La riduzione del peso nel soggetto obeso è importante per ridurre i rischi di malattia associati all’obesità. L’obesità, infatti, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come diabesità per la stretta relazione che esiste tra diabete mellito di tipo 2 e obesità, insieme al sovrappeso oltre un certo limite di Indice di Massa Corporea (BMI), è una patologia che presenta un rischio elevato di ammalarsi per molte patologie. Per questo motivo, quando il paziente obeso non riesce a perdere peso con la dieta, può essere sottoposto a diversi tipi di intervento per ottenere un calo ponderale: il più noto, utilizzato fin dagli anni ‘60, è il by pass gastrico funzionale. Cosa significa, dove agisce e chi può farlo? Ne parliamo con il dottor Grignani, di chirurgia bariatrica di Humanitas San Pio X.

Cosa significa bypass gastrico funzionale?

«Innanzitutto, va detto che l’intervento di bypass gastrico funzionale non deve essere inteso come un intervento “magico” che da solo può far ridurre il peso, ma è uno strumento efficace che aiuta la volontà del paziente nel calo ponderale – sottolinea l’esperto -. Si tratta di una tecnica chirurgica che permette di confezionare una piccola tasca gastrica (nello stomaco), grande quanto una tazza di caffè, alla quale viene abboccata un’ansa intestinale. Il cibo ingerito, quindi, salta (dall’inglese bypass) lo stomaco, il duodeno e il primo tratto dell’intestino tenue, “bypassando” quindi il primo tratto dell’organo gastroenterico».

Chi può sottoporsi all’intervento di bypass gastrico funzionale?

«L’indicazione all’intervento di bypass gastrico viene data ad ogni singolo paziente, durante il percorso bariatrico, valutandone la storia clinica, le abitudini alimentari e alcuni esami – spiega il dottor Grignani -. Se effettuato da mani esperte e in centri specializzati, il bypass gastrico funzionale è da considerarsi una procedura efficace, con rare problematiche alimentari postoperatorie. Tuttavia, si tratta di un intervento chirurgico in cui possono essere presenti le complicanze possibili nella chirurgia addominale in senso più ampio del termine».

Bypass gastrico:  dove agisce e con quali risultati?

«Il bypass gastrico agisce su diversi tipi di meccanismi, restrittivo, malassorbimento, ormonale, riduzione dell’appetito – prosegue il chirurgo bariatrico -. Per meccanismo restrittivo si intende che l’intervento ha l’effetto di dare una sazietà precoce, dopo pochi bocconi di cibo, per cui anche le quantità di alimenti che si possono introdurre sono ridotte, e questo porta al calo ponderale. Il meccanismo malassorbitivo invece agisce sulla riduzione dell’assorbimento dei nutrienti presenti nel cibo ed è parziale per i grassi, lieve per le proteine, vitamine, sali minerali, calcio e ferro; per questo motivo, nei primi mesi dopo l’intervento, può essere necessario integrare l’alimentazione con complessi multivitaminici. Dal punto di vista del meccanismo ormonale viene a limitarsi, da parte del tubo digerente, la produzione di alcuni ormoni che inducono il senso di fame, mentre viene aumentata la produzione di altri ormoni che inducono la sazietà. Il fatto di “bypassare” lo stomaco, induce la riduzione dell’appetito per l’arrivo del cibo dopo la masticazione nell’intestino, ed è possibile una sindrome post-prandiale legata in particolare all’assunzione di carboidrati semplici, che porta il paziente a limitare la quantità di cibo introdotto e a variarne la qualità. I risultati in termine di calo ponderale di circa il 65%, già a distanza di due anni, è stabile e si mantiene a lungo – conclude il dottor Grignani – e questo si traduce anche in miglioramento della qualità di vita, allungamento dell’aspettativa di vita, risoluzione delle apnee notturne, dell’ipertensione e del diabete in oltre l’80-90% dei pazienti».