Tumore prostata

Cos’è?

Il tumore alla prostata non solo è la neoplasia più diffusa tra  gli uomini, ma anche la malattia più temuta dalle persone di sesso maschile. I recenti dati AIOM rivelano che gli uomini in genere si ammalano meno di tumore, ma quando accade la prognosi risulta peggiore rispetto alle donne. Questo perché gli uomini tendono a sottovalutare i segnali del proprio corpo e vanno dal medico solo se stanno male, il che può rappresentare un problema se si considera che il tumore alla prostata è per lo più asintomatico in fase iniziale. 

Quali sono le cause?

Le cause non sono ancora del tutto chiare, anche se alla base ci sarebbe una mutazione nel DNA delle cellule che causa una proliferazione anomala delle stesse, il cui accumulo forma il tumore.

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori che possono aumentare il rischio di tumore alla prostata sono:

  • età: questo tumore è più comune dopo i 65 anni
  • etnia: alcune più di altre presentano livelli elevati di androgeni nel sangue
  • presenza in famiglia di altri casi
  • obesità
  • alimentazione ricca di grassi saturi

Come si manifesta?

In genere, si manifesta con un ingrossamento della prostata che in condizioni normali ha le dimensioni di una noce. Tuttavia, l’ingrossamento non indica necessariamente la presenza di un tumore maligno. Inoltre, va tenuto conto che anche in caso di tumore maligno l’ingrossamento della prostata può essere molto lento e non costituire un pericolo.

Come si previene?

La prevenzione del tumore alla prostata è fondamentale, basti pensare che il 30% dei casi viene diagnosticato quando il tumore si è diffuso al di fuori della ghiandola. Il tumore alla prostata si previene con i controlli periodici che permettono di accorgersi dell’eventuale presenza del tumore prima che si diffonda, specie se non ci sono altre patologie particolari in corso o manifestazione dei sintomi. Un altro aiuto per la prevenzione è adottare uno stile di vita sano ed attento alla salute generale dell’organismo.

I controlli dovrebbero svolgersi: 

  • a 16 anni: prima visita per la valutazione dell’apparato genitale, eventualmente ripetibile intorno ai 25 anni
  • intorno ai 40 anni: prima visita per la valutazione della salute della prostata, soprattutto in caso di familiarità per patologie prostatiche
  • dopo i 50 anni: visita urologica periodica (la cadenza viene definita dallo specialista in base al singolo caso) con esplorazione rettale per palpazione della prostata e valutazione del PSA, l’antigene che rivela un eventuale ingrossamento della prostata. Su indicazione del medico, possono essere necessarie anche ecografia addominale completa, ecografia prostatica, esame delle urine

Per quanto riguarda lo stile di vita, bisognerebbe:

  • evitare gli eccessi di alcol
  • smettere  di fumare (o non iniziare)
  • seguire una dieta equilibrata ricca di fibre, povera di grassi e carne
  • idratarsi correttamente (1,5 litri di acqua al giorno)
  • fare regolare attività fisica

Come si diagnostica?

Gli esami per la diagnosi del tumore alla prostata comprendono:

  • Esplorazione rettale – serve a rilevare l’eventuale ingrossamento della parte esterna della prostata, nella quale tende a formarsi circa il 70% dei casi di tumori che colpiscono questa ghiandola. Per condurre l’esame, il medico indossa un guanto lubrificato ed introduce delicatamente un dito nel retto del paziente.
  • Esame del PSA (Antigene Prostatico Specifico) – serve a rilevare l’aumento dei livelli di PSA nel sangue, una sostanza prodotta dalla prostata che ha la funzione di fluidificare il liquido seminale.  Piccole quantità di PSA sono normalmente presenti nel sangue, ma se aumentano potrebbero indicare una prostatite, un’ipertrofia prostatica o un tumore della prostata.
  • Biopsia – serve a confermare la diagnosi se la palpazione o i risultati del test con PSA fanno sospettare la presenza di tumore. L’esame consiste nel prelievo di un numero variabile di piccoli campioni di tessuto da diverse aree della prostata, per poi analizzarli in laboratorio e verificare la presenza di cellule tumorali. La biopsia è un esame generalmente ambulatoriale e non richiede il ricovero ospedaliero.

Se l’esame istologico del tessuto prelevato con la biopsia rivela la presenza di cellule tumorali, possono essere necessari ulteriori esami come: radiografia del torace, TAC, RMN, scintigrafia ossea, PET con colina. 

Come si cura?

La cura del tumore alla prostata prevede soluzioni spesso mininvasive, specie se la diagnosi è precoce. In genere, la scelta della terapia dipende dallo stadio di avanzamento del tumore e viene sempre discussa insieme al paziente. 

Chirurgia
È il trattamento più diffuso per il tumore prostatico e viene scelto come unica modalità terapeutica, quindi senza altri trattamenti successivi come radioterapia, chemioterapia, ecc., quando il tumore è circoscritto alla ghiandola prostatica. Consiste nell’asportazione della prostata, ma risparmiando muscoli e tendini circostanti responsabili della funzione sessuale e della minzione. Si può eseguire l’asportazione della prostata con chirurgia robotica, che riduce al minimo gli effetti collaterali, o l’intervento più tradizionale a cielo aperto per via retropubica.

Radioterapia a fasci esterni
Questa terapia si serve  dei raggi X che distruggono le cellule tumorali e si può utilizzare per trattare quasi tutti gli stadi di tumore alla prostata, con o senza il supporto della chirurgia, in base allo stato di salute del paziente. La radioterapia a modulazione di intensità (IMRT) permette di effettuare trattamenti a dose radicale risparmiando i tessuti vicini. Inoltre, la speciale tecnica volumetrica RapidArc consente una maggiore rapidità e precisione di trattamento. La radioterapia viene generalmente utilizzata anche dopo l’intervento chirurgico (radioterapia post-operatoria) per trattare l’area in cui era contenuta la prostata.

Ormonoterapia

Vi si ricorre nei casi in cui il tumore è a uno stadio avanzato. Questa terapia riduce la produzione degli ormoni sessuali maschili, responsabili dell’accelerazione della crescita del tumore. 

Chemioterapia

Questa terapia viene utilizzata nei casi di pazienti che sviluppano resistenza ad un trattamento ormonale. 

Vigile osservazione e sorveglianza attiva
Solo in alcuni casi selezionati la vigile osservazione, ovvero il monitoraggio del paziente con la valutazione periodica del PSA, e la sorveglianza attiva, cioè il monitoraggio del paziente con PSA e biopsie ripetute, possono rappresentare un’opzione terapeutica.