Secondo studi recenti, con l’aumentare dell’età in cui le donne hanno una gravidanza può aumentare anche la probabilità di sviluppare noduli tiroidei. Un nodulo alla tiroide in gravidanza, se da una parte non deve essere sottovalutato per l’importanza che il buon funzionamento della tiroide della mamma ha per lo sviluppo fetale, dall’altra necessita di esami per valutare la natura dei noduli. Quali esami può fare la donna incinta e quale è la strategia diagnostica ottimale per i noduli tiroidei rilevati durante la gravidanza? Ne parliamo con la dottoressa Caterina Giannitto, radiologa di Humanitas San Pio X e il dottor Dario Poretti, radiologo interventista, responsabile del servizio di radiologia  di Humanitas San Pio X. 

Malattie della tiroide: quali sono i rischi per gravidanza e concepimento?

Tiroide: gli esami diagnostici in gravidanza

Anamnesi: l’importanza della storia familiare

«La strategia diagnostica ottimale per i noduli tiroidei rilevati durante la gravidanza si basa sulla stratificazione del rischio in ambito multidisciplinare – spiega la dottoressa Giannitto -. Anamnesi completa ed esame clinico con una palpazione accurata della tiroide e ispezione del collo per i linfonodi cervicali, misurazione dei livelli del TSH definito anche ormone tireostimolante o tireotropo, e l’ecografia del collo sono gli elementi fondamentali per la diagnosi nella donna in gravidanza». 

Ecografia

«L’ecografia tiroidea è lo strumento più accurato per individuare i noduli tiroidei, determinare le loro caratteristiche, monitorare la crescita e valutare i linfonodi cervicali – sottolinea la radiologa -. Le recenti linee guida dell’American Thyroid Association (2015) per la gestione dei pazienti adulti con noduli tiroidei raccomandano l’esecuzione dell’ecografia tiroidea e del collo sia per la diagnosi, sia per scegliere gli eventuali esami di approfondimento diagnostico necessari per la donna in gravidanza». 

«Durante l’ecografia può essere necessario effettuare l’agoaspirato con un ago sottile per i noduli tiroidei, in assenza di alcuna controindicazione in gravidanza» aggiunge il dottor Poretti.

Test di funzionalità tiroidea: l’analisi del TSH

«In caso di riscontro di nodulo tiroideo, è importante l’esame chiamato test di funzionalità tiroidea – continua l’esperta -. Il TSH è un ormone prodotto da una ghiandola posta all’interno del cranio chiamata ipofisi, che stimola la tiroide a produrre gli ormoni tiroidei, in particolare la tiroxina (T4) e in piccole quantità anche la triiodotironina (T3), che a loro volta, in condizioni normali, regolano la produzione di TSH da parte dell’ipofisi in modo che la concentrazione di questi ormoni nel sangue sia sempre stabile. In caso di malfunzionamento della tiroide, questo equilibrio si altera: nell’ipertiroidismo, i livelli di ormoni tiroidei sono troppi alti e i livelli dell’ormone TSH nel sangue diventano così bassi da non essere misurabili; nell’ipotiroidismo, invece, i livelli di ormoni tiroidei diventano troppo bassi e l’ipofisi aumenta la produzione di TSH nel tentativo di stimolare la tiroide a produrre più ormoni. Nella donna in gravidanza, il limite inferiore del range di riferimento del TSH diminuisce, soprattutto durante la gestazione precoce, rendendo difficile distinguere ciò che è normale per la gravidanza da una potenziale funzione nodulare autonoma. Inoltre, se nella donna non in gravidanza, all’esame del TSH può essere associata la scintigrafia per una valutazione più approfondita, nella donna in gravidanza questo esame è controindicato. Inoltre, esami che nella popolazione generale vengono effettuati in caso di nodulo tiroideo sospetto, come la calcitonina e la tireoglobulina, non sono raccomandati in gravidanza perchè non specifici».

Agoaspirato

«L’agoaspirato è un’indagine diagnostica sicura in gravidanza e può essere eseguita in qualsiasi trimestre – spiegano la dottoressa Giannitto e il dottor Dario Poretti -. La gravidanza non sembra alterare una diagnosi citologica del tessuto tiroideo ottenuto dall’agobiopsia, ma non ci sono stati studi prospettici per valutare le potenziali differenze nella citologia dell’agoaspirato ottenuta durante la gravidanza rispetto allo stato non gravidico».