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Ernia inguinale: laparoscopia o chirurgia tradizionale? 

L’ernia inguinale non guarisce spontaneamente e non va sottovalutata anche se asintomatica. «Per ernia inguinale si definisce la protrusione, cioè la fuoriuscita di tessuto adiposo o visceri da un orifizio che si forma nella muscolatura inguinale a causa del suo indebolimento – spiega il dott. Ettore Lillo, chirurgo generale di Humanitas San Pio X -. Quando compare può essere gestita temporaneamente con slip contenitivi o evitando sforzi, ma nel tempo è necessario l’intervento chirurgico, in laparoscopia o chirurgia tradizionale, perché l’ernia può ingrandirsi e complicarsi, oltre a dare dolore anche con eventi come lo sforzo della defecazione o un colpo di tosse. Ostruzione e incarcerazione dell’ernia sono le complicanze che possono essere anche gravi, evitabili con l’intervento chirurgico. In entrambi i casi, una parte dell’intestino viene “incarcerata” nel canale inguinale ostruendo il passaggio di feci nell’intestino, oppure “strangolata” fino a non ricevere più sangue, necrotizzando i tessuti. I sintomi delle complicanze sono dolore addominale, nausea, vomito, oltre a rigonfiamento e dolore all’inguine».

Chirurgia laparoscopica o tradizionale: ecco da cosa dipende la scelta del chirurgo

«La scelta tra l’una e l’altra dipende da vari fattori, generalmente legati alle caratteristiche e alla storia clinica del paziente – prosegue il dott. Massimo Amboldi,  chirurgo generale di Humanitas San Pio X -. La laparoscopia è una tecnica meno invasiva e più moderna della chirurgia tradizionale che prevede una piccola incisione a livello inguinale. In genere, la laparoscopia si preferisce in caso di ernia inguinale bilaterale , perché è possibile risolvere il problema contemporaneamente attraverso un unico accesso laparoscopio che prevede tre piccoli fori a livello addominale per introdurre lo strumentario chirurgico; oppure in caso di ernia inguinale recidiva perché consente di trattare l’ernia ricomparsa nello stesso punto della precedente senza dover passare attraverso la cicatrice ed, eventualmente, attraverso la rete del primo intervento. L’intervento in laparoscopia si esegue in anestesia generale, mentre quello in chirurgia tradizionale richiede anestesia locale con sedazione. Pur essendo più invasiva della laparoscopia, la chirurgia tradizionale è ancora la prima scelta nell’ernia inguinale. Attraverso una piccola incisione cutanea a livello dell’inguine, l’ernia viene riposizionata e trattenuta da una speciale rete sagomata in materiale sintetico e biocompatibile, allo scopo di rinforzare la parete addominale. Questa tecnica si preferisce alla laparoscopia in caso di pazienti anziani o con presenza di patologie che rendono rischiosa l’anestesia generale. Inoltre, si preferisce la chirurgia tradizionale anche quando si presentano pazienti che si sono sottoposti ad altri interventi  chirurgici a livello dell’addome, in modo da evitare il rischio di aderenze addominali, ovvero che i tessuti, cicatrizzandosi, si “aderiscano” tra loro».

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