La Terapia ormonale sostitutiva (TOS) è la terapia che agisce integrando gli ormoni (i più utilizzati sono gli estrogeni e il progesterone) e si utilizza nelle donne in menopausa che presentano i disturbi tipici della menopausa o per prevenire alcune problematiche che si verificano nel lungo termine. La TOS, così è comunemente chiamata, non è una terapia standard ma va personalizzata a seguito della visita ginecologica. Ne parliamo con la dottoressa Mariafrancesca Adriana Waldis, ginecologa di Humanitas San Pio X.

TOS: quando serve?

«La terapia ormonale sostitutiva può essere proposta alle donne entro i 60 anni di età, preferibilmente entro il primo anno dall’ultima mestruazione e comunque entro i primi 10 anni dall’inizio della menopausa,  dopo un’accurata valutazione di eventuali controindicazioni – spiega l’esperta -. Prima di assumere la terapia ormonale sostitutiva, è quindi necessaria una valutazione ginecologica per valutare i benefici e rischi della terapia stessa: durante la visita, lo specialista rileva la storia clinica della donna (età, inizio della menopausa, disturbi riferiti, eventuali effetti collaterali per l’utilizzo in passato di terapie ormonali, come ad esempio la pillola contraccettiva) e della sua famiglia per valutare la presenza di eventuali fattori di rischio cardiovascolare, oncologico e osteoporotico. In genere, la TOS viene indicata per la gestione dei disagi tipici della menopausa (vampate di calore, disturbi del sonno, dolori articolari, difficoltà di concentrazione, ansia) e delle problematiche vaginali e urinarie (irritazione e secchezza vaginale e dispareunia-dolore durante il rapporto sessuale, atrofia vaginale e disturbi urinari quali cistiti ricorrenti o urgenza e incontinenza urinaria). Una volta stabilito che la terapia ormonale può essere iniziata, andranno programmati controlli ginecologici annuali per la donna in terapia». 

TOS: quali sono i rischi e i benefici?

«L’utilizzo della terapia ormonale sostitutiva presenta rischi di tipo trombotico che possono includere un aumentato rischio di  trombosi venosa periferica fino, nei soggetti a rischio, all’embolia polmonare  – prosegue l’esperta -. Il rischio oncologico riguarda il tumore mammario: infatti nelle donne con familiarità importante si sconsiglia l’utilizzo della terapia sostitutiva oppure, nelle donne particolarmente sintomatiche, si programma per periodi di tempo brevi. Per questo motivo, la valutazione dello stato generale di salute della donna è fondamentale per decidere se prescrivere o meno la terapia ormonale, tenendo in considerazione il fatto che la TOS non è l’unica possibile terapia in menopausa. In termini di benefici, che si definiscono sistemici, la terapia ha un effetto sul sistema nervoso centrale che aiuta la donna a dormire meglio, avere un tono dell’umore stabile, migliora il trofismo (tono) cutaneo mantenendo la densità del collagene, oltre al trofismo genitale e vescicale, e al mantenimento della densità ossea».

Diversi farmaci, dosaggi e forme

«La terapia ormonale prevede la somministrazione di farmaci ormonali in formulazioni e dosaggi mirati – prosegue l’esperta -. Compresse, cerotti (terapia transdermica), gel o spray possono essere prescritti sulla base delle diverse esigenze della donna. Se la donna non è stata sottoposta a isterectomia (rimozione dell’utero), per la protezione endometriale viene in genere associato all’estrogeno anche il progestinico che può essere somministrato in varie forme. Nelle donne con pregressa endometriosi o in presenza di miomi sintomatici, la TOS non è controindicata ma il dosaggio va modulato caso per caso. Se invece i disturbi sono riferiti solo all’area genitale, con atrofia vulvo vaginale e conseguente dispareunia, possono essere prescritti preparati a base di acido ialuronico, estrogeni o androgeni per via vaginale, sotto forma di gel, creme oppure ovuli. La terapia transdermica (cerotti, gel o spray) è consigliata alle donne che presentano fattori di rischio quali ipertrigliceridemia, iperglicemia (diabete) o alle fumatrici». 

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