L’arrivo di una nuova vita è generalmente associato alle emozioni “felici”, alla gioia ed alla soddisfazione. Accanto a queste emozioni positive, tuttavia, la nascita del proprio bambino spesso genera anche emozioni meno “luminose”: malinconia, ansia o  paura apparentemente inspiegabili e ingestibili. Questo altalenarsi di stati emotivi apparentemente  opposti (dal riso alle lacrime) è perfettamente normale e sano nelle neomamme. 

Tuttavia certe volte l’ansia può essere più acuta e non passare da sola, soprattutto in questo periodo di incertezza e preoccupazione legate alla pandemia da Covid-19. 

Ne parliamo con le dottoresse Maria Caterina Cattaneo, Sara Roveraro, Valentina Chiorino e Roberta Salerno, psicologhe e psicoterapeute del servizio ssn presidio psicologico del Punto Nascita di Humanitas San Pio X.

Le psicologhe sono sempre presenti e disponibili al Punto Nascita per parlare con le neomamme, senza appuntamento e in qualunque momento. 

«In questi casi – spiega la dott.ssa Maria Caterina Cattaneo, psicologa e psicoterapeuta del Punto Nascita di Humanitas San Pio X – la donna può arrivare a sentirsi in colpa perché non prova la felicità e la serenità che è “normale” avvertire alla nascita del figlio. Questo può contribuire alla genesi di vissuti di impotenza ed inferiorità non sempre facili  da gestire, con una possibile ricaduta sull’iniziale relazione di attaccamento madre-figlio. Per questo è molto importante che la futura madre sia supportata psicologicamente non solo prima del parto, ma anche nel periodo successivo alla nascita. Infatti, il sostegno psicologico perinatale può aiutare a prevenire la depressione post-partum e permettere alla mamma e a tutte le persone che la circondano di vivere l’arrivo del figlio in modo sereno e preparato». 

Quando il baby blues non passa

«Il baby blues si manifesta nel 90% delle neomamme e consiste in un periodo subito dopo il parto, specie nel momento in cui si fa ritorno a casa, in cui si avverte tristezza, irritabilità, ansia, difficoltà a dormire, crisi di pianto, calo della concentrazione – chiarisce l’esperta -. Questa condizione dura da pochi giorni a un massimo di due settimane. Se invece questi sintomi si iniziano a manifestare con un’intensità maggiore e prolungati nel tempo, oppure a un anno dalla nascita del bambino, potrebbe trattarsi di depressione post-partum. Le sensazioni possono arrivare ad essere molto negative e spiacevoli, come: 

  • perdita di interesse nelle attività che prima erano stimolanti
  • aggressività 
  • desiderio di isolamento sociale
  • rabbia ingiustificata nei confronti del partner o del bambino
  • malinconia
  • inadeguatezza
  • sensazione di essere “bloccate”, senza via d’uscita

Tutto ciò può essere aggravato se il parto è stato particolarmente difficile o traumatico. In questo caso ai sintomi della depressione si possono aggiungere quelli del disturbo post traumatico, tra cui incubi, recupero di immagini che tormentano la serenità della neomamma, ansia».

Il servizio di ascolto del Punto Nascita per il benessere della neomamma

«Intervenire prima che si aggravino le sensazioni negative è fondamentale per supportare in modo adeguato la neomamma –  sottolinea la dott.ssa Cattaneo -. Un colloquio nell’immediato post partum con una psicologa esperta può aiutare la donna in particolare difficoltà ad elaborare  ansia e preoccupazione o il timore di non riuscire a gestire la responsabilità e di  “non essere una brava mamma”. La specialista è in grado di capire se queste preoccupazioni, comuni pressoché a tutte le mamme, nascondono segnali di una sofferenza più grande ed intensa. Se la situazione della mamma richiede un intervento terapeutico, questo dipenderà dalla problematica individuata. L’Intervento specialistico sarà strutturato in base al bisogno individuato in sinergia con l’ostetrica (per esempio nelle difficoltà di allattamento) o, nel caso di una vera e propria depressione post partum, con lo psicologo per impostare una eventuale terapia farmacologica»