Dal collo ai piedi, per la prevenzione e per la diagnosi di primo livello, in gravidanza e persino ai neonati. «L’ecografia è un esame preciso, innocuo e non invasivo – dice il dottor Andrea Caprotti, referente del servizio di diagnostica per immagini Tc di Humanitas San Pio X -. L’ecografia, infatti, non utilizza nè radiazioni nè onde magnetiche per studiare organi parenchimatosi, vasi sanguigni, linfonodi, ghiandole, tessuti molli, strutture muscolari, tendinee e legamentose. Per farlo, l’ecografia usa gli ultrasuoni, ovvero impulsi sonori innocui ‘simili’ a quelli usati dai sonar dei sottomarini, emessi dalla sonda dell’ecografo che viene fatta scivolare, grazie a un gel all’acqua, sulla zona da studiare. Il gel a base di acqua usato per l’ecografia, non è tossico nè può dare problematiche nemmeno in età pediatrica, ed è indispensabile per far penetrare gli ultrasuoni nelle aree da esaminare, eliminando così l’aria tra sonda e cute».

Come fanno impulsi sonori a diventare immagini?

«Quando gli impulsi sonori, nella loro propagazione verso l’area da esaminare, incontrano un “ostacolo”, come del liquido in una cavità, oppure calcificazioni, bolle d’aria, corpi estranei, inviano alla sonda degli echi ultrasonici di rimbalzo che ritornano alla stessa sonda sottoforma di vibrazioni, con velocità variabile in base alla densità del mezzo che attraversano (organi, muscoli, grasso eccetera) – spiega l’esperto -. Gli echi di ritorno vengono immediatamente elaborati da un software e trasformati  in tempo reale in immagini sul monitor dell’ecografo». 

Quante se ne possono fare e quanto ravvicinate?

Per questo motivo, rispetto ad altri esami diagnostici che usano raggi X o onde magnetiche, l’ecografia è sicura e ripetibile ogni volta che il medico lo ritiene necessario, specie per monitorare patologie, malformazioni, neoformazioni anche in sequenza ravvicinata perché gli ultrasuoni sono innocui, anche nei neonati. In questo caso, l’unica accortezza richiesta è la presenza rassicurante della mamma».