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In Humanitas San Pio X una giornata dedicata alla sicurezza delle cure

Martedì 17 settembre dalle ore 9.30 alle ore 13.00, in Humanitas San Pio X una speciale iniziativa in occasione della prima Giornata nazionale per la sicurezza delle cure e della persona assistita indetta dalla Presidenza del Consiglio.

Tema della giornata il corretto uso dei farmaci e l’importanza della comunicazione medico-paziente nelle fasi di riconciliazione e ricognizione farmacologica.

Per l’intera mattinata al desk saranno presenti alcuni specialisti di Humanitas San Pio X: la dottoressa Tiziana Torri, farmacista, i medici internisti Alessandra Piona, Marco Lacerenza, Vittorio Dehò, Maria Bareggi ed Elena Volpini e la clinical risk manager Chiara Oggioni, all’interno di un comitato interdisciplinare sul buon uso dei farmaci coordinato dal direttore sanitario. Gli specialisti forniranno importanti consigli sul corretto e sicuro uso dei farmaci, dalle modalità di assunzione fino a quelle di conservazione. Verrà inoltre distribuito il diario “le mie medicine”, una lista dei farmaci in corso di assunzione da tenere sempre aggiornata e da portare con sé per evitare errori di comunicazione paziente-medico in caso di visite o ricovero in ospedale.

Per l’occasione, sui canali social dell’ospedale anche una campagna social con curiosi “Lo sai che” sull’argomento e in ospedale la mostra diffusa “La sicurezza. Tutti possiamo prendercene cura”, per sensibilizzare sulla collaborazione paziente-medico e sul suo ruolo fondamentale per garantire sicurezza e qualità delle cure.

La figura del clinical risk manager

La sicurezza delle cure è un tema centrale in ambito ospedaliero, un obiettivo quotidiano perseguito con accuratezza e sinergia, il cui coordinamento è nelle mani del clinical risk manager.

Il clinical risk manager è una figura presente all’interno di ogni struttura ospedaliera, è un professionista (che può essere o meno un medico) specializzato nella gestione del rischio clinico, specificamente formato per analizzare e quantificare i rischi legati all’attività clinica e mettere in campo una serie di misure preventive ed eventualmente di gestione di eventi avversi.

Con l’aiuto della dottoressa Chiara Oggioni, clinical risk manager di Humanitas San Pio X, capiamo insieme cosa significa occuparsi di sicurezza delle cure in ospedale e come lavora il clinical risk manager.

Perché si parla di sicurezza delle cure?

“Il clinical risk manager è il corrispettivo del risk manager presente in tutte le aziende. Questa figura, in ambito sanitario, è frutto di un percorso che ha preso il via negli anni Novanta negli Stati Uniti quando per la prima volta emerse che gli errori medici erano tra le prime dieci cause di morte, più frequenti degli incidenti stradali, di alcuni tumori o dell’HIV. Fu una vera e propria rivoluzione culturale e accanto al concetto di qualità delle cure si introdusse quello di sicurezza delle cure (patient safety).

Il presupposto è che, come in qualsiasi altra attività, anche in ambito sanitario non esiste il rischio zero e dunque è bene mettere al centro dell’attenzione la sicurezza del paziente al fine di offrire cure sicure che non rechino danno, così come richiamato anche dal giuramento di Ippocrate “Primum, non nocere”.

La sicurezza delle cure è una tematica di impatto mondiale, così come definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Proprio l’OMS ha promosso una Giornata mondiale dedicata al tema, che è stata poi accolta e indetta dal nostro Ministero della Salute e che ricorrerà proprio il 17 settembre”, spiega la dottoressa Oggioni.

La sinergia con medici, infermieri e operatori sanitari

“Il clinical risk manager lavora su tre fronti principali: la sinergia con i clinici della propria struttura, il confronto con gli altri risk manager della propria Regione e la collaborazione con i pazienti.

Per quanto riguarda la sinergia con gli operatori clinici della propria struttura, è importante promuovere una cultura di sensibilizzazione affinché vengano segnalati tutti gli eventi avversi occorsi all’interno dei reparti. Tutte le segnalazioni vengono analizzate con metodiche codificate mutuate dall’aeronautica militare, al fine di individuare la causa radice all’origine del singolo evento. Quanto più individueremo la causa profonda tanto più saremo in grado di attuare misure efficaci per migliorare e prevenire in futuro. È bene sottolineare infatti che raramente le lacune sono di tipo formativo, ma più comunemente si tratta di lacune organizzative, comunicative o strumentali.

Tra le misure messe in campo si pensi all’introduzione dei braccialetti identificativi dei pazienti, pensati per evitare lo scambio di persona nella somministrazione delle cure, o alla richiesta – prima di effettuare qualunque procedura – del nome, cognome e data di nascita del paziente; in ambito chirurgico fondamentale è l’adozione della check list in sala operatoria: una vera e propria procedura in cui il team verifica l’identità del paziente, quali cure ha effettuato fino a quel momento, marca con un pennarello ad hoc la zona da operare, e così via; in alcune funzioni chiave è stato per esempio introdotto il doppio controllo. Se è vero che errare è umano e non possiamo azzerare l’errore, è altrettanto vero che possiamo fare moltissimo per comprimerlo al minimo. Come clinical risk manager siamo poi presenti in diversi tavoli trasversali in ambito regionale anche con l’obiettivo di effettuare analisi congiunte degli eventi cosiddetti sentinella e individuare strategie preventive di minimizzazione del rischio in un orizzonte più ampio”, precisa la dottoressa Oggioni.

Pazienti sempre più informati e protagonisti

“Infine, sempre più rilevante è il dialogo con i pazienti, veri e propri interlocutori al pari dei clinici. È fondamentale che i pazienti siano sempre più informati e protagonisti del proprio percorso di cura. Si pensi in questo senso all’introduzione del consenso informato, che è passato dall’essere orale all’essere scritto, fino all’entrata in vigore della Legge sul consenso informato e sulle DAT del 2018 (disposizioni anticipate di trattamento) che sottolinea il diritto di ogni persona di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati.

I pazienti devono essere parte attiva del proprio percorso di cura e le iniziative pensate per la Giornata del 17 settembre qui in Humanitas San Pio X vanno proprio in questa direzione”, sottolinea la dottoressa Oggioni.

 

 

 

 

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