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Reflusso gastroesofageo in gravidanza, cosa fare?

Il reflusso gastroesofageo in gravidanza è un disturbo comune, legato a cambiamenti ormonali e anatomici. Nella maggior parte dei casi può essere gestito con semplici accorgimenti quotidiani e, quando necessario, con terapie sicure e mirate. 

Ne parliamo con i professionisti di Humanitas San Pio X: la professoressa Roberta Maselli, Responsabile di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, il dottor Luciano Guerra, specialista in gastroenterologia ed endoscopia digestiva, con il dottor Tommaso Bignardi, Responsabile di Ginecologia e Ostetricia e il dottor Davide Golino, ginecologo.

Perché compare il reflusso in gravidanza?

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo molto frequente in gravidanza, soprattutto a partire dal secondo trimestre e con un aumento progressivo nelle ultime settimane di gestazione. Alla base del reflusso in gravidanza concorrono principalmente: 

  • fattori ormonali: il progesterone, che aumenta significativamente durante la gestazione, provoca un rilassamento della muscolatura liscia, compreso lo sfintere esofageo inferiore, la valvola che normalmente impedisce la risalita dei succhi gastrici dall’intestino all’esofago
  • fattori anatomici: con il progredire della gravidanza, l’utero in crescita esercita una pressione sempre maggiore sugli organi addominali, in particolare sullo stomaco, facilitando la risalita del contenuto acido. Per questi motivi il reflusso tende a essere più comune e più intenso nel terzo trimestre, quando l’ingombro uterino è massimo.

Il sintomo principale è il bruciore retrosternale, che può comparire dopo i pasti o in posizione sdraiata, soprattutto durante la notte, spesso associato a rigurgito acido o a una sensazione di acidità che risale verso la gola. 
In alcuni casi possono aversi anche nausea, tosse secca persistente, difficoltà a deglutire o disturbi del sonno. Quando questi sintomi diventano intensi o persistenti è opportuno parlarne con il medico. 

Cosa fare per il reflusso in gravidanza?

Nella maggior parte dei casi il reflusso in gravidanza può essere controllato con semplici modifiche dello stile di vita che favoriscono anche la riduzione dei sintomi: 

  • Mangiare lentamente, fare pasti più piccoli e frequenti ed evitare di coricarsi subito dopo aver mangiato.
  • Mantenere il busto leggermente sollevato durante il riposo notturno aiuta a contrastare la risalita dell’acido.
  • Limitare alcuni alimenti che possono favorire il reflusso, come ad esempio cibi molto grassi, fritti, piccanti, cioccolato, agrumi, pomodoro e bevande contenenti caffeina o anidride carbonica. 
  • Praticare una moderata attività fisica, come una camminata quotidiana, favorisce la digestione e il benessere gastrointestinale.

Rimedi naturali 

Alcune donne trovano beneficio in rimedi di origine naturale, come tisane a base di camomilla o zenzero, che hanno un effetto lenitivo sull’apparato digerente. È comunque importante ricordare che, in gravidanza, anche i prodotti naturali dovrebbero essere utilizzati solo dopo averne parlato con il medico o con l’ostetrica, per evitare possibili effetti indesiderati.

Farmaci 

Quando le modifiche dello stile di vita e i rimedi naturali non sono sufficienti a controllare il reflusso, può essere necessario ricorrere a un trattamento farmacologico. In gravidanza, la scelta del farmaco va sempre fatta in accordo con il proprio medico di riferimento, per tenere in considerazione sia il sollievo dai sintomi sia la sicurezza materno-fetale.

Tra i trattamenti di prima linea per il reflusso si trovano gli antiacidi a base di calcio, come il carbonato di calcio. Questi neutralizzano l’acido gastrico e sono considerati tra le opzioni più sicure in gravidanza, purché utilizzati secondo le indicazioni e senza eccedere con la dose complessiva di calcio giornaliera. Anche gli alginati sono farmaci ritenuti sicuri in gravidanza, da valutare prima dell’assunzione di inibitori di pompa protonica.

Se gli antiacidi non controllano adeguatamente i sintomi, possono essere assunti, sotto controllo medico, bloccanti dei recettori H2 o gli inibitori della pompa protonica (PPI), utilizzati quando il reflusso è più severo o persistente. 

Secondo le evidenze più recenti, invece, in gravidanza è preferibile evitare sostanze quali il bicarbonato di sodio, presente in alcuni antiacidi, perché può indurre squilibri elettrolitici o sovraccarico di fluidi materni e fetali; prodotti contenenti bismuto subsalicilato (in alcuni farmaci per l’indigestione) perchè possono attraversare la placenta e sono associati a rischi renali fetali e chiusura prematura del dotto arterioso se usati dopo le 20 settimane di gestazione. 

È importante ricordare di non assumere farmaci autonomamente durante la gravidanza: anche quelli disponibili senza prescrizione possono avere effetti differenti in questo periodo, e la decisione terapeutica va sempre discussa con un medico esperto di salute materno-fetale.

Ginecologia E Ostetricia

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