Febbre, tosse, mal di gola, disturbi gastrointestinali, raffreddore, congestione nasale, congiuntivite, mal di testa, affaticamento, brividi: sono sintomi che possono essere legati all’influenza stagionale e alcuni di questi anche a COVID-19, la malattia causata dal virus SARS-CoV-2. Cosa fare se il bimbo si sveglia con qualcuno di questi sintomi? E come proteggere i nostri bambini? L’abbiamo chiesto al dottor Marco Nuara, neonatologo di Humanitas San Pio X.

«Un sintomo specifico dell’infezione COVID-19 negli adulti, anche se non sempre presente, è la perdita di gusto e olfatto, ma nei bambini i sintomi sono invece sovrapponibili a quelli dell’influenza o altri virus stagionali quali raffreddore, congiuntivite, febbre, tosse, mal di gola, vomito, diarrea – spiega il dottor Nuara -. Più spesso rispetto agli adulti i bambini possono non presentare alcun sintomo. Questi fattori possono rendere critica la diagnosi, anche considerando la frequenza di raffreddori e congiuntiviti stagionali nei bambini a causa di un sistema immunitario e di un meccanismo di clearance mucociliare ancora non completamente maturi. Come rilevato da alcuni studi, anche con sintomi lievi, i bambini possono ugualmente trasmettere il virus; pertanto, nel caso in cui il bambino manifesti sintomi riconducibili a COVID-19, i genitori dovranno tenerlo a casa e contattare il pediatra, il quale valuterà se segnalarlo all’ATS e far eseguire il tampone. Se positivo il bambino resterà in quarantena almeno 10 giorni e potrà rientrare a scuola solo con l’esito negativo del tampone e l’attestato del pediatra. I famigliari e i contatti stretti del bambino risultato positivo dovranno a loro volta rimanere in quarantena ed eseguire il tampone. I compagni di scuola invece potranno rientrare in comunità dopo 14 giorni senza tampone o dopo 10 giorni con tampone negativo. Ad oggi l’unico test diagnostico in grado di individuare i soggetti infetti e contagiosi è il tampone». 

Mascherine e igiene delle mani: fondamentali per proteggersi

«Per i bambini, come per gli adulti, il distanziamento e l’igienizzazione delle mani sono i principali strumenti di protezione e prevenzione per contenere la diffusione del virus – sottolinea il neonatologo -. A questi si aggiunge l’utilizzo della mascherina, che non è un accessorio, ma un dispositivo medico da usare con attenzione: 

  • lavarsi le mani o far lavare le mani al bambino prima di indossarla
  • posizionarla in modo da farla aderire bene al viso coprendo naso e bocca 
  • per metterla e toglierla evitare di toccare la mascherina sul davanti, ma prenderla dagli elastici
  • Dopo averla tolta non riporre la mascherina nello zaino o in tasca, ma conservarla in una busta o buttarla 

Infine, per aiutare i bambini a prevenire le infezioni in generale – conclude il dottor Nuara – possono aiutare l’assunzione di un’alimentazione sana, l’integrazione di vitamina D da ottobre a maggio, dormire adeguatamente, vivere in un ambiente salubre, passare più tempo possibile all’aria aperta. I genitori dovrebbero educare i bambini sui meccanismi di prevenzione dando il buon esempio e responsabilizzandoli, ma senza suscitare eccessive paure ed ansie».