La menopausa oncologica, o iatrogena, è una condizione che può insorgere in modo improvviso anche in età fertile, come conseguenza di trattamenti farmacologici o chirurgici necessari per la cura o la prevenzione dei tumori. La brusca riduzione degli estrogeni che ne deriva tende a generare sintomi più intensi rispetto alla menopausa fisiologica e può influenzare diversi aspetti della salute.
Ne parliamo con la professoressa Nicoletta Di Simone, Responsabile del Centro multidisciplinare di menopausa in oncologia di Humanitas San Pio X.
Menopausa oncologica: cos’è
La menopausa iatrogena corrisponde all’interruzione precoce e improvvisa della funzione ovarica causata da interventi chirurgici o terapie oncologiche che danneggiano in modo permanente o temporaneo le ovaie. Può verificarsi dopo l’asportazione bilaterale di ovaie e tube di Falloppio, oppure in seguito a chemioterapia, radioterapia pelvica o terapie mirate che interferiscono con l’attività ovarica.
A differenza della menopausa naturale, che si sviluppa gradualmente, la menopausa oncologica determina una caduta rapida degli estrogeni, con ripercussioni su:
- funzione vascolare
- metabolismo lipidico
- turnover osseo
- meccanismi neurofisiologici
- equilibrio dei tessuti urogenitali
- sul sistema nervoso centrale.
Può manifestarsi anche in giovane età, con un impatto significativo sulla salute a lungo termine e sulla qualità di vita.
Menopausa oncologica: sintomi e complicanze a lungo termine
La riduzione improvvisa degli estrogeni è spesso associata a sintomi più intensi rispetto alla menopausa naturale. Tra i più comuni si osservano:
- vampate di calore
- sudorazioni notturne
- disturbi del sonno
- irritabilità
- variazioni dell’umore
- difficoltà di concentrazione
- affaticamento
- sindrome genitourinaria, caratterizzata da secchezza vaginale, dolore nei rapporti e aumento delle infezioni urinarie
- dispareunia
- osteopenia e osteoporosi
- dolore articolare e muscolare.
Nelle donne che entrano in menopausa prima dei 45 anni, la carenza estrogenica può inoltre influenzare la salute cardiovascolare, accelerare la perdita di massa ossea (osteopenia e osteoporosi) e alterare il metabolismo, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari e sindrome metabolica, inclusi ipertensione, diabete e obesità.
Menopausa oncologica: come gestirla
La gestione della menopausa oncologica richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato, che consideri la storia oncologica, l’età della donna, i sintomi presenti e il contesto emotivo e clinico spesso complesso dopo una diagnosi di tumore. Diversi sono i percorsi di trattamento per gestire la menopausa oncologica, tra cui:
- le terapie non ormonali o ormonali
- la riabilitazione del pavimento pelvico
- la nutrizione clinica
- il supporto psicologico.
- le valutazioni del rischio cardiovascolare, metabolico e osseo.
La terapia ormonale sostitutiva (TOS), secondo la più recente revisione, è efficace nel ridurre i disturbi vasomotori e nel proteggere la salute cardiovascolare e ossea quando avviata precocemente, ma la sua prescrizione necessita di una valutazione specialistica accurata nelle donne in menopausa iatrogena. Uno studio italiano (MITO Group) ha evidenziato che nonostante il 70% dei medici consideri la TOS una terapia sicura nelle donne con mutazione BRCA dopo chirurgia profilattica, permangono maggiori esitazioni nel tumore ovarico e dell’endometrio.
Lo studio sottolinea inoltre la necessità di professionisti in grado di favorire l’accesso a trattamenti efficaci e basati sulle evidenze, e di supportare le pazienti nel processo decisionale sulla scelta delle terapie più adatte alla propria storia personale.
Quando la paziente non possa o non desideri utilizzare terapie ormonali, esistono opzioni non ormonali, farmacologiche e non farmacologiche, meno efficaci della TOS ma che possono contribuire al controllo dei sintomi e al benessere locale e generale.
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