In questo periodo, proprio a causa di cambiamenti nelle abitudini quotidiane necessari per far fronte all’emergenza sanitaria da coronavirus e per contenere il rischio di diffusione del virus, siamo più a casa, mangiamo di più e ci muoviamo di meno. Va da sé che è più facile assumere cibi troppo conditi, fritti e soffritti, esagerare con le quantità. Questo può contribuire ad aumentare alcuni disturbi dell’ultimo tratto intestinale, come ad esempio l’infiammazione delle emorroidi, quei cuscinetti di tessuto naturalmente presenti nel canale anale di cui in genere non avvertiamo la presenza. Cosa fare? L’abbiamo chiesto al dottor Andrea Rusconi, chirurgo generale di Humanitas San Pio X

A cosa servono le emorroidi?

«La funzione delle emorroidi è aiutare la continenza e la dilatazione del canale anale durante l’evacuazione delle feci – dice l’esperto -. La malattia emorroidaria, più nota come emorroidi, è un disturbo molto comune specie dopo i 50 anni. Le donne sono più colpite rispetto agli uomini, a causa di gravidanza, parto e assetto ormonale che aumentano la predisposizione a soffrire dei disturbi che coinvolgono quella fitta rete di vasi sanguigni arteriosi e venosi situati al termine del canale anale, chiamata plesso emorroidario. Inoltre, le emorroidi possono farsi sentire a seguito di diversi fattori, quali stipsi cronica, sedentarietà, sforzi eccessivi, attività lavorative che richiedono lunghi periodi in posizione eretta, predisposizione familiare». 

Emorroidi infiammate: sintomi

«Quando le emorroidi si infiammano, i cuscinetti di tessuto presenti nel canale anale si gonfiano, e possono farsi sentire a livello anale con sintomi quali: 

  • fastidio
  • senso di peso
  • dolore
  • bruciore
  • prurito
  • sanguinamento. 

Nello stato più avanzato della patologia si può anche verificare un prolasso delle emorroidi». 

Contro le emorroidi, vita sana e attiva

«Sulla malattia emorroidaria è possibile intervenire modificando il proprio stile di vita sia per prevenirla, sia per limitare i fastidi che provoca – prosegue il dottor Rusconi -. Nelle fasi iniziali della malattia, aiuta a tenere sotto controllo i sintomi svolgere regolarmente attività fisica che non richiede sforzi eccessivi della muscolatura addominale, come ad esempio, il nuoto, camminare e praticare ginnastica dolce, perchè riduce la stipsi e favorisce la regolarità intestinale. Allo stesso scopo è fondamentale mantenere ogni giorno un’alimentazione ricca di fibre, con frutta e verdura, cereali integrali, legumi, e il giusto apporto di liquidi, evitando l’assunzione di cibi che alterando la composizione delle feci possono irritare il tratto intestinale come alcolici, cioccolato, dolci, spezie e insaccati».

Esami e cure per le emorroidi

La maggior parte delle persone attribuisce alle “emorroidi” ogni disturbo localizzato nella regione ano-perianale, cosa che frequentemente porta a trattamenti autoprescritti, spesso errati e controproducenti. «In caso di sintomi è sempre consigliata la visita specialistica per valutare non solo l’entità del problema e quindi le cure più adeguate – sottolinea l’esperto – ma anche e soprattutto, per escludere numerose altre patologie che possono interessare il canale anale, dalle più banali come la ragade anale, fino a quelle più serie, come le neoplasie che spesso si presentano con una sintomatologia analoga alla patologia emorroidaria. La visita si avvale dell’esplorazione rettale, dell’anoscopia e della proctoscopia, mentre la colonscopia può essere necessaria per escludere che i sintomi descritti dal paziente e attribuiti alle emorroidi siano in realtà riferiti ad altre patologie del colon-retto. Ulteriori accertamenti di secondo livello potrebbero rendersi necessari in caso di riscontro di patologie concomitanti o differenti. Negli stadi più avanzati della malattia, e in presenza di emorroidi prolassate, trombizzate o con sanguinanti abbondanti, modificare solo lo stile di vita non è sufficiente. In questi casi, lo specialista potrebbe valutare e proporre al paziente un trattamento ambulatoriale senza anestesia, oppure l’intervento chirurgico per risolvere il problema».

Lo specialista riceve anche presso il centro Humanitas Medical Care di via Murat 13, a 450 metri dall’Ospedale. La struttura dispone di un ampio parcheggio nelle vicinanze a disposizione del paziente.