Le patologie della tiroide interessano fino a 10 volte di più le donne rispetto agli uomini influenzando negativamente la vita riproduttiva della donna. In particolare, se non diagnosticate in tempo, le alterazioni ormonali che si creano a causa delle disfunzioni della tiroide possono influenzare sia la fertilità della donna e, di conseguenza, il concepimento, sia l’andamento della gravidanza. Quali sono i rischi per la donna che desidera una gravidanza? Ne parliamo con la dottoressa Nazarena Betella, endocrinologa e diabetologa di Humanitas San Pio X.

La tiroide della mamma influenza lo sviluppo del bimbo

 «La tiroide è una ghiandola posta alla base del collo davanti alla trachea con la funzione di produrre ormoni importanti per il corretto funzionamento dell’organismo femminile – spiega la dottoressa Betella -. Gli ormoni tiroidei infatti contribuiscono alla regolazione del ciclo mestruale e, durante la gravidanza, allo sviluppo psicofisico del feto, impattando poi sulla salute futura del bambino. Infatti, il buon funzionamento della tiroide della mamma in gravidanza ha un’influenza positiva sulle attività metaboliche, sulla salute dell’apparato cardiovascolare e sulla funzione muscolare del nascituro nell’età adulta».

I rischi per la gravidanza

«L’alterazione della funzionalità della tiroide può ridurre la fertilità o, a concepimento avvenuto, mettere a rischio la gravidanza stessa – sottolinea l’esperta -. Durante la gravidanza, le patologie della tiroide non diagnosticate prima del concepimento possono aumentare il rischio di aborto spontaneo e impedire lo sviluppo del feto. Nel caso in cui la patologia tiroidea sia di origine autoimmune, la gravidanza può attenuare i sintomi della malattia che però torneranno a manifestarsi dopo la nascita del neonato. 

Si possono prevenire i disturbi della tiroide?

«E’ importante che tutte le donne con una patologia della tiroide o con fattori di rischio noti, ad esempio malattie tiroidee in famiglia, effettuino esami di controllo e pianifichino la gravidanza per raggiungere un buon compenso ormonale, favorire il concepimento e ridurre i rischi per la gravidanza. Infatti, se da una parte non è possibile ad oggi prevenire l’insorgenza di queste patologie, dall’altra è invece possibile diagnosticarle precocemente con esami del sangue per il dosaggio dei livelli di ormoni tiroidei in circolo e l’ecografia della tiroide. In caso di diagnosi positiva per disfunzioni ormonali – conclude la dottoressa Betella – è possibile intervenire con terapie che permettono alla donna di mantenere una buona qualità della propria vita».