Si chiama dismenorrea il dolore pelvico che insorge in corrispondenza dell’arrivo delle mestruazioni e potrebbe rivelare la presenza di endometriosi, una patologia che colpisce circa il 10-20% delle donne tra i 25 e 35 anni, per cui il tessuto endometriale “esce” dalla sede fisiologica, la cavità uterina. «Oltre al dolore nel periodo peri-mestruale – spiega il dott. Alessandro Bulfoni, responsabile di ostetricia e ginecologia di Humanitas San Pio Xquesta patologia si può manifestare anche con dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia) e/o durante la defecazione, irregolarità del ciclo, sanguinamento anomalo e sterilità. Varie sono le ipotesi sulle cause dell’endometriosi, tra cui la predisposizione genetica, alterazioni del sistema immunitario, oppure il ritorno del sangue dall’utero nelle pelvi (mestruazione retrograda) che trasporta così le cellule endometriali al di fuori delle loro sede. Altre ipotesi sostengono che l’endometriosi si sviluppi in seguito a una modificazione (metaplasia) del tessuto che ricopre la pelvi o per disseminazione delle cellule endometriali per via linfatica o ematica».

Visita ed esami per valutare i sintomi, terapia per controllarli

«Diagnosticare e curare l’endometriosi in giovane età è importante non solo per risolvere i sintomi, ma anche per evitare problemi di infertilità – prosegue l’esperto -, in quanto la difficoltà di avere una gravidanza è connessa alle forme più gravi di questa patologia, a causa dell’alterazione del rapporto tra ovaio e tube o dello spessore della parete uterina».

La diagnosi avviene necessariamente durante la visita ginecologica e prevede varie fasi: 

Anamnesi – per verificare la presenza dei sintomi tipici della patologia

Esame fisico – per individuare eventuali cisti endometriosiche nel setto retto-vaginale, nella cervice uterina o nei fornici vaginali. Serve anche a verificare la presenza di possibili fissità degli organi pelvici   

Esami strumentali – servono eventualmente a completare la visita e individuare la presenza di possibili cisti endometriosiche. La tecnica migliore è la laparoscopia, perchè permette di individuare anche cisti molto piccole. Oltre a questa, si possono effettuare  ecografia transvaginale, per individuare eventuali cisti in ovaie, utero o altri organi pelvici e risonanza magnetica, a livello della pelvi, solo nei casi in cui non sono stati coinvolti intestino e uretere. 

I 3 trattamenti per l’endometriosi 

«L’endometriosi può essere curata con vari approcci terapeutici – conclude l’esperto – che vengono valutati insieme alla donna e sulla base della valutazione clinica: 

Osservazione e monitoraggio: consistono nel controllo dell’andamento della patologia e vengono utilizzate nei casi asintomatici o con piccoli endometriomi nelle ovaie o impianti peritoneali.

Terapie mediche: sono mirate al controllo dei sintomi della patologia, e vi si ricorre in caso di sintomatologia molto dolorosa o per prevenire recidive in seguito a interventi chirurgici per endometriosi. Le terapie mediche più comuni puntano a ridurre il dolore e prevedono l’assunzione di progesterone o della pillola anticoncezionale, che associa estrogeni e progesterone.

Terapie chirurgiche: l’intervento chirurgico considerato più efficace per l’endometriosi è la laparoscopia, ma vi si ricorre solo quando nessun’altra terapia si è rivelata efficace, in quanto potrebbe causare come effetto collaterale la riduzione della capacità riproduttiva della donna. Infatti, durante l’intervento, si potrebbe verificare il rischio di danneggiare i tessuti sani, il che potrebbe portare alla riduzione degli ovociti o all’alterazione della vascolarizzazione dell’ovaio.