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Sindrome dell’intestino irritabile: sintomi e diagnosi

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è uno dei disturbi gastrointestinali cronici funzionali più diffusi. I sintomi caratteristici possono comparire a fasi alterne, scatenati anche da fattori ambientali e stress, e possono influenzare la qualità di vita. 

Ne parliamo con i professionisti di Humanitas San Pio X, la professoressa Roberta Maselli, Responsabile di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, e il dottor Luciano Guerra, specialista in gastroenterologia ed endoscopia digestiva.

Sindrome dell’intestino irritabile: cos’è?

L’IBS è un disturbo benigno cronico dell’intestino caratterizzato da dolore o fastidio addominale ricorrente associato a modificazioni dell’alvo. Secondo i Criteri di Roma IV, la sindrome dell’intestino irritabile si definisce come dolore addominale ricorrente, in media almeno un giorno alla settimana negli ultimi tre mesi, associato ad almeno due delle seguenti caratteristiche: correlazione con la defecazione, variazione della frequenza delle evacuazioni o variazione della forma delle feci.

Esistono diversi sottotipi di IBS, definiti dai Criteri di Roma IV, tra cui:

  • IBS-C – a predominanza di stipsi – si presenta con feci dure o caprine in oltre il 25% delle evacuazioni e molli in meno del 25%, spesso con gonfiore, tensione addominale e sensazione di evacuazione incompleta.
  • IBS-D – a predominanza di diarrea – si presenta con feci molli o liquide in oltre il 25% delle evacuazioni e dure in meno del 25%. È frequente l’urgenza evacuativa e la sensazione di scarica incompleta.
  • IBS-M – si presenta con alternanza di stipsi e diarrea, feci dure in almeno il 25% delle evacuazioni e molli in almeno il 25%. È uno dei sottotipi più variabili e spesso più difficili da gestire con le terapie standard.
  • IBS-U – le caratteristiche delle feci non rientrano stabilmente in nessuno degli altri tre sottotipi, è meno frequente e spesso richiede una valutazione clinica più approfondita.

I sintomi della sindrome dell’intestino irritabile

I sintomi possono includere diarrea, stipsi o un’alternanza delle due condizioni, accompagnate spesso da gonfiore, meteorismo, tensione addominale e sensazione di evacuazione incompleta. Si può inoltre riscontrare la presenza di muco nelle feci (mucorrea).

Si tratta di sintomi che tendono a presentarsi a fasi, con periodi di relativo benessere alternati a momenti di riacutizzazione, spesso in relazione a fattori alimentari, emotivi o ambientali, che possono avere un impatto significativo sulla vita quotidiana. Infatti, la riacutizzazione dei sintomi può interferire con la concentrazione, limitare la socialità, condizionare le scelte alimentari e può generare ansia anticipatoria legata alla loro comparsa. 

Le cause dell’IBS

Le cause della sindrome dell’intestino irritabile non sono ancora completamente chiarite, ma la letteratura scientifica concorda nel definirla una condizione multifattoriale che include fattori biologici, psicologici e ambientali, tra cui:

  • alterazione dell’asse cervello-intestino, che regola motilità, sensibilità e risposta allo stress
  • ipersensibilità viscerale, che rende l’intestino più reattivo agli stimoli
  • disbiosi del microbiota, con modificazioni della flora batterica
  • infiammazione persistente, spesso conseguente a infezioni gastrointestinali pregresse
  • familiarità per disturbi funzionali
  • sesso femminile 
  • alcune abitudini alimentari
  • stress acuto e cronico.

Numerosi studi hanno dimostrato che lo stress psicologico, sia acuto sia cronico, può alterare la motilità intestinale, aumentare la sensibilità viscerale e modificare la comunicazione tra cervello e intestino, contribuendo alla comparsa o al peggioramento dei sintomi gastrointestinali.

Sindrome dell’intestino irritabile: come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi di sindrome dell’intestino irritabile è clinica – basata sui Criteri di Roma IV – e include l’analisi accurata dei sintomi, della loro durata e della loro relazione con l’alvo. La diagnosi richiede anche l’esclusione di altre condizioni che possono presentarsi con sintomi simili, come malattie infiammatorie croniche intestinali, celiachia, intolleranza al lattosioinfezioni intestinali o neoplasie

Per questo motivo, il medico può richiedere ulteriori esami di approfondimento, inclusi esami del sangue, esami delle feci, test per la celiachia, ecografie o colonscopia.

Un aspetto fondamentale della diagnosi è la valutazione dello stile di vita, del livello di stress, della qualità del sonno e della presenza di ansia o depressione che possono influenzare in modo significativo il quadro clinico. 

IBS: quali sono i trattamenti?

Il trattamento della sindrome dell’intestino irritabile richiede un approccio personalizzato, che integri:

  • modifiche dello stile di vita, con particolare attenzione alla dieta. L’aumento graduale delle fibre e dell’idratazione può essere utile nei pazienti con stipsi, mentre nei casi più complessi si può ricorrere alla dieta a basso contenuto di FODMAP, che ha dimostrato efficacia nel ridurre gonfiore e dolore addominale. Anche la regolarità dei pasti, una buona idratazione e l’attività fisica moderata contribuiscono a migliorare la motilità intestinale e la sintomatologia.
  • terapie con farmaci scelti sulla base del sottotipo di IBS. Ad esempio, con IBS-C (prevalenza di stipsi) possono essere utilizzati lassativi osmotici o agenti secretagoghi; con IBS-D (prevalenza di diarrea) sono efficaci i farmaci antidiarroici o modulatori della secrezione intestinale. Gli antispastici possono essere utili per il dolore addominale, mentre gli antidepressivi a basso dosaggio (triciclici o SSRI) modulano la percezione del dolore viscerale e agiscono sui sintomi emotivi spesso associati all’IBS.
  • terapie psicologiche, come la terapia cognitivo-comportamentale, la gestione dello stress e la mindfulness possono migliorare la regolazione dell’asse cervello-intestino e ridurre la frequenza delle riacutizzazioni.

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