La somministrazione dei vaccini, regolata dal piano nazionale di vaccinazione previsto in più fasi, come sappiamo, è in corso, ma i tempi previsti per l’immunizzazione della popolazione generale sono ancora lunghi. In questo periodo di pandemia, la vaccinazione anti-COVID-19 è un diritto e un dovere perché proteggendo noi stessi contribuiamo a proteggere gli altri e dunque l’intera comunità, difendendo dal virus anche coloro che non possono vaccinarsi. Pfizer-BioNTech, Moderna e Vaxzevria (ex AstraZeneca) sono i nomi dei vaccini disponibili al momento, nel nostro Paese, per la prevenzione della malattia COVID-19, di cui è responsabile il virus SARS-CoV-2. Il nome completo dei vaccini è più complesso di come noi li conosciamo:

  • Pfizer-BioNTech è il vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty)
  • Moderna è il vaccino COVID-19 Vaccine Moderna mRNA -1273
  • Vaxzevria è l’ex COVID-19 Vaccine AstraZeneca.

Ciascun vaccino è stato autorizzato dalle agenzie competenti per il farmaco, ovvero l’agenzia europea EMA (European Medicines Agency – Agenzia Europea per i Medicinali) e l’italiana AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) a seguito di procedura di verifica regolari e consuete su efficacia e sicurezza dei vaccini.

Vaccini anti-COVID-19: sono tutti efficaci?

È bene sottolineare che l’efficacia dei vaccini non può essere confrontata del tutto tra loro: gli studi clinici infatti, benché mantengano indicativamente le stesse procedure e le stesse fasi, sono condotti su persone diverse e in contesti differenti (luogo geografico, condizioni, stile di vita). L’efficacia dei vaccini viene stabilita dai risultati di uno studio clinico condotto su volontari divisi in due gruppi: a un primo gruppo viene somministrato il vaccino, mentre il secondo gruppo (il cosiddetto gruppo di controllo) riceve un placebo (una sostanza senza alcun effetto sull’organismo). Tutti i volontari conducono normalmente la propria vita e dopo un certo periodo di tempo viene verificato quanti di loro, in entrambi i gruppi, hanno sviluppato l’infezione da SARS-CoV-2.

L’efficacia è un dato importante, ma il vaccino serve soprattutto a ridurre lo sviluppo di forme severe di COVID-19, che potrebbero richiedere l’ospedalizzazione e condurre alla morte. Tutti e tre i vaccini hanno dimostrato un’efficacia pari a quasi il 100% nel prevenire le forme gravi della malattia tabella pubblicata su JAMA (Journal of the American Medical Association), una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo. Pertanto da un punto di vista di impatto sulla salute pubblica, i vaccini disponibili sono equiparabili e contribuiscono in egual modo a ridurre la necessità di ricovero ospedaliero per forme severe di COVID-19.

Grazie alla vaccinazione di quante più persone sarà possibile raggiungere l’immunità di comunità (o immunità di gregge) che consentirebbe una sempre minor circolazione del virus e ridurre il valore dell’indice RT (l’indicatore del numero di persone contagiate in media da una sola persona infetta in un determinato arco di tempo).

Vaccini anti-COVID-19: sono tutti uguali?

I tre vaccini non sono tutti uguali tra loro, ma tutti concorrono in maniera preziosa all’immunizzazione della popolazione. Per capire come funzionano i vaccini anti-COVID-19, occorre sapere come il virus SARS-CoV-2 agisce quando entra in contatto con l’essere umano.

Come agisce il virus SARS-CoV-2

Ha forma rotondeggiante e con “punte” sulla sua superfici simili a una corona, e su ogni punta è presente la “chiave” (la proteina Spike) con cui il virus SARS-CoV-2 (noto anche come coronavirus) entra nelle cellule dell’organismo attraverso un enzima, l’angiotensina 2 (ACE2), che funziona come una “serratura”. ACE2 è un enzima coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna: si trova sulle cellule dell’epitelio polmonare dove ha la funzione di difendere i polmoni dai danni causati da infezioni e infiammazioni. Legandosi ad ACE2, il coronavirus entra nella cellula e, rilasciando il proprio codice genetico virale (RNA) che costringe la cellula a produrre nuove proteine virali e quindi nuovi coronavirus, impedisce all’enzima di proteggere i polmoni. In questo modo, si sviluppa l’infezione.

Vaccini a mRNA e vaccini a vettore virale: come funzionano?

I tre vaccini disponibili in Italia sono quindi diversi tra loro: i vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna sono vaccini a mRNA, mentre il vaccino Vaxzevria (ex AstraZeneca) è un vaccino a vettore virale (così come il vaccino Janssen di Johnson & Johnson e il vaccino Sputnik V). Tutti i vaccini sono stati realizzati per indurre una risposta che blocchi la proteina Spike e impedisca così l’infezione delle cellule.

I vaccini a mRNA contengono solo le molecole di RNA messaggero (mRNA) che, al loro interno, hanno le informazioni genetiche per costruire le proteine Spike del virus SARS-CoV-2 e stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici. Il vaccino a mRNA non introduce il virus vero e proprio nelle cellule di chi si vaccina, e quindi il vaccino non può in alcun modo provocare COVID-19 nella persona vaccinata, ma trasferisce solo l’informazione genetica fondamentale alla cellula umana per costruire copie della proteina Spike.

