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Contraccezione e allattamento: quando e quali anticoncezionali si possono assumere?

Secondo la letteratura scientifica, avere una gravidanza prima dei 18-24 mesi da quella precedente aumenta il rischio di complicazioni nella gravidanza successiva. Nelle prime 6 settimane dopo il parto, in assenza del ciclo mestruale si riduce la fertilità della donna, periodo che può protrarsi fino a 6 mesi se la donna allatta al seno in modo esclusivo. Tuttavia, questo metodo, non è ritenuto affidabile per il controllo delle nascite.

Dopo quanto tempo dal parto si può iniziare la contraccezione e di quale tipo?

L’abbiamo chiesto alla dottoressa Raffaela Di Pace, ginecologa e sessuologa di Humanitas San Pio X.

Perché parlare di contraccezione subito dopo il parto?

«Voler riprendere i rapporti sessuali dopo la nascita del proprio bambino è assolutamente normale e fa bene all’intimità della coppia. Se la coppia ha rapporti sessuali liberi, però, potrebbe attendersi nuove gravidanze fin dal primo anno dopo il parto – spiega l’esperta -. Per questo motivo, parlare di contraccezione già nella visita post-partum con il proprio ginecologo è raccomandato sia per evitare i rischi di una gravidanza ravvicinata , sia per scegliere il contraccettivo più adatto alle proprie caratteristiche, fin dalle prime settimane.

Ad esempio, nelle donne che allattano o presentano fattori di rischio per trombosi, i metodi di controllo delle nascite che contengono sia estrogeni che progestinici, come la pillola anticoncezionale combinata, possono aumentare il rischio di trombo-embolia venosa che nelle prime 3 settimane dopo il parto è alto, per poi diminuire lentamente fino a tornare ai valori basali entro le 6 settimane. Invece, il preservativo maschile o femminile, usato correttamente, può essere liberamente usato alla prima ripresa dell’attività sessuale dopo il parto».

Anticoncezionali: quali e quando dopo il parto?

«Se la donna non allatta al seno e non sono presenti fattori di rischio per trombosi, in genere, a 3 settimane dal parto possono essere consigliati diversi metodi contraccettivi – prosegue la dottoressa Di Pace – che, se usati correttamente, hanno efficacia superiore al 99%, come la pillola combinata, l’anello vaginale, il cerotto contraccettivo. In caso di allattamento al seno, invece, per evitare il passaggio degli estrogeni nel latte, e quindi al bambino, il ginecologo potrà consigliare una pillola con solo progestinico (mini-pillola), sicura come quella combinata estro-progestinica. La pillola di solo progestinico, che rappresenta la prima scelta nella donna che allatta, ha anche il vantaggio di non aumentare il rischio di trombosi e di non influire sulla lattazione o sulla crescita del neonato.

In genere, è consigliato attendere almeno 4 settimane dopo il parto prima dell’inserimento di una spirale (IUD IntraUterineDevice), in modo da dare all’utero il tempo di tornare ad avere un volume simile a quello di prima della gravidanza e quindi ridurre il rischio che la spirale una volta collocata, possa dislocarsi, perdendo l’efficacia contraccettiva. Questo vale soprattutto se il parto è avvenuto con taglio cesareo perché la presenza di una cicatrice nella parete uterina rappresenta un punto di minor resistenza, e occorre che questa guarisca perfettamente prima. Quindi meglio aspettare un periodo più lungo fino a tre mesi dopo il parto». 

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