Gli sciatori con decenni di pratica alle spalle presentano un’incidenza di traumi sulle piste più elevata rispetto agli sciatori intermedi o con una minore esperienza. È questo il paradosso dello sciatore esperto che, secondo i dati di un recente studio italiano, si spiega attraverso diversi fattori.
Ne parliamo con il dottor Federico D’Amario, Responsabile dell’Unità Operativa di Protesica di anca e di ginocchio di Humanitas San Pio X.
Il paradosso dello sciatore esperto: cos’è?
L’esperienza nello sci può rappresentare un fattore di rischio per diversi traumi: è questo il principio del paradosso dello sciatore esperto, ovvero chi ha più esperienza tende a spingersi oltre i propri limiti, non tenendo conto di fattori come l’età e l’invecchiamento, ad esempio.
Molti sciatori esperti infatti tendono a non adattare il proprio stile alle capacità fisiche residue effettive correlate all’età, affrontando regolarmente situazioni ad alta energia cinetica, con velocità che superano i 60 chilometri orari, salti con impatti importanti e terreni tecnici che espongono i tessuti muscolo-scheletrici a forze traumatiche superiori alla loro capacità di resistenza.
Dopo i 50 anni, e particolarmente in menopausa, si verifica una riduzione della densità minerale ossea che rende le ossa più fragili, mentre la fisiologica perdita di massa muscolare, che inizia già a 30 anni, accompagnata da una diminuzione della forza, può provocare alterazioni dell’equilibrio e della stabilità e un rallentamento dei tempi di reazione.
A sottolineare come l’esperienza dello sciatore possa essere un fattore di rischio da tenere in considerazione nella prevenzione degli infortuni sugli sci, i ricercatori hanno rilevato che il 69% degli infortuni avviene in condizioni di bel tempo e quasi il 60% dei traumi si verifica su piste perfettamente battute, indipendentemente dal grado di difficoltà della pista, mentre neve, nebbia e scarsa visibilità hanno una minima rilevanza statistica (rispettivamente 2,6% e 5,9%).
Sciatori esperti: quali sono gli infortuni più frequenti?
Lo studio, che ha analizzato i dati di oltre 579 casi di infortuni sugli sci, ha evidenziato che le fratture (principalmente del piatto tibiale) sono più frequenti negli sciatori non giovani ma esperti, con un’età compresa tra 50-60 anni (35,7% degli infortuni), mentre le lesioni legamentose del ginocchio costituiscono il 36,8% della casistica e interessano sciatori più giovani e con meno esperienza sulle piste.
Il ginocchio resta il punto critico degli infortuni sciistici, coinvolto in oltre il 30% di tutte le lesioni (spalla, mano, polso, cranio).
Oltre alle fratture, le lesioni più frequenti negli sciatori riguardano il legamento crociato anteriore e il legamento collaterale mediale, strutture che si rompono tipicamente durante:
- cadute con gli sci che si allontanano in direzioni opposte
- atterraggi da salto con il ginocchio in posizione instabile
- torsioni improvvise quando lo sci rimane incastrato nella neve.
Il ginocchio, sottoposto contemporaneamente a forze di taglio, stress laterali e carichi torsionali, rappresenta il punto di maggiore vulnerabilità dell’intero arto inferiore.
Sintomi di lesione al ginocchio: quando consultare uno specialista?
Dopo una caduta o una torsione è fondamentale prestare attenzione ai sintomi che potrebbero indicare un infortunio serio al ginocchio. Il dolore immediato nella zona articolare, accompagnato da gonfiore che si sviluppa nelle ore successive, rappresenta spesso il primo segnale. Ma è la sensazione di cedimento o instabilità durante i movimenti che caratterizza le lesioni legamentose più importanti. Molti sciatori descrivono la difficoltà a caricare il peso sulla gamba interessata e una marcata limitazione nei movimenti di flessione ed estensione del ginocchio. In caso di trauma durante la pratica dello sci, è importante non sottovalutare i sintomi.
In caso di fratture complesse o scomposte i sintomi sono evidenti e possono includere:
- dolore acuto e immediato
- gonfiore
- livido
- incapacità di camminare
- instabilità
- deformità visibile della porzione di arto coinvolta.
La diagnosi precoce, eventualmente supportata da radiografia o risonanza magnetica, permette di impostare il trattamento più appropriato. Molte lesioni possono essere trattate efficacemente con approccio conservativo attraverso un protocollo riabilitativo personalizzato, che include riduzione temporanea dell’attività sportiva, terapia farmacologica con antidolorifici e/o antinfiammatori, esercizi di rinforzo muscolare e lavoro specifico sulla propriocezione e l’equilibrio.
Le fratture richiedono un intervento chirurgico in più della metà degli eventi traumatici negli sciatori senior, mentre le lesioni legamentose vengono quasi sempre gestite ambulatorialmente, anche se circa quattro pazienti su dieci necessitano di un intervento chirurgico in un secondo momento. L’intervento è necessario solo nei casi di lesioni più gravi, come fratture complesse e scomposte o rottura completa del legamento crociato anteriore in persone giovani e attive. In questi casi, il percorso riabilitativo successivo all’intervento può richiedere diversi mesi prima del ritorno completo all’attività sportiva.
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