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Patch test e prick test: quali differenze e quando si utilizzano?

Prick test e patch test sono due test cutanei molto utilizzati dall’allergologo per rilevare l’allergene responsabile di un’allergia. Si tratta di test con indicazioni specifiche e, sebbene entrambi vengano eseguiti sulla pelle, non sono esami alternativi.

Ne parliamo con il dottor Giovanni Paoletti, allergologo di Humanitas San Pio X.

Prick test: per le allergie respiratorie e alimentari

Il prick test è uno degli strumenti diagnostici più utilizzati in allergologia perché è rapido, poco invasivo e generalmente ben tollerato anche dai bambini. Il prick test è indicato soprattutto quando si sospettano allergie a comparsa immediata, come le allergie respiratorie stagionali o alcune allergie alimentari.

Durante il test vengono depositate sull’avambraccio piccole gocce contenenti estratti di diverse sostanze potenzialmente allergizzanti, come allergeni di pollini, acari della polvere, peli di animali o alcuni alimenti. Attraverso una lieve puntura superficiale della pelle, praticata dall’allergologo, le sostanze contenute nelle gocce entrano in contatto con il sistema immunitario cutaneo e, in caso di allergia, compare un pomfo.

La risposta al test viene valutata dallo specialista dopo circa 15–20 minuti. Se la pelle reagisce e, in corrispondenza di una goccia di specifico allergene compare un piccolo pomfo arrossato e pruriginoso, simile alla puntura di una zanzara, il test è considerato positivo per quella sostanza.

La positività non indica necessariamente una forma allergica ma bensì una sensibilizzazione a quella sostanza. Sarà poi lo specialista allergologo con la storia clinica e sintomatica del paziente a definire cosa è realmente allergia e cosa no.

Patch test: per la dermatite allergica da contatto

Il patch test viene utilizzato quando si sospetta una dermatite allergica da contatto, cioè una reazione cutanea provocata dal contatto diretto con alcune sostanze. Questo tipo di allergia può essere causato, ad esempio, da metalli come il nichel, da profumi, conservanti, coloranti o da componenti presenti in cosmetici, detergenti o materiali utilizzati sul lavoro.

Durante l’esame vengono applicati sulla schiena cerotti contenenti delle cellette con quantità minime delle sostanze da testare. I cerotti restano applicati per 48-72 ore, periodo durante il quale è importante evitare attività che possano farli staccare o alterare il risultato, come sudare molto o bagnare la zona.

Dopo la rimozione dei cerotti, lo specialista osserva la pelle per verificare la presenza di eventuali reazioni. In alcuni casi è necessario un ulteriore controllo nei giorni successivi, perché la reazione allergica da contatto può comparire anche dopo alcune ore o giorni.

La scelta del test più adatto dipende dai sintomi del paziente, dalla loro comparsa e dalle sostanze con cui si entra più frequentemente in contatto. Sulla base dell’anamnesi clinica rilevata dallo specialista allergologo durante la visita, il medico stabilisce il percorso diagnostico più appropriato e gli esami necessari.

Allergologie E Immunologia Clinica

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