Ernia della parete addominale

Cos’è?

Si definisce ernia è la protrusione di un organo o di un viscere attraverso un orifizio preformato o neoformato. Si distinguono ernie “primitive”, a differente denominazione in relazione alla loro posizione anatomica (inguinali, crurali, ombelicali, epigastriche, etc.) ed ernie acquisite o laparoceli (incisional hernia dagli autori anglosassoni, od ernie post-laparotomiche), risultato di uno sfiancamento della parete addominale in corrispondenza di una cicatrice, post-traumatica o post-chirurgica. L’evoluzione tecnologica ed i miglioramenti nella conoscenza della fisiopatologia di questi “difetti della parete addominale” hanno consentito di migliorare l’approccio chirurgico, ottenendo soddisfacenti risultati in termini di comfort post-operatorio immediato e di  riduzione delle recidive.

Come si manifesta?

Le ernie della regione inguino-crurale (Fig.1-2-3) rappresentano le forme più frequenti e si manifestano con la presenza di una tumefazione, più o meno voluminosa, esacerbata dagli sforzi o dalle situazioni che comportano un aumento della pressione addominale (es. tosse, defecazione etc.). La tumefazione di regola può essere ridotta semplicemente in posizione supina ed eventualmente manualmente in addome. 

Quali sono i sintomi?

Le forme non complicate presentano una sintomatologia sfumata, il dolore e la stipsi possono talora essere presenti, ma non sono di particolare intensità. Generalmente si associano a un senso di peso locale specie a fine giornata o dopo lunghi periodi di attività; talvolta si manifestano con un bruciore locale.

Il dolore è invece abituale nelle forme complicate, e di particolare intensità nelle ernie non riducibili e in quelle “strozzate”.

Come si cura l’ernia?

La terapia delle ernie inguinali e crurali è chirurgica e nella maggioranza dei casi avviene per via anteriore: l’intervento consiste nel posizionare una rete, di materiale biologicamente inerte, non riassorbibile o parzialmente riassorbibile, sopra la parete posteriore del canale inguinale (fascia trasversalis), laddove si formano i punti di debolezza. Nelle ernie crurali viene posizionato un plug a chiusura del foro di uscita dell’ernia. Tali metodiche non solo consentono un ricovero giornaliero o di 24 ore in rari casi, ma riducono notevolmente i tassi di recidiva (inferiori all’1%) e migliorano considerevolmente il comfort post-operatorio immediato del paziente. Recupero attività sociale e ricreativa in pochi giorni

In casi selezionati (ernie recidive, bilaterali) viene utilizzata la tecnica laparoscopica che permette il posizionamento di una rete per via posteriore, passando dall’addome, aprendo il peritoneo e alloggiando la protesi in profondità. Il peritoneo viene poi suturato.

Stesse considerazioni valgono per le altre forme di ernia meno frequenti, come le ernie ombelicali, le ernie epigastriche e le rare ernie di “Spigelio

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