Dopo mesi di convivenza con la pandemia da COVID-19 sappiamo che l’infezione da coronavirus SARS-CoV-2 si può manifestare con sintomi o essere asintomatica, ovvero si può aver contratto il virus, essere comunque contagiosi, ma non avere sintomi. In caso di sintomi è fondamentale rimanere a casa, riducendo il più possibile anche il contatto con i conviventi, e contattare il proprio medico di medicina generale (o il pediatra in caso di minori) che valuterà la prescrizione del tampone.

Quali sono i sintomi e cosa fare

COVID-19 è un’infezione che si manifesta con sintomi più comuni simili all’influenza quali: 

  • febbre pari o superiore a 37,5°C e brividi
  • tosse di recente comparsa
  • difficoltà respiratorie
  • perdita improvvisa dell’olfatto (anosmia) o diminuzione dell’olfatto (iposmia), perdita del gusto (ageusia) o alterazione del gusto (disgeusia)
  • naso che cola
  • mal di gola
  • diarrea (soprattutto nei bambini).

In presenza di alcuni segni clinici importanti è bene consultare il proprio medico di medicina generale per valutare insieme l’opportunità di una verifica in ospedale. I sintomi da non sottovalutare sono:

  • febbre superiore a 37,5 per più di 5 giorni; consultare il proprio medico anche prima dei 5 giorni laddove la temperatura sia superiore a 39
  • dolori respiratori
  • forte stanchezza
  • livello di ossigenazione del sangue (saturimetria) inferiore a 94.

In alcuni casi, l’infezione COVID-19 si sviluppa in maniera seria e grave con polmonite, insufficienza respiratoria, sepsi e shock settico, che possono portare anche alla morte. Sappiamo inoltre che alcune persone, quando contagiate, sviluppano prevalentemente forme gravi di malattia: tra queste chi ha più di 70 anni di età, chi soffre di alcune patologie (per esempio ipertensione arteriosa, problemi cardiaci, diabete, malattie respiratorie croniche, cancro) e i pazienti immunodepressi per patologia congenita o acquisita, trapiantati o in trattamento con farmaci immunosoppressori sono considerati più fragili.  

Tampone positivo? Isolamento e quarantena per i conviventi

Se il tampone risulta positivo è necessario stare in isolamento per almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi. Il rientro in comunità sarà possibile dopo un tampone negativo effettuato dopo almeno 3 giorni senza sintomi (che possono essere inclusi nei 10 totali o essere successivi). I 10 giorni si calcolano dall’inizio dei sintomi. Per i conviventi, in quanto contatti stretti di una persona positiva, invece, valgono le norme della quarantena:

  • 14 giorni in casa dall’ultima esposizione con il positivo 

oppure

  • 10 giorni (sempre dall’ultima esposizione) effettuando un tampone che risulti negativo (oppure un test rapido antigenico) effettuato il decimo giorno.

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