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Artrosi anca: guarire con la protesi

Camminare, salire le scale, mettersi le scarpe, portare la borsa della spesa: sono attività semplici che possono diventare difficili per chi soffre di artrosi dell’anca. «La coxartrosi, questo è il termine medico per artrosi dell’anca – dice il dott. Federico Della Rocca, ortopedico di Humanitas San Pio X – è oggi la più diffusa patologia che colpisce sia gli anziani, sia in età più giovani, dopo i 50-60 anni d’età. Dolore e forte limitazione dei movimenti sono dovuti alla degenerazione della cartilagine dell’anca che progressivamente si assottiglia per cause diverse che nell’anziano spesso dipendono da età, usura, eventuale sovrappeso, sedentarietà. Consumandosi, la cartilagine che avvolge l’articolazione dell’anca può arrivare a scoprire piccole porzioni della testa del femore che sfrega contro l’acetabolo, la concavità nel bacino che forma l’articolazione dell’anca. Il risultato è forte dolore che si propaga dall’anca all’inguine e alla parte anteriore della coscia, associato a rigidità articolare e difficoltà a compiere molti movimenti quotidiani. Con il progredire della malattia artrosica, il dolore perdura anche a riposo e, infine, non passa nemmeno con farmaci analgesici e antinfiammatori. 

Guarire dall’artrosi con la protesi d’anca

Si chiama artroplastica, l’intervento di protesi totale o parziale dell’anca. «Si tratta di un intervento molto comune e sicuro – prosegue l’esperto – che, in base al tipo di artrosi e alla sede, sostituisce completamente o parzialmente le componenti ossee dell’articolazione dell’anca. I materiali moderni con cui vengono realizzate le protesi e le tecniche mininvasive di intervento permettono al paziente anche anziano di tornare in breve tempo a camminare, iniziando la fase riabilitativa già a poche ore dall’intervento, senza più dover aspettare giorni e giorni nell’immobilità come avveniva un tempo».

Dopo la protesi: dall’intervento al ritorno a casa

Dopo l’intervento, a seconda dello stato di salute del paziente, la riabilitazione inizia già durante il ricovero. «Ci vorranno 6-8 settimane prima che il paziente possa tornare alle proprie attività quotidiane – prosegue il dott. Della Rocca -. Prima però,  già durante il ricovero di 3-5 giorni, inizierà la riabilitazione. Il paziente viene aiutato a camminare con un deambulatore lungo il corridoio del reparto, poi con le stampelle, seguiti dal fisioterapista per evitare che il paziente compia movimenti errati. Nelle prime settimane a casa, durante l’attività e a riposo, è normale sentire un po’ di dolore ma tenderà a scomparire nel tempo. Una volta a casa è importante seguire le indicazioni del chirurgo e del fisioterapista per un recupero veloce e ottimale della mobilità dell’anca».

Specialista in Ortopedia e Traumatologia
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