sottolineano che raggiungere questi obiettivi non è più un processo graduale, ma una priorità, specialmente nelle persone che hanno già avuto un evento cardiovascolare acuto. La strategia terapeutica per la gestione del colesterolo si basa sull’uso delle statine come farmaci di prima scelta. Altri farmaci con benefici cardiovascolari dimostrati includono l’ezetimibe, l’acido bempedoico e gli inibitori di PCSK9. 

  • Glicemia e metabolismo glucidico: il controllo della glicemia a digiuno è fondamentale per identificare il diabete o condizioni di prediabete, entrambi fattori di rischio cardiovascolare significativi. Nelle persone oltre i 50 anni o con fattori di rischio, può essere utile anche il dosaggio dell’emoglobina glicata, che fornisce un’indicazione del controllo glicemico degli ultimi 2-3 mesi.
  • Altri esami ematici: comprendono l’emocromo completo e la valutazione della funzionalità epatica e renale. Quest’ultima è particolarmente importante poiché la malattia renale cronica è un fattore di rischio cardiovascolare indipendente e può influenzare la scelta dei farmaci antipertensivi e ipolipemizzanti.
  • Elettrocardiogramma a riposo: è un esame di base che permette di identificare alterazioni del ritmo cardiaco, segni di ischemia pregressa o ipertrofia ventricolare sinistra. In presenza di fattori di rischio può essere indicato l’elettrocardiogramma sotto sforzo.
  • Ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici (TSA): è raccomandato in particolare per le persone oltre i 50 anni o con rischio cardiovascolare elevato. Permette di identificare la presenza di placche aterosclerotiche e di stimare il grado di stenosi (ostruzione) delle arterie carotidee, fornendo informazioni prognostiche sul rischio di eventi cerebrovascolari come l’ictus.

Stile di vita e alimentazione

Le modifiche dello stile di vita rappresentano il pilastro principale della prevenzione cardiovascolare e sono raccomandate per tutti, indipendentemente dal livello di rischio.

Le linee guida 2024 raccomandano di ridurre l’assunzione di sodio a meno di 2 grammi al giorno, dal momento che un minore consumo di sodio permette di ridurre significativamente la pressione arteriosa. L’alimentazione dovrebbe ispirarsi alla dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, pesce e olio d’oliva, con un consumo limitato di carni rosse e prodotti trasformati. La dieta mediterranea, infatti, si è dimostrata efficace nel ridurre il rischio cardiovascolare e nel migliorare il profilo lipidico.

Sono raccomandati almeno 150 minuti a settimana di attività fisica aerobica di intensità moderata, oppure 75 minuti di attività vigorosa, distribuiti lungo la settimana. L’esercizio fisico regolare contribuisce al controllo della pressione arteriosa, al miglioramento del profilo lipidico e al mantenimento di un peso corporeo sano.

Altri fattori

La cessazione del fumo è fondamentale, poiché il fumo aumenta il rischio cardiovascolare in modo significativo, specialmente nei giovani adulti. Il controllo del peso corporeo e la riduzione del consumo di alcol sono anch’essi elementi essenziali della strategia preventiva.

Controlli cardiologici: ogni quanto farli?

La periodicità dei controlli dipende dal profilo di rischio individuale e dalla presenza di condizioni preesistenti, valutate dallo specialista in cardiologia. In generale, in assenza di fattori di rischio, i controlli sono raccomandati ogni 2-3 anni prima dei 40 anni e ogni 1-2 anni dopo i 40 anni. In presenza di fattori di rischio e malattie cardiovascolari già diagnosticate, il follow-up deve essere personalizzato in base alla patologia specifica e alle terapie in corso, e generalmente richiede controlli più frequenti e specialistici.

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