Il neonato prematuro è colui che nasce sotto la 37a settimana di gestazione perché dalla 37a alla 40a settimana si tratta di parto a termine. Nella giornata mondiale dei prematuri, vediamo cosa vuol dire nascere pretermine con il dottor Fabrizio Ciralli, responsabile di neonatologia e pediatria di Humanitas San Pio X.

«Esistono diverse fasce di prematurità – spiega il dottor Ciralli -, e più è precoce la prematurità, maggiore è la criticità del neonato alla momento nascita, durante il decorso della degenza e la probabilità di un outcome non favorevole. Per questo motivo, i parti pretermine se inferiori alle 34 settimane vengono indirizzati in centri di riferimento individuati dalla Regione dotati di terapia intensiva neonatale e subintensiva. Al momento, nel nostro ospedale, gestiamo i neonati pretermine anche con distress respiratorio moderato dalla 34a settimana e/o di peso superiore ai 1500 grammi. 

Quali possono essere le problematiche del prematuro?

«Basso peso e difficoltà respiratorie dovute all’immaturità del polmone sono le problematiche principali dei bambini prematuri – continua il dott. Ciralli -. I neonati con basso peso alla nascita e/o prematuri possono necessitare di supporto ventilatorio non invasivo e della somministrazione per via venosa di soluzioni nutrizionali (proteine, zuccheri, grassi, vitamine ed oligoelementi) per consentire al bimbo di superare il momento iniziale, raggiungere una buona autonomia respiratoria e di tollerabilità all’alimentazione. Per  i neonati nati presso il nostro centro, che necessitano di cure intensive è attivo il Servizio di Trasporto Neonatale di Emergenza che consente il trasferimento del neonato in assoluta sicurezza presso un centro di Terapia Intensiva Neonatale della città di Milano».

A quali visite deve essere sottoposto?

«Come tutti i neonati – spiega il dottor Ciralli – anche i bambini prematuri hanno bisogno di una serie di indagini indipendentemente dal loro stato di benessere. Pertanto, alla nascita il bambino pretermine viene sottoposto a indagini ecografiche cerebrali, cardiache, addominali, esami ematochimici, visite oculistiche che vengono effettuate nel reparto di patologia neonatale dove viene ricoverato». 

Skin-to-skin anche per i prematuri

«La nascita di un figlio prematuro può creare qualche difficoltà nella mamma che vede il proprio figlio così piccolino e, anche se non ha problemi, ricoverato in patologia neonatale all’interno di una culla termica per garantirgli umidità e temperatura adeguate, insieme alle norme igieniche corrette. Medici, infermieri e psicologi sono vicini alla mamma per rassicurarla e guidarla nella cura del suo bimbo, fin da subito nell’area di patologia neonatale, favorendo lo skin-to-skin quando le condizioni del bimbo lo permettono» sottolinea l’esperto. 

Per quanto tempo mamma e bambino restano in ospedale?

«Il bambino nato prematuro resta in ospedale per un periodo di degenza variabile da pochi giorni a qualche settimana a seconda delle condizioni cliniche che presenta – dice il dottor Ciralli -. In tal caso la mamma, una volta dimessa, può tornare in ospedale in qualunque momento, e non solo per l’allattamento. In questo periodo infatti la mamma viene seguita dagli infermieri pediatrici, e impara a prendersi cura del neonato quando sarà a casa e a capire i bisogni del proprio figlio. Una volta a casa, il bambino tornerà nei nostri ambulatori per i controlli di routine già programmati alla dimissione, e per la valutazione periodica dello sviluppo neurologico e della crescita o per eventuali  indagini diagnostiche necessarie. Quando il neonato prematuro è dimesso in normali condizioni cliniche e privo di patologie, e ha iniziato ad alimentarsi adeguatamente con il latte materno o, in caso di ipogalattia materna (mancanza totale o parziale di latte materno), con latti di formula, verosimilmente presenterà un regolare accrescimento staturo-ponderale e un adeguato sviluppo neuromotorio e comportamentale».