Attorno allo svezzamento ci sono sempre molti dubbi e insicurezze. Chiamato anche “divezzamento” o “alimentazione complementare”, lo svezzamento è un momento molto delicato sia per i genitori ma anche per il bambino, in quanto determina il suo primo incontro con gli alimenti diversi dal latte materno che viene pian piano ridotto. Cosa fare, quindi, per agevolare questo passaggio e viverlo in maniera serena? Ne ha parlato il dottor Fabrizio Ciralli, responsabile di Neonatologia e Patologia Neonatale di Humanitas San Pio X, 

Vademecum dello svezzamento

 «Lo svezzamento può essere di due tipi – spiega il dottor Ciralli -. l’autodivezzamento, quando il bambino si avvicina da solo agli alimenti mangiati dai genitori, o tradizionale, ovvero quando quando le differenti tipologie del cibo vengono introdotte gradualmente nell’alimentazione del divezzo. In entrambi i casi, i consigli degli esperti possono aiutare a intraprendere uno svezzamento sicuro ed equilibrato per il proprio bambino. 

Variare spesso i cibi – uno dei fattori principali per uno svezzamento equilibrato è la varietà. Si ottiene facilmente con la rotazione degli alimenti proposti, ad esempio se si tratta di proteine si può proporre alternativamente la carne (non più di 3 volte a settimana), il pesce, i legumi, le uova, i latticini, il prosciutto. 

Evitare alimenti troppo acidi in presenza di accertato Reflusso gastroesofageo– In questo caso può essere necessario per evitare un peggioramento dei sintomi clinici inerenti la patologia accertata, evitare di proporre troppi cibi acidi, come il parmigiano, pomodori, a volte lo stesso brodo vegetale.

Provare anche la frutta di stagione – il timore generale è che frutta come pesca, ciliegia e albicocca provochino allergia. Il consiglio in questo caso è di provare con piccole quantità di frutta, dato che se l’allergia è presente si manifesterà comunque prima o poi. Per quanto riguarda ad esempio la celiachia, è stato dimostrato che ritardare l’inserimento del glutine non è rilevante per evitare che si presenti la problematica, specie se in famiglia ci sono parenti che ne soffrono. In caso di familiarità con il favismo, invece, sarebbe consigliato fare eseguire gli esami specifici al bambino. 

Ritardare l’inserimento di funghi e crostacei – in questo caso, trattandosi di alimenti potenzialmente allergizzanti ma non indispensabili per l’apporto nutrizionale del bambino, si può scegliere eventualmente di introdurli più avanti nell’alimentazione del piccolo.

Stabilire rituali positivi – la regolarità dei pasti giornalieri aiuta il bambino ad acquisire uno stile alimentare equilibrato e sano. Anche abituarlo a mangiare insieme ai genitori è positivo, perchè si crea un ricordo piacevole di condivisione al momento del pasto e si fa familiarizzare il figlio con situazioni che poi possono ripresentarsi alla mensa dell’asilo. 

Fare attenzione anche alla qualità – in questa fase delicata sarebbe opportuno preferire cibi sani e nutrienti ed evitare quelli processati (quindi no a merendine e biscotti confezionati, sì a dolci fatti in casa, ad esempio). Per quanto riguarda gli omogeneizzati, in realtà non c’è molta differenza con l’alternativa della carne o frutta frullata. In alcuni casi l’omogeneizzato può essere anche più “sicuro” dal punto di vista qualitativo, quindi in ogni caso se si preferisce l’alternativa fatta in casa bisogna sempre accertarsi dell’origine degli ingredienti. 

Ascoltare i bisogni del bambino – sia che si tratti di richiesta di latte materno o rifiuto di mangiare qualcosa, bisogna ricordare che i segnali del bimbo non sono mai immotivati. Per questo, sarebbe opportuno cercare di interpretare le motivazioni delle loro richieste o rifiuti e assecondarli per quanto possibile».