La pollinosi o “raffreddore da fieno” è una reazione allergica ai pollini molto comune. Negli ultimi decenni, numerosi studi hanno messo in relazione inquinamento atmosferico, incidenza e gravità di pollinosi e allergie respiratorie, soprattutto nei bambini.
Approfondiamo l’argomento con il dottor Giovanni Paoletti, allergologo di Humanitas San Pio X.
Pollinosi e inquinamento: le cause
L’inquinamento atmosferico è prodotto dalla presenza nell’aria di una miscela di gas e particolato sospeso, generato principalmente dal traffico veicolare, dalla combustione di biomasse, dalle attività industriali e dal riscaldamento domestico.
Tra i principali inquinanti che causano irritazione delle vie respiratorie, si trovano il biossido di azoto, l’ozono, il biossido di zolfo e il particolato fine, più noto come PM2, PM5 e PM10 (quest’ultimo è composto da particelle solide e liquide di varia origine e dimensione). Si tratta di sostanze che non sono solo irritanti per le vie respiratorie, ma interagiscono con i pollini aumentando la risposta allergica. Per esempio, secondo le evidenze cliniche, il particolato atmosferico può veicolare pollini e altre particelle allergeniche più a fondo nelle vie respiratorie, facilitandone la penetrazione nei tessuti e aumentando la stimolazione del sistema immunitario.
Gli effetti della pollinosi sui bambini
In particolare nei bambini, l’esposizione precoce e prolungata agli inquinanti può alterare lo sviluppo polmonare e aumentare la suscettibilità a malattie allergiche. I bambini sono particolarmente vulnerabili agli effetti dell’inquinamento atmosferico e dei pollini per diverse ragioni fisiologiche e comportamentali.
Ad esempio, i bambini respirano più aria in relazione alla loro massa corporea rispetto agli adulti, hanno vie respiratorie più strette e il loro sistema immunitario e polmonare è ancora in fase di maturazione, rendendoli più suscettibili agli stimoli ambientali nocivi. Inoltre, il particolato fine (PM2 e PM5) è in grado di raggiungere le vie aeree più profonde e gli alveoli polmonari, dove può attivare risposte infiammatorie che possono amplificare la reattività bronchiale e l’infiammazione delle mucose, peggiorando i sintomi di rinite e asma.
Studi epidemiologici indicano infatti che nei bambini con iperreattività bronchiale e aumentati livelli di immunoglobuline E (IgE), gli anticorpi associati alle allergie, l’aumento di particolato atmosferico è correlato a un incremento significativo dei sintomi respiratori da pollinosi.
I sintomi della pollinosi
La pollinosi si manifesta quando il sistema immunitario riconosce erroneamente alcuni componenti dei pollini come “pericolosi”, attivando una risposta infiammatoria che può causare sintomi quali:
- starnuti, spesso multipli
- prurito al naso e alla gola
- rinite
- naso che cola (rinorrea)
- difficoltà respiratorie.
Il contatto tra pollini e inquinanti irritanti può produrre variazioni chimiche e strutturali nei granuli pollinici che possono diventare più aggressivi dal punto di vista immunologico, con una maggiore capacità di stimolare la produzione di IgE. Inoltre, l’inquinamento può alterare la barriera epiteliale delle vie respiratorie, uno strato di cellule che, in condizioni normali, protegge gli organi e tessuti dell’apparato respiratorio dai patogeni e dagli allergeni. Quando questa barriera è compromessa, pollini e altri allergeni possono penetrare più facilmente nei tessuti profondi, scatenando una risposta infiammatoria più intensa.
Negli studi clinici e sperimentali, alcune componenti dell’aria inquinata, come l’ozono, sono state associate a un aumento della gravità dei sintomi allergici durante le stagioni di picco della pollinazione, suggerendo un’interazione diretta tra qualità dell’aria e gravità della pollinosi.
I trattamenti per la pollinosi
Nonostante restino aree di ricerca ancora poco chiarite, risulta evidente che la qualità dell’aria influisce sulla comparsa dei sintomi allergici, sulla loro severità e anche sulla risposta ai trattamenti.
In presenza di sintomi da pollinosi è importante rivolgersi allo specialista in allergologia per valutare, con test specifici per gli inalanti, gli allergeni a cui si è sensibilizzati.
Infine, nella gestione dei sintomi e nella prevenzione di riacutizzazioni, specie nei bambini, è bene sapere che esistono strumenti utili (app meteo, ad esempio) che possono essere consultate per conoscere i livelli di inquinamento nella propria zona, i giorni e gli orari in cui i picchi sono più elevati ed è preferibile, per chi già soffre di allergie ai pollini, rinite allergica e asma, limitare le attività all’aperto.
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