La protesi di spalla è un dispositivo impiantato durante l’intervento chirurgico eseguito per patologie articolari avanzate, come l’artrosi, in caso di traumi gravi o quando la funzionalità del braccio è compromessa. L’intervento di protesi di spalla viene eseguito per ridurre il dolore e recuperare il più possibile il movimento, migliorando la qualità di vita della persona.
Ne parliamo con il dottor Andrea Lisai, ortopedico specialista in chirurgia della spalla di Humanitas San Pio X.
Cos’è la protesi di spalla?
La protesi di spalla è un impianto – dispositivo medico chirurgico – che sostituisce, in tutto o in parte, le superfici articolari danneggiate dall’artrosi o da un trauma. Si tratta di un intervento che consente di sostituire le superfici danneggiate dell’articolazione con componenti biomeccaniche progettate per ripristinare la funzione articolare e risolvere il dolore.
La protesi di spalla viene presa in considerazione quando il dolore è persistente, spesso anche di notte, non risponde alle terapie conservative e limita significativamente le attività quotidiane della persona. In genere, l’intervento di protesi di spalla è indicato nei casi di:
- forme avanzate di artrosi
- esiti di fratture complesse
- necrosi della testa omerale
- gravi lesioni della cuffia dei rotatori.
In questi casi, l’intervento rappresenta una soluzione efficace per ridurre il dolore e migliorare la funzione articolare.
Esistono diverse tipologie di protesi, che vengono scelte in base alle condizioni dell’articolazione e dei tessuti circostanti, ma anche delle richieste funzionali della persona. Ad esempio, nei casi in cui oltre al danno cartilagineo o osseo sia presente anche una grave compromissione della cuffia dei rotatori, in genere si utilizza una protesi inversa, che modifica la biomeccanica della spalla per permettere il movimento anche in assenza di una funzione tendinea adeguata. Più comunemente, invece, si utilizza la protesi anatomica che sostituisce solo la testa dell’omero oppure sia la componente omerale sia quella glenoidea.
Come funziona la protesi di spalla?
La protesi di spalla ha lo scopo di ripristinare il più possibile la biomeccanica della spalla, ovvero il movimento dell’articolazione. Le componenti della protesi vengono inserite chirurgicamente per sostituire le superfici danneggiate e ristabilire un corretto rapporto tra le strutture ossee.
- Nel caso della protesi anatomica, il funzionamento si basa sul mantenimento della biomeccanica fisiologica della spalla, con la testa omerale che si muove all’interno della glena. Questo tipo di impianto richiede una cuffia dei rotatori funzionante per garantire stabilità e movimento.
- La protesi inversa, invece, inverte la posizione delle componenti articolari: la parte sferica viene fissata alla scapola e la cavità all’omero. Questo consente al muscolo deltoide di compensare la funzione della cuffia dei rotatori, permettendo al paziente di sollevare il braccio anche quando i tendini sono danneggiati.
L’intervento per l’impianto della protesi di spalla può essere eseguito con tecnica chirurgica tradizionale oppure con sistemi di navigazione, in particolare nei casi più complessi, in cui l’anatomia della spalla è alterata. I sistemi di navigazione con sensori ad alta precisione – spesso integrati a sistemi di realtà aumentata con visori 3D – guidano il chirurgo nel posizionamento della protesi in modo estremamente accurato, riducendo il rischio di minimi scostamenti, anche di pochi millimetri o gradi, che possono influenzare nel tempo la stabilità dell’impianto, la sua durata e la comparsa di dolore.
Dopo l’intervento, è necessario un percorso riabilitativo mirato, importante per recuperare mobilità e forza in modo progressivo.
Quanto dura una protesi di spalla?
La durata di una protesi di spalla può variare in base a diversi fattori, tra cui l’età della persona al momento dell’intervento, il livello di attività, la qualità dell’osso e la corretta esecuzione dell’intervento.
In generale, le protesi moderne hanno una buona durata nel tempo e possono funzionare efficacemente per molti anni. Le aspettative sono spesso sovrapponibili a quelle di altre protesi articolari, con una sopravvivenza che può superare i 15-20 anni in casi selezionati.
È importante considerare che l’usura dei materiali e le sollecitazioni meccaniche possono nel tempo portare a un progressivo deterioramento dell’impianto. Per questo motivo, il follow-up clinico e il rispetto delle indicazioni post-operatorie sono fondamentali per preservare la funzionalità della protesi il più a lungo possibile.
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