Intervistato da Annalisa Manduca e Michele Mirabella ai microfoni di Rai Radio 1 nel programma Life – Il weekend del benessere e della salute, il prof. Giampaolo Perna, Responsabile del Centro per i disturbi d’ansia e di panico di Humanitas San Pio X, spiega la differenza tra emozioni che possono sembrare simili, ma in realtà sono profondamente diverse.

«Il timore è una condizione molto comune e naturale, anzi necessaria – dice l’esperto al microfono di Rai Radio Uno -, perché è quella che ci difende dai pericoli, dai rischi. La paura è una forma un po’ più intensa di timore, che ci assale soprattutto quando ci troviamo di fronte un pericolo e cerchiamo di reagire. La paura attiva il nostro corpo per la lotta o fuga. Invece il panico è una condizione diversa molto legata più al timore di un danno che potrebbe capitare al nostro corpo, come il rischio di morire, per cui si tratta di un’emozione che può essere molto più intensa, con esplosione di angoscia e di malessere che può è molto più potente ed è molto più fisica del timore».

Timore: l’emozione più vicina all’ansia

«Il timore è più vicino a un concetto di ansia – continua l’esperto -, perché ha in sé una sorta di attesa di fondo, preoccupata, apprensiva, verso un potenziale problema che potrebbe presentarsi. Riuscire a pensare agli aspetti positivi del problema che si teme, riesce in qualche modo ad controbattere il timore di fondo, ma per fare scomparire il timore bisogna trovare la soluzione al fattore che lo sta scatenando.

Paura: una maestra che ci tiene lontani dai pericoli

«La paura è un’emozione di emergenza che serve anche a crescere – sottolinea il prof. Perna -. La paura infatti, è una grande maestra di vita, un sistema importante di difesa del cervello nei confronti dei pericoli. Non avere paura significa essere incoscienti e quindi metterci in pericolo. Avere paura vuol dire imparare a distinguere ciò che può danneggiarci da ciò che non può danneggiarci. Alcune paure possono “rimanere attaccate” in modo un po’ più intenso anche in età adulta, e condizionare la vita della persona senza averne alcun vantaggio. Ricordiamoci che la paura è un’emozione ancestrale e tante paure, per esempio la paura delle belve feroci, che erano assolutamente utili ai nostri progenitori, ora non lo sono più. In questo senso possiamo dire che sono reazioni normali in un contesto cambiato, che è quella della società moderna».

Ci si può affezionare alle nostre paure e avere il timore di lasciarle?

«Sì – dice il professore -, specie quando abbiamo paure per lungo tempo, a cui ci adattiamo, le paure diventano quasi rassicuranti, perché rappresentano un terreno che conosciamo. Dover cambiare il nostro equilibrio, pur sapendo che liberarci dalle paure può crearci forte disagio, è importante nel caso di paure croniche ingiustificate perché il prezzo da pagare è il non poter esplorare la vita e il mondo in maniera adeguata».

Panico: è vero che è la paura delle paure?

«Può bloccare e paralizzare, alcuni hanno sintomi fisici, ma il panico non è una forte paura – spiega Perna -. Il panico è un fenomeno di pericolo qualitativamente distinto dalla paura, che è un meccanismo di difesa verso qualche pericolo esterno. Il panico riguarda la difesa della nostra vita, è più un meccanismo di difesa verso un pericolo interno che riguarda il nostro corpo. E’ il motivo per cui definisco il panico come “il più fisico di tutte le psicopatologie”, perché nell’attacco di panico si attivano tutti gli allarmi fisici: dalla respirazione, al cuore, al senso di equilibrio fisico, fino al sistema gastrointestinale che “esplodono” insieme in una sorta di ondata violenta di un senso di paura e, talvolta, terrore. In realtà, l’attacco di panico è un po’ la punta dell’iceberg: quando una persona soffre di attacchi di panico ha un senso di non essere in forma fisicamente, come se i sistemi del corpo non fossero perfettamente allineati e funzionanti, e quindi il corpo e la mente rimangono sempre in allerta».

Quando queste emozioni diventano “troppo” e vanno gestite o curate?

«Dobbiamo anzitutto distinguere tra ansia e paura normali che vanno gestite e non curate chimicamente, dall’espressione di condizioni patologiche come ripetuti attacchi di panico immotivati. In questo caso è importante la cura con un trattamento integrato con terapia farmacologica antipanico e psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale. Il vero messaggio – conclude il prof. Perna – è che grazie alla scienza moderna, si può tornare a star bene».