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Cuore: “Holter 20-40” giorni rileva le aritmie nascoste

Senso di vertigine, affanno, sudorazione profusa, cuore che accelera o rallenta improvvisamente, palpitazioni: sono alcuni dei sintomi che richiedono esami specifici per “fotografare” l’attività del cuore e registrare, come in un film, l’attività cardiaca. «Si chiama Holter cardiaco l’esame indolore che permette il monitoraggio dell’attività elettrica del cuore del paziente durante le normali attività quotidiane – spiegano i cardiologi del Servizio di Cardiologia di Humanitas San Pio X -. E’ un esame importante per capire se l’impulso elettrico che fa contrarre il cuore, e quindi lo fa battere, parte in modo corretto, anomalo o intermittente dalla “centralina elettrica” chiamata nodo senoatriale. Chiamato anche elettrocardiogramma dinamico completo, è un esame indicato in quei pazienti che presentano i sintomi di alterazione del ritmo cardiaco, come le aritmie in cui il battito cardiaco è irregolare, la bradicardia in cui il battito è troppo lento oppure la tachicardia in cui è, invece, troppo veloce. Le aritmie, però, in genere non si presentano con regolarità e può capitare che non si manifestino ogni giorno e neppure per lunghi periodi. Può accadere infatti che durante l’Holter settimanale o quello delle 24-48 ore in cui in genere il paziente indossa l’apparecchio portatile, non compaia e quindi non venga registrato nessun evento aritmico. Per questo motivo, è stato introdotto un sistema di registrazione e monitoraggio più lungo».

Per rilevare un’aritmia possono servire più giorni

Difficili da prevedere, le aritmie possono capitare in qualunque momento del giorno o della notte. «Per evitare che il paziente debba ripetere più volte l’esame al fine di intercettare l’aritmia – continuano gli esperti – è necessario un monitoraggio continuo e prolungato. Oggi, grazie a nuovi dispositivi portatili, sempre più piccoli, il paziente può essere monitorato h24 fino a 40 giorni consecutivi. Il vantaggio è la possibilità di registrare anche eventi rari. Una volta applicato l’Holter, al paziente viene chiesto di svolgere le sue attività normali, anche quella fisica e lavorativa, e di annotare su un diario situazioni ed eventuali sintomi. Queste informazioni, insieme al tracciato registrato da questi nuovi apparecchi, permettono al cardiologo di avere punti di riferimento per la valutazione dei sintomi e di quanto registrato dall’ECG». 

L’Holter funziona grazie ad elettrodi applicati in specifici punti del torace del paziente che attivano il monitoraggio e registrano l’elettrocardiogramma (ECG) continuativamente e dunque anche nel momento esatto in cui si manifesta il potenziale evento aritmico, anche di notte. La registrazione avviene tramite un apparecchio grande quasi come una noce che il paziente “indossa” e toglie per il bagno o la doccia. Il dispositivo è facile da riapplicare e caricare: dotato di una batteria che si ricarica esattamente come quella di un telefonino, una volta terminato il monitoraggio ECG, il tracciato viene scaricato come una chiavetta USB e studiato dal cardiologo. 

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