Indagare le percezioni del corpo in tema di dolore cronico, ovvero le componenti interocettive del dolore, cioè la percezione di ciò che accade e percepisce il nostro corpo, studiare le possibili applicazioni cliniche per aiutare i pazienti che soffrono di dolore cronico, e sviluppare nuovi strumenti neurocognitivi per la gestione e riduzione del dolore basati sull’interocezione è l’obiettivo della ricerca condotta in Humanitas San Pio X per l’Università Cattolica nell’ambito del dottorato di ricerca in psicologia. 

Cosa si intende per dolore cronico e interocettività, e come la ricerca può aiutare chi soffre di dolore cronico? L’abbiamo chiesto al dottor Marco Lacerenza, responsabile di Neurologia di Humanitas San Pio X che ha collaborato alla ricerca condotta dottor Daniele Di Lernia con l’aiuto dell’associazione ALOMAR.

Cosa si intende per dolore cronico?

«Il dolore cronico, recentemente, è stato definito come una patologia e non più solo un sintomo – dice l’esperto -. Si definisce dolore cronico un dolore che persiste per almeno 3 mesi e dura fino a 6, anche se spesso perdura oltre la causa che l’ha scatenato. Il dolore però ha un legame con le emozioni che tendono ad amplificare la sintomatologia dolorosa coinvolgendo il paziente in una spirale di ansia e depressione che nel lungo periodo possono portare alla compromissione della qualità di vita, fino all’isolamento sociale e relazionale. Studiare il modo in cui il dolore influisce sulla percezione di benessere di cui è responsabile un’area specifica del cervello chiamata Insula, che ha la funzione di percepire e costruire l’esperienza quotidiana di come sta il nostro corpo (sistema interocettivo), e viceversa, ovvero come l’interocezione influenza il dolore cronico, è importante per comprendere il dolore cronico e sviluppare nuovi trattamenti per ridurre la sintomatologia cronica». 

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Lo studio sul dolore cronico

I risultati della ricerca che ha coinvolto su base volontaria più di 60 pazienti di Humanitas San Pio X che quotidianamente convivono con il dolore cronico sono stati recentemente pubblicati sul Journal of Personalized Medicine, un’importante rivista specialistica. «Durante lo studio abbiamo potuto vedere che il dolore cronico, qualunque sia la causa, riduce la funzione del sistema interocettivo e si ripercuote quindi sulla capacità dell’organismo di utilizzare le informazioni dall’interno del corpo per mantenere il proprio benessere – prosegue il dottor Lacerenza -. Inoltre, dallo studio è emerso che meno funziona il sistema interocettivo, più gravi sono i sintomi. Una volta osservata la relazione tra funzione interocettiva e dolore cronico, abbiamo sviluppato un dispositivo elettronico che in modo completamente non doloroso e non invasivo invia stimoli alle afferenze interocettive negli strati superficiali della pelle. Dalla valutazione degli effetti è emerso che dopo 11 minuti di stimolazione diretta al sistema interocettivo, il dolore percepito si riduce del 23%, fino alla riduzione completa nei casi meno gravi. Sebbene si tratti di risultati preliminari che necessitano di ulteriori indagini, questi sono i primi dati disponibili a livello internazionale sul funzionamento del sistema interocettivo in diverse patologie croniche che potrebbero portare alla realizzazione di un dispositivo da indossare, come un braccialetto, per il trattamento del dolore cronico». 

Quanto è diffuso il dolore cronico come malattia?

Tutt’altro che raro, il dolore cronico è una malattia di cui soffrono circa mezzo miliardo di persone nel mondo, otto milioni in Italia. Si stima che in Europa, il dolore cronico colpisca 1 persona su 4 con un’incidenza del 90% negli over 75. In termini di costi/anno per spese sanitarie e giorni di lavoro persi, il dolore cronico supera quelli per le malattie oncologiche e cardiovascolari insieme, con un costo di circa 35 miliardi solo in Italia.