La vulvodinia è una patologia cronica caratterizzata da dolore vulvare persistente, spesso difficile da riconoscere e diagnosticare. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha migliorato la comprensione dei meccanismi alla base di questo disturbo, aprendo la strada a più efficaci percorsi di diagnosi e cure personalizzate.
Ne parliamo con la dottoressa Elisa Sipio, ginecologa di Humanitas San Pio X.
Vulvodinia: cos’è, cause, sintomi?
Cos’è la vulvodinia
La vulvodinia è definita come un dolore vulvare della durata di almeno tre mesi, in assenza di una causa identificabile come infezioni o patologie ginecologiche specifiche. Si tratta di una condizione che può presentarsi in forma localizzata, più frequentemente a livello del vestibolo vulvare, una piccola area anatomica situata nella parte più interna della vulva compresa tra le piccole labbra, all’ingresso della vagina, oppure diffusa, con un dolore spontaneo e persistente.
Secondo la letteratura più recente, la vulvodinia è una malattia ancora sottodiagnosticata e spesso confusa, e curata, come altre condizioni ginecologiche (le vaginiti ricorrenti, ad esempio).
Le cause della vulvodinia
La vulvodinia è considerata una patologia multifattoriale, in cui intervengono diversi meccanismi. Secondo le più recenti evidenze possono contribuire a sviluppare vulvodinia diverse condizioni, spesso combinate tra loro:
- alterazioni del sistema nervoso periferico e centrale
- ipersensibilità al dolore (sensibilizzazione centrale)
- disfunzioni del pavimento pelvico
- fattori infiammatori locali.
La difficoltà nell’identificare una causa unica è uno dei fattori che rende necessario un approccio clinico complesso e personalizzato.
I sintomi
Il sintomo principale è il dolore vulvare, spesso descritto come bruciore, pizzicore o irritazione. Può comparire spontaneamente oppure essere provocato da stimoli normalmente non dolorosi, come il contatto con gli indumenti, la pressione leggera o l’introduzione di un tampone.
Questa condizione prende il nome di allodinia ed è espressione di una alterata sensibilità del sistema nervoso.
In alcuni casi il dolore può diventare persistente e influire significativamente sulla qualità di vita, sulla sfera sessuale e affettiva della persona. Quando il dolore vulvare persiste per oltre tre mesi, i trattamenti per infezioni vaginali non sono efficaci e il dolore interferisce con la vita quotidiana o sessuale è importante rivolgersi a un ginecologo esperto in vulvodinia.
Vulvodinia: come si diagnostica?
La diagnosi di vulvodinia è clinica – richiede la visita ginecologica con un medico esperto in vulvodinia – e si basa sull’esclusione di altre patologie.
Uno degli strumenti diagnostici più utilizzati e affidabili per la vulvodinia è il cotton swab test, o test pressorio con cotton fioc, che consente di valutare la presenza di dolore a stimoli non dolorosi (allodinia). Il test prevede il tocco in specifici punti della vulva con un apposito cotton-fioc inumidito.
Vulvodinia: qual è la terapia?
Le raccomandazioni più recenti sottolineano che la terapia per la vulvodinia deve combinare più strategie terapeutiche. A seconda dei casi, e a seguito della valutazione dello specialista, possono essere utilizzati:
- trattamenti farmacologici per il dolore neuropatico
- fisioterapia del pavimento pelvico
- tecniche di neuromodulazione
- supporto psicologico.
Non esiste infatti una terapia unica efficace per tutti i casi, ma le evidenze più aggiornate indicano che, con diagnosi precoce e trattamento integrato, nella maggioranza dei casi è possibile ottenere una riduzione significativa del dolore e, in alcuni casi, anche una remissione completa.
Una delle componenti più importanti è agire sulle cause che hanno portato alla sensibilizzazione, ad esempio contrastare la tendenza alle infezioni ricorrenti o correggere alterazioni ormonali.
In alcuni casi si ottiene la guarigione completa, in altri casi più che di guarigione dalla vulvodinia, si parla di controllo dei sintomi e recupero della qualità di vita.
Ultimo aggiornamento: luglio 2026
Online: luglio 2022
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