Per entrare nelle cellule e avviare la sintesi delle proteine Spike, le molecole di mRNA iniettate con il vaccino devono restare intatte. Per questo motivo sono inserite in una microscopica “bollicina” che ha lo scopo di proteggere l’mRNA: di solito, infatti, se non protetto, l’mRNA deperisce in fretta e viene attaccato e distrutto dalle difese del sistema immunitario in quanto componente estraneo all’organismo.

Una volta assorbito nel citoplasma delle cellule e avviata la sintesi di proteine Spike, questo attiva la produzione di anticorpi specifici da parte del sistema immunitario. La vaccinazione inoltre attiva anche le cellule T che preparano il sistema immunitario a rispondere a ulteriori esposizioni al virus SARS-CoV-2. In questo modo, il sistema immunitario della persona vaccinata, se dovesse entrare in contatto con il virus in futuro, ne avrà memoria, lo riconoscerà e si attiverà per combatterlo, bloccando le proteine Spike e impedendone l’ingresso all’interno delle cellule.

L’mRNA del vaccino non resta all’interno delle cellule: una volta compiuta la propria missione, si degrada naturalmente pochi giorni dopo la vaccinazione. Non c’è pertanto alcun rischio che entri nel nucleo delle cellule e ne modifichi il DNA.

Il vaccino a vettore virale si avvale dell’adenovirus degli scimpanzè (ChAdOx1 – Chimpanzee Adenovirus Oxford 1), un virus responsabile del raffreddore comune in questi animali. Una versione indebolita dell’adenovirus degli scimpanzè, e quindi incapace di replicarsi, non può diffondere l’infezione ed è innocua per l’organismo umano, viene utilizzata come vettore per trasportare nelle cellule umane l’informazione genetica per la produzione della proteina Spike inserita nell’adenovirus di questo animale. Con il vaccino a vettore virale non si introduce nelle cellule dell’organismo il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica necessaria per costruire copie della proteina Spike.

L’adenovirus modificato entra così nel nucleo della cellula, attiva la produzione della proteina Spike di SARS-CoV-2, le cellule T del sistema immunitario la riconoscono e attivano la risposta immunitaria e la produzione di anticorpi specifici contro il virus. Con la vaccinazione vengono inoltre prodotte cellule dotate di memoria difensiva contro la proteina Spike: se la persona vaccinata in futuro dovesse entrare in contatto con il virus SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario ne avrà memoria, lo riconoscerà e si attiverà per combatterlo, impedendo alle proteine Spike l’ingresso all’interno delle cellule. Dopo la somministrazione del vaccino, l’informazione genetica si degrada e viene eliminata.

Quanto tempo deve trascorrere tra la prima e la seconda dose dei vaccini?

I tre vaccini sono diversi anche nel tempo che deve trascorrere tra la somministrazione delle due dosi (iniezioni) previste per ciascuno dei tre vaccini:

  • Pfizer-BioNTech: almeno 21 giorni
  • Moderna: 28 giorni
  • Vaxzevria (ex AstraZeneca): idealmente nel corso della dodicesima settimana e comunque a una distanza di almeno dieci settimane dalla prima dose.

In genere, la vaccinazione viene eseguita nel muscolo della parte superiore del braccio.

Conservazione dei vaccini

Anche nelle modalità di conservazione, i tre vaccini non sono uguali:

  • Pfizer-BioNTech: è richiesta una temperatura compresa tra -90 °C e -60 °C, poi modificata in -25°C e -15°C per due settimane, a seguito dell’autorizzazione dell’agenzia governativa statunitense FDA (Food and Drug Administration) del 25 febbraio, dopo aver ricevuto da parte di Pfizer-BioNTech nuovi dati a supporto della confermata stabilità del vaccino alle nuove temperature di trasporto e conservazione. Questo permette di utilizzare freezer meno potenti di quelli richiesti inizialmente e più comuni in ambito sanitario.
  • Moderna: viene conservato a temperature comprese tra -15 °C e -25 °C, ma è stabile tra i +2 °C e i +8 °C per 30 giorni, se la confezione rimane integra
  • Vaxzevria (ex AstraZeneca): deve essere conservato a temperature comprese tra 2°C e 8°C per 6 mesi, se la confezione rimane integra.

Reazioni avverse osservate

Durante la campagna vaccinale, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) conduce una costante attività di farmacovigilanza sui vaccini anti COVID-19 a cadenza mensile. Le reazioni osservate più frequenti per i vaccini effettuati con maggior frequenza nel nostro Paese sono state:

  • vaccini a mRNA (Pfizer-BioNtech e Moderna): febbre, mal di testa, dolori muscolari o articolari, reazioni nel punto dell’iniezione, stanchezza. Tutte reazioni lievi o moderate che si sono risolte in poche ore o in pochi giorni, spesso senza la necessità di assumere antidolorifici o altri farmaci.
  • vaccino a vettore virale (Vaxzevria (ex AstraZeneca): febbre, mal di testa, dolori muscolari o articolari. Anche in questo caso si tratta di reazioni lievi o moderate che si sono risolte in poche ore o in pochi giorni, spesso senza la necessità di assumere antidolorifici o altri farmaci.

Reazioni avverse di tipo allergico fino allo shock anafilattico sono rarissime, e possono presentarsi come per tutti i farmaci. Altre reazioni, di tipo ansioso con fenomeni vaso-vagali (dalla sensazione di svenire fino allo svenimento vero e proprio), possono presentarsi a seguito dell’iniezione. Per questo motivo, la vaccinazione viene eseguita in contesti sicuri da personale specializzato ed è previsto un periodo di osservazione di almeno 15 minuti dopo la vaccinazione.