La gravidanza sia un periodo delicato e complesso, ne sono consapevoli tutte le donne. La gravidanza è un momento della vita nella quale alcune donne per la prima volta hanno l’opportunità di fare il punto della situazione sul loro stato di salute e il loro stile di vita. Ecco perché questo momento oltre ad essere un lieto evento può diventare anche un momento di riflessione e cambiamento delle proprie abitudini alimentari per sé e per tutta la famiglia, incluso il nascituro. Il diabete mellito gestazionale è una complicanza della gravidanza che per la maggior parte dei casi si manifesta senza sintomi ma non per questo deve essere sottovalutato. Ne parliamo con la  dottoressa Cristina Mastromatteo, ginecologa presso Humanitas San Pio X

Cos’è il diabete gestazionale?

«Il diabete mellito gestazionale (GDM) è una intolleranza al glucosio di entità variabile che viene diagnosticata per la prima volta in gravidanza e si risolve in genere dopo il parto – spiega la dottoressa Cristina Mastromatteo -. Il mantenimento di un buon controllo glicemico durante tutta la gravidanza può ridurre la probabilità di comparsa di complicanze sia per la madre che per il bambino, ben note all’ostetrico. 

Da non sottovalutare come l’esposizione dei bambini a un ambiente in utero troppo zuccherino possa influenzare la predisposizione a sviluppare da adolescente o adulto obesità e/o diabete così come malattie cardiovascolari.

Inoltre, sempre più frequentemente, l’ostetrico che si occupa di patologia della gravidanza si deve confrontare, gestire e trattare donne gravide obese, ipertese e diabetiche, ovvero affette dalla sindrome metabolica. Il diabete mellito gestazionale è inequivocabilmente una patologia della gravidanza che complica dal 2 al 14% delle gravidanze. Per questo, in presenza di fattori di rischio, la futura mamma dovrà attenersi a uno stile di vita particolare strettamente monitorato dallo specialista».

Conoscere il rischio per prevenirlo

Sono molti i fattori che predispongono a un’aumentata probabilità di sviluppare diabete mellito in gravidanza e potrebbero mettere a rischio la salute della mamma e del feto:

  • familiarità per diabete mellito tipo 2
  • età della futura mamma superiore a 35 anni
  • diabete mellito gestazionale in una gravidanza precedente
  • feto e neonato di peso superiore a 4 kg (macrosomia) 
  • sovrappeso/obesità alla gravidanza (BMI superiore a 25)
  • gruppo etnico di appartenenza Asia Meridionale, Medio Oriente e Caraibi
  • sindrome dell’ovaio policistico

«In presenza dei fattori di rischio che aumentano le probabilità che insorga il diabete mellito gestazionale – dice la ginecologa -, le gestanti vengono inviate precocemente ad effettuare dell’esame specifico chiamato curva di glucosio, che si effettua tra la 16-18 settimana di gestazione e/o tra la 24-28 settimana di gestazione. L’esame consiste in un prelievo ripetuto di sangue dopo l’assunzione orale di una soluzione contenente 75g di glucosio. Il primo prelievo va eseguito a digiuno, il secondo a distanza di un’ora dall’assunzione dello zucchero, il terzo a distanza di due ore. I valori di normalità sono inferiori ai 92 mg/die a digiuno, inferiori a 180 mg/dl a un’ora e inferiori a 153 mg/dl a due ore. Anche un solo valore superiore a tali limiti consente di fare diagnosi. È possibile però “giocare in anticipo”, prima della gravidanza, adottando dei cambiamenti nello stile di vita».

Un’attesa troppo dolce: cosa fare?

«Nel caso di diagnosi di diabete gestazionale, non bisogna perdersi d’animo ma adottare dei cambiamenti sulle proprie abitudini alimentari. Attraverso l’approccio multidisciplinare degli specialisti dell’ambulatorio dedicato alla gestione del diabete gestazionale – prosegue l’esperta –, diabetologo, ginecologo, ostetrica e nutrizionista supportano la donna nell’intervento sul suo stile di vita, elemento importante e da non sottovalutare della gestione del diabete gestazionale. I cambiamenti dello stile di vita possono prevedere: 

Terapia nutrizionale personalizzata: creare pasti salutari e bilanciati su misura che prediligono alimenti stagionali (frutta e verdura colorata e varia), cereali integrali, proteine animali e vegetali (limitando la carne rossa ed insaccati), olio extravergine di oliva, evitando bevande zuccherine. La terapia nutrizionale deve essere personalizzata al fine di mantenere una glicemia che sia adeguata per la madre e il feto. 

Esercizio fisico: non solo attività sportiva ma anche una semplice camminata di 10-15 minuti al giorno può contribuire al mantenimento del controllo del peso corporeo. Non solo, l’attività fisica in gravidanza, prepara il fisico della madre anche all’evento parto. 

In caso questi interventi non fossero sufficienti al mantenimento dei valori glicemici ottimali per la gravidanza, può essere prescritta la terapia medica con insulina e/o ipoglicemizzanti orali sempre sotto stretto controllo medico».

Il parto e il diabete gestazionale

«La modalità del parto non cambia in caso di diagnosi di diabete gestazionale, sebbene al parto con taglio cesareo sia preferibile il parto vaginale – dice la dottoressa Mastromatteo -. In alcuni casi, se il diabete gestazionale non è compensato (valori glicemici non controllati, bambino troppo grande o troppo liquido amniotico) è consigliabile anticipare di una settimana l’espletamento del parto attraverso l’induzione farmacologica del travaglio per minimizzare i rischi per la madre e il feto». 

E dopo la gravidanza?

«La probabilità per una donna che ha manifestato il diabete gestazionale di sviluppare il diabete mellito tipo 2 trascorsi 5-10 anni dal parto è di 7 volte maggiore rispetto a una donna che ha avuto una gravidanza normoglicemica. È fondamentale – conclude l’esperta – che le donne che hanno manifestato un diabete gestazionale effettuino una curva da carico orale con 75 g di glucosio anche nelle 6-12 settimane successive al parto e nel caso in cui i valori di glicemia siano tornati normali, ogni 2-3 anni».