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Abbronzatura: i falsi miti

Esistono diversi miti relativi all’abbronzatura, all’uso delle creme di protezione solare, specie quando si tratta di pelle scura oppure olivastra.

Ne parliamo con la dottoressa Marta Brumana, responsabile di Dermatologia di Humanitas San Pio X.

Vitamina D: più ti abbronzi, più ne hai 

La quantità di vitamina D che si ottiene dall’esposizione solare non è proporzionata all’entità dell’abbronzatura, anzi può essere il contrario: la melanina riduce la produzione di vitamina D nella pelle. Livelli adeguati di vitamina D possono essere raggiunti attraverso un’alimentazione corretta e un’integrazione adeguata senza danneggiare la pelle. Inoltre, basta l’esposizione quotidiana al sole per 20 minuti, proteggendo la pelle con una crema solare SPF 50 per ottenere una quantità sufficiente di vitamina D.

Non c’è quindi motivo di esporsi al rischio di cancro della pelle e di invecchiamento accelerato per ottenere una quantità sufficiente di vitamina D. L’abbronzatura, qualunque sia il colore della pelle, indica un danno cutaneo e il danno porta al cancro della pelle e all’invecchiamento precoce.

Pelle scura: non serve usare protezione solare

Anche le persone con la pelle scura o olivastra, se non si espongono al sole con la protezione solare adatta possono sviluppare i tumori della pelle e subire i danni da fotoinvecchiamento, ovvero l’invecchiamento precoce della pelle causato dalla ripetuta e prolungata esposizione al sole.

Per questo è sempre importante utilizzare su tutto il corpo un solare con un SPF adeguato (almeno 20-30), che deve essere ri-applicato almeno ogni due ore, e utilizzare gli schermi fisici (cappellino, occhiali, maglietta). 

Lettino abbronzante: non ci si scotta e quindi previene i danni alla pelle

Nel 2009 l’agenzia di ricerca per il cancro dell’OMS ha dichiarato che le lampade abbronzanti sono cancerogene. Citando le statistiche della Skin Cancer Foundation, dieci o più sedute di un lettino abbronzante aumentano il rischio di melanoma del 34%, e se si ha un’età inferiore a 35 anni, il rischio sale fino al 75%. 

Inoltre le lampade abbronzanti determinano un importante invecchiamento della cute, per cui sono altamente sconsigliate anche da un punto di vista estetico.

Protezione al sole: è sufficiente la crema 

La miglior protezione è non esporre la pelle al sole, soprattutto tra le 10.00 e le 15.00, e utilizzare una protezione solare ad ampio spettro SPF 30 o superiore su tutta la pelle esposta, incluse mani, piedi, orecchie e, nelle persone calve, anche la testa e il cuoio capelluto. La protezione deve essere ri-applicata ogni due ore e ancora più spesso quando si suda o si sta in acqua. 

Quando possibile, è preferibile rimanere sotto un ombrellone per non esporre la pelle direttamente al sole ed utilizzare gli schermi fisici (maglietta, cappellino, occhiali). 

Inoltre, la crema va applicata 20 minuti prima di esporsi al sole, per ottenere i migliori risultati dalla protezione.

Spray o crema solare sono uguali

Dal punto di vista del contenuto sono uguali, ma quando si usa uno spray, gran parte del prodotto finisce nell’aria e non sulla pelle, e quindi si rischia di non applicare una quantità adeguata di prodotto, diminuendo la protezione sulla pelle.

Inoltre, è più facile che, spruzzata e non spalmata completamente, con lo spray si lascino fuori dalla protezione porzioni di pelle che rischiano di scottarsi. 

La quantità di crema o spray va applicata nella quantità equivalente a una o due palline da ping-pong sulle aree esposte al sole, senza dimenticare le zone sensibili, come il viso, le orecchie, la nuca e la parte superiore dei piedi, o i punti difficili da raggiungere come la schiena.

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