La tiroide è un organo che ricopre un ruolo molto importante per la crescita e lo sviluppo dell’organismo, in particolare quello femminile. Un suo malfunzionamento, quindi, influisce in modo significativo sulla qualità della vita.

Le patologie della tiroide sono molto più frequenti nelle donne che negli uomini e, se non diagnosticate precocemente e curate per tempo, possono causare gravi conseguenze per la donna in gravidanza e per il nascituro.

Per saperne di più su questo argomento, abbiamo rivolto alcune domande al dottor Carlo Isnardo Ferrari, endocrinologo e diabetologo in Humanitas San Pio X.

Che cos’è la tiroide e quali funzioni svolge?

La tiroide è una ghiandola situata nella parte anteriore del collo ed è la sede delle più comuni e importanti malattie endocrine.

“Le sue funzioni sono molteplici nello sviluppo fetale, in quello del bambino e dell’adolescente e sono fondamentali anche nella vita adulta”, afferma il dottor Ferrari. Durante quest’ultimo periodo, la tiroide controlla essenzialmente il metabolismo energetico e molti aspetti delle funzioni cardio-vascolari e muscolari.

Quali sono le patologie tiroidee più diffuse?

Le patologie tiroidee più diffuse sono principalmente quattro:

  • Ipotiroidismo (ridotta funzione tiroidea): è una malattia che colpisce circa l’8% delle donne e il 2% degli uomini. Essa è quasi sempre di origine autoimmune, cioè causata da un errore del sistema immunitario del soggetto che produce anticorpi che distruggono la propria tiroide. I sintomi principali dell’ipotiroidismo sono: astenia, senso di freddo, cute secca, perdita di capelli, difficoltà di concentrazione, stipsi, aumento di peso, gonfiore al viso, edemi e, nella donna, alterazioni del ciclo.
  • Ipertiroidismo (eccessiva attività tiroidea): è meno frequente della precedente; infatti, la malattia colpisce circa il 2-3% delle donne e lo 0,2-0,3% degli uomini. L’ipertiroidismo può essere la forma diffusa del morbo di Basedow, una malattia autoimmune (più comune nelle donne giovani) che può presentare anche alterazioni degli occhi, oppure può essere legata alla presenza di noduli tiroidei autonomi, cioè a funzione autonoma, sganciata dal controllo fisiologico della funzione tiroidea. I sintomi dell’ipertiroidismo sono: ansia, irritabilità, intolleranza al caldo, eccessiva sudorazione, palpitazioni, astenia, perdita di peso non voluta, dissenteria, tachicardia, aritmie, tremori e, nella donna, alterazioni del ciclo.
  • Tiroidite cronica autoimmune: è la causa principale dell’ipotiroidismo; essa può essere presente con funzione tiroidea ancora conservata. Questa malattia colpisce circa il 10% delle donne e il 2% degli uomini.
  • Noduli tiroidei: possono essere singoli o multipli. Essi sono presenti circa nel 5% degli adulti in forma di nodulo palpabile, ma la percentuale salirebbe al 30% se ognuno eseguisse un’ecografia tiroidea. Nella maggior parte dei casi, i noduli tiroidei sono benigni; essi vanno comunque controllati, in genere con l’ecografia, talvolta con l’ago aspirato o con la scintigrafia tiroidea, al fine di stabilire se richiedano una terapia.

È vero che le donne sono maggiormente colpite dalle malattie tiroidee? E a quale età?

“Le donne sono colpite da 5 a 10 volte di più rispetto agli uomini”, risponde il dottore.

E aggiunge: “Le malattie tiroidee in generale sono rare nell’infanzia, poco frequenti nell’adolescenza e aumentano progressivamente dopo i vent’anni”.

Che ruolo ha la tiroide in gravidanza?

“La tiroide è molto importante per la donna durante tutto l’arco della sua vita, perché una cattiva funzione di questa ghiandola può alterare il ciclo, rendendolo irregolare e talvolta emorragico, può ridurre la fertilità, aumentare l’abortività e mettere a rischio lo sviluppo fetale”, spiega Ferrari.

Per questo motivo è molto importante controllare la funzione tiroidea della donna prima del concepimento o almeno all’inizio della gravidanza già in corso. Secondo uno studio recente, le disfunzioni tiroidee non vengono diagnosticate nel 70% circa delle donne e rappresentano una delle più comuni cause di aborto spontaneo”.

Come prevenire i disturbi della tiroide?

“Per valutare la funzionalità tiroidea basta eseguire un semplice esame del sangue che misura la quantità di ormone TSH”, risponde l’esperto. Un valore troppo elevato di TSH riconduce a un ipotiroidismo, mentre un valore troppo basso può indicare la presenza di un ipertiroidismo. “In entrambi i casi, occorre intervenire tempestivamente con la terapia, in particolar modo se la donna è in stato di gravidanza”, consiglia lo specialista.

Come curare le malattie tiroidee?

“La cura per l’ipotiroidismo consiste nell’assumere quotidianamente un farmaco, la L-tiroxina, sostanzialmente identico all’ormone tiroideo, nella formulazione e dosaggio stabiliti dall’endocrinologo in base alla situazione del singolo paziente”, spiega il medico.

In generale, la terapia, che se eseguita in modo adeguato non dà alcun disturbo, dura per tutta la vita, perché questa patologia solo in rarissimi casi è reversibile.

“Per l’ipertiroidismo – prosegue il dottore – la situazione è un po’ più complessa. Se è lieve, in gravidanza non richiede alcuna cura, mentre, se presenta una certa gravità, esso necessita di trattamento farmacologico”.

Che cosa succede alla tiroide nel post partum?

“Nel post partum la tiroide può creare dei problemi perché, mentre in gravidanza aumenta la tolleranza immunitaria (altrimenti il feto verrebbe rigettato), dopo il parto si verifica una sorta di rebound, ossia un rimbalzo dell’autoimmunità”, spiega il dottor Ferrari.

E conclude: “Se una donna è affetta da tiroidite autoimmune, durante la gravidanza questa patologia rimarrà sopita, ma dopo il parto si potrebbe verificare una riattivazione del sistema immunitario con forme di ipotiroidismo o ipertiroidismo”